“Due
baritoni allo specchio in due teatri allo specchio”
è l’invito
rivolto sulle riviste del settore agli appassionati d’opera
per un doppio evento a cavallo del nuovo anno. Promotrice la
Bottega di Bel Canto, una accademia itinerante che fa studiare
le giovani voci liriche più meritevoli sotto la guida
del Maestro Roberto Coviello, per la tecnica
vocale e l’interpretazione,
e del maestro Loris Peverada, per la prassi esecutiva. I baritoni sono due giovanissimi elementi di pregio già notati
da Nausica Opera International la scorsa stagione, e selezionati
per Varano Opera; uno dei quali chiamato da Michele
Pertusi e
dal direttore artistico Yumi Anna Yaginuma anche per la recente
Tosca alla Rocca di Soragna. I due teatri sono agli antipodi. Il nuovissimo di Cannobio
(Verbania) e lo storico Comunale di Garlasco (Pavia).
Il secondo appuntamento al Teatro Martinetti di Garlasco,
sabato 1 maggio, recupererà la data inizialmente prevista per
il 23 gennaio e permetterà di continuare a ragionare sul
destino di due spazi per la lirica, l’ottocentesco Martinetti
di Garlasco (oggi recuperato a tutte le forme d’intrattenimento
tranne che all’opera, dal maldestro restauro che lo ha
privato della buca) e il teatro ligneo, nuovo di zecca, di Cannobio,
sul Lago Maggiore (non pensato per l’opera ma che, alla
conclusione dei lavori di edificazione, si rende assai disponibile
ad ospitare opera in scena). Proprio
in questa splendida località turistica piemontese
ai confini con la Svizzera il 19 dicembre si è tenuto
il primo dei due appuntamenti. Lì è stato eretto un auditorium di quasi
500 posti,
con un’acustica eccellente e dimensioni di palcoscenico,
spazi davanti alle prime file di platea e rapporti di livello
tra sala e palcoscenico che consentono di programmare anche il
grande repertorio in scena e con orchestra …senza che,
in sede di progetto la sala fosse stata immaginata per l’uso
operistico. Un caso, dunque! Fortuito.
Ed ora uno spazio da sfruttare.
La
serata, aperta interattivamente da un bel film con i titoli
di testa del concerto ed il suo programma
proiettati sul maxischermo
(di cui il teatro è dotato) ha visto alternarsi due “ragazzi” baritoni
all’inizio della carriera nei due opposti repertori a cui
la natura delle voci e la vis comica o l’inclinazione drammatica
li ha destinati.
Introdotti
dalla narrazione di Giuseppe Reggiori, che in parole adatte
anche ai numerosi giovani e neofiti accorsi
all’evento
ha spiegato le arie e i duetti interpretati, i due artisti si sono prodotti in una carrellata
di grandi arie del belcanto italiano da Rossini al primo Verdi,
infiammando la platea con risorse e doti effettivamente non comuni
per due ventitreenni.
Gonzalo
Ezequiel Moya, a dispetto del nome sudamericano, è un
italianissimo baritono “nobile” squisitamente (per
ora) donizettiano.
Ha sorpreso per la maturità interpretativa nella grande
scena di Severo dal Poliuto di Donizetti e per la linea di canto
tecnicamente evoluta e mai casuale. La voce, poi, pare di quelle
baciate dal Paradiso, per colore e rotondità.
Intenso in “Ah, per sempre io ti perdei”, ardente
nel duetto “dei colonnelli” dagli stessi Puritani,
ha dimostrato di aver ascoltato i consigli di Pertusi, che, durante
il Master di luglio a Varano de’ Melegari, lo aveva invitato
ad avanzare le posizioni emissive delle mezzevoci, fattesi, infatti,
oggi, omogenee e timbrate. Se saprà andar cauto, sfruttando il grande anticipo della
sua preparazione (che lo ha portato a quest’età già così attendibile)
per continuare a studiare con serena abnegazione, senza, cioè,
farsi prendere dalle ansie di una immediata carriera, avremo
tra non molto un baritono versato per tutto il repertorio del
primo Bruson.
Daniele
Piscopo, suo coetaneo, è un baritono brillante
dall’esaltante slargo del suono, dalla timbratura “alla
Juan Pons”, dal mordente del sillabato rapidissimo. In
più è un vero animale da palcoscenico, di contagiante
simpatia. Qualche fissità nei centri estremi è imputabile
ai difficili brani scelti dal repertorio buffo che, richiedendo
infallibilità tecnica e puntualità “svizzera”,
non perdonano un baritono volenteroso e dottissimo ma ancora,
tecnicamente, in fieri.
Gustoso nel “Gran peso sulla testa” dal Taddeo dell’Italiana
in Algeri, intelligente e ferrato sulla balbuzie del Tartaglia
nelle Maschere di Mascagni (eseguita come bis), addirittura cattivo
nella difesa della moglie Fiorilla, il suo Geronio (altro che
rincitrullito!) nel duetto “D’un bell’uso di
Turchia”, dove rivaleggia col machismo arrogante del Selim
di Moya. Bravo davvero!
Lo attendono, in sede didattica, l’approccio col cantabile
che permetterà, a mio avviso, di arrotondare nota per
nota dando definizione ad uno strumento così importante.
Marco
Borroni, altro bel musicista di primo pelo, ha accompagnato
al pianoforte l’intero spettacolo.
A Garlasco, il 1 maggio, la presentazione dello spettacolo
passerà a
Gigi Franchini.
Pino
Di Luino 22-12-2009 |