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Tosca - 7 Ottobre 2009 Rocca Meli Lupi Soragna

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E le voci non ci sarebbero più?

“Due baritoni allo specchio in due teatri allo specchio”

è l’invito rivolto sulle riviste del settore agli appassionati d’opera per un doppio evento a cavallo del nuovo anno. Promotrice la Bottega di Bel Canto, una accademia itinerante che fa studiare le giovani voci liriche più meritevoli sotto la guida del Maestro Roberto Coviello, per la tecnica vocale e l’interpretazione, e del maestro Loris Peverada, per la prassi esecutiva.

I baritoni sono due giovanissimi elementi di pregio già notati da Nausica Opera International la scorsa stagione, e selezionati per Varano Opera; uno dei quali chiamato da Michele Pertusi e dal direttore artistico Yumi Anna Yaginuma anche per la recente Tosca alla Rocca di Soragna.

I due teatri sono agli antipodi. Il nuovissimo di Cannobio (Verbania) e lo storico Comunale di Garlasco (Pavia).

Il secondo appuntamento al Teatro Martinetti di Garlasco, sabato 1 maggio, recupererà la data inizialmente prevista per il 23 gennaio e permetterà di continuare a ragionare sul destino di due spazi per la lirica, l’ottocentesco Martinetti di Garlasco (oggi recuperato a tutte le forme d’intrattenimento tranne che all’opera, dal maldestro restauro che lo ha privato della buca) e il teatro ligneo, nuovo di zecca, di Cannobio, sul Lago Maggiore (non pensato per l’opera ma che, alla conclusione dei lavori di edificazione, si rende assai disponibile ad ospitare opera in scena).

Proprio in questa splendida località turistica piemontese ai confini con la Svizzera il 19 dicembre si è tenuto il primo dei due appuntamenti. Lì è stato eretto un auditorium di quasi 500 posti, con un’acustica eccellente e dimensioni di palcoscenico, spazi davanti alle prime file di platea e rapporti di livello tra sala e palcoscenico che consentono di programmare anche il grande repertorio in scena e con orchestra …senza che, in sede di progetto la sala fosse stata immaginata per l’uso operistico. Un caso, dunque! Fortuito.
Ed ora uno spazio da sfruttare.

La serata, aperta interattivamente da un bel film con i titoli di testa del concerto ed il suo programma proiettati sul maxischermo (di cui il teatro è dotato) ha visto alternarsi due “ragazzi” baritoni all’inizio della carriera nei due opposti repertori a cui la natura delle voci e la vis comica o l’inclinazione drammatica li ha destinati.

Introdotti dalla narrazione di Giuseppe Reggiori, che in parole adatte anche ai numerosi giovani e neofiti accorsi all’evento ha spiegato le arie e i duetti interpretati, i due artisti si sono prodotti in una carrellata di grandi arie del belcanto italiano da Rossini al primo Verdi, infiammando la platea con risorse e doti effettivamente non comuni per due ventitreenni.

Gonzalo Ezequiel Moya, a dispetto del nome sudamericano, è un italianissimo baritono “nobile” squisitamente (per ora) donizettiano.
Ha sorpreso per la maturità interpretativa nella grande scena di Severo dal Poliuto di Donizetti e per la linea di canto tecnicamente evoluta e mai casuale. La voce, poi, pare di quelle baciate dal Paradiso, per colore e rotondità.
Intenso in “Ah, per sempre io ti perdei”, ardente nel duetto “dei colonnelli” dagli stessi Puritani, ha dimostrato di aver ascoltato i consigli di Pertusi, che, durante il Master di luglio a Varano de’ Melegari, lo aveva invitato ad avanzare le posizioni emissive delle mezzevoci, fattesi, infatti, oggi, omogenee e timbrate. Se saprà andar cauto, sfruttando il grande anticipo della sua preparazione (che lo ha portato a quest’età già così attendibile) per continuare a studiare con serena abnegazione, senza, cioè, farsi prendere dalle ansie di una immediata carriera, avremo tra non molto un baritono versato per tutto il repertorio del primo Bruson.

Daniele Piscopo, suo coetaneo, è un baritono brillante dall’esaltante slargo del suono, dalla timbratura “alla Juan Pons”, dal mordente del sillabato rapidissimo. In più è un vero animale da palcoscenico, di contagiante simpatia. Qualche fissità nei centri estremi è imputabile ai difficili brani scelti dal repertorio buffo che, richiedendo infallibilità tecnica e puntualità “svizzera”, non perdonano un baritono volenteroso e dottissimo ma ancora, tecnicamente, in fieri.
Gustoso nel “Gran peso sulla testa” dal Taddeo dell’Italiana in Algeri, intelligente e ferrato sulla balbuzie del Tartaglia nelle Maschere di Mascagni (eseguita come bis), addirittura cattivo nella difesa della moglie Fiorilla, il suo Geronio (altro che rincitrullito!) nel duetto “D’un bell’uso di Turchia”, dove rivaleggia col machismo arrogante del Selim di Moya. Bravo davvero!
Lo attendono, in sede didattica, l’approccio col cantabile che permetterà, a mio avviso, di arrotondare nota per nota dando definizione ad uno strumento così importante.

Marco Borroni, altro bel musicista di primo pelo, ha accompagnato al pianoforte l’intero spettacolo.
A Garlasco, il 1 maggio, la presentazione dello spettacolo passerà a Gigi Franchini.

Pino Di Luino 22-12-2009

 
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