L’AUREO BARITONO
25 anni di carriera di Marzio Giossi
Bagnara
di Romagna e’ una piccola oasi felice ad una
dozzina di chilometri da Imola. Il centro del paese e’ dominato
da una rocca assai ben conservata al cui interno si trova
un’interessante museo ordinato con metodo e precisione.
A pochi passi dal
castello s’erge la chiesa di Don Francesco
Bonello che s’affaccia su un grazioso ed invitante giardino.
Auditorium e museo dedicato a Mascagni sono nell’edificio
attiguo e Don Francesco e’ sempre
disponibile a spalancare la porta per visite collettive previo
accordo. Venticinque anni di carriera sono un traguardo augurabile
a chiunque ma non da tutti raggiunto o raggiungibile inoltre
occorre considerare in quali condizioni vocali ci s’arriva.
Grandissime voci, altrettanto conosciute e celebrate, hanno
cantato per decenni sull’onda degli entusiasmi suscitati
nei primi cinque o dieci anni dal debutto trascinandosi poi
penosamente sulle scene grazie all’affetto ed all’ostinazione
dei melomani, loro sostenitori, incantati dalla bellezza
naturale della voce ma ignari di tecnica vocale, in perenne
ma delusa attesa d’un impossibile resurrezione della
voce.
L’insigne Maestro
Mario Tonelli, tanti e tanti
anni fa, mi diceva: la voce puoi paragonarla ad una parete
imbiancata. Se la rispetti con adeguato studio e scelta
di repertorio, dando per scontata la buona salute, restera’ sempre
immacolata ma se l’oltraggi sara’ come se tu
facessi uno scarabocchio con un carboncino su d’essa.
Dopo un po’ di tempo la parete non sara’ piu
bianca ma grigia e infine nera! Non ho mai dimenticato
quell’esempio di tanti anni fa e troppevolte ho riscontrato
la validita’ delle parole del Maestro Tonelli.
Ricordo
Di Stefano all’epoca della tournee
in Grecia con la Callas entrambi alla ricerca d’una
impossibile resurrezione vocale. Fu nei primissimi anni
settanta che Di Stefano regisgtro’ un
disco di duetti con l,a Caballe’. Quando voglio farmi
male riascolto quel disco consumato con una Caballe’ strepitosa
nell’uso del suo magnifico strumento
a fianco del celeberrimo catanese che arranca tragicamente
abbandonato dalla meravigliosa voce d’un tempo. Anche
la splendida voce del catalano Carreras m’affascina
ma pure lui s’accontento’ percorrendo un cammino
simile a quello del siciliano di Motta Santa Anastasia
e invece di diventare l’unico, inimitabile Carreras
fini’ per
somigliare sempre piu’ a Di Stefano nella vocalita’ e
nelle scelte artistiche.
Se andiamo
a Roma a visitare il Colosseo abbiamo percezione dell’antica grandezza e
sentore di fasti lontani nel tempo ma siamo pur sempre davanti
ad una rovina! Oggi, se vogliamo comprendere e sentire come
cantavano i grandi belcantisti attivi tra la meta’ dell’ottocento
ed il periodo tra le due guere mondiali, peraltro gia’ inquinato
dal verismo, occorre entrare in quell’atmosfera rarefatta
entro la quale si dipana la lezione di canto del Baritono
Marzio Giossi!
Il canto
di Giossi e’ d’una perfezione
stilistica imbarazzante perche’, anche a “fargli
le pulci”, un v ero difetto non glie lo trovo. Penso
con curiosita’ a quel che ci fara’ ascoltare
tra 25 anni quando festeggera’ i 50 anni di carriera
sempre a Bagnara; naturalmente da Don Francesco! Sul fondo
del palcoscenico un grande sipario dipinto dallo scenografo
Lorenzo Giossi, figlio di Marzio, polarizzava gli sguardi
degli astanti. Alle arie d’opera interpretate da Giossi
s’alternavano interventi recitati, con vibrante ed
efficace espressività, dal bravo attore Edoardo Siravo.
Pur non essendo io un assiduo frequentatore delle stagioni
di prosa Siravo mi ha coinvolto oltre le mie aspettative.
Il pubblico ha gradito e accolto con entusiasmo la formula
proposta offrendo sempre calorosi applausi all’attore. Giossi ha “aperto le danze” con
la grande aria di Renato dal Ballo in Maschera. Voce ed emissione di questo
baritono ripropongono un belcantismo ottocentesco verdiano con echi che rimandano
al periodo immediatamente precedente profumando di Bellini e Donizetti. “eri
tu” esige una linea belcantista obbligata alla quale Giossi non si sottrae.
Il canto di Marzio segue una traccia elegante, stilisticamente assimilabile
alla vocalità chiara e maestra nel legato che ritroviamo nelle registrazioni
lasciate tra i solchi del vinile
Dal romano De Luca o dal veneto Galeffi. Venendo ai tempi nostri ricordo
soltanto Bruson al quale avvicinare Giossi ma faccio riferimento al Bruson
di alcuni
lustri fa. In che consiste “l’effetto Giossi” ? Questo Baritono,
alla fluidità delle note cantate unisce un dosaggio della espressività in
stretto rapporto con una sapiente efficacia dei fiati sempre perfettamente
controllati. Trovate oggi uno capace di fare le stesse cose!
Giossi
sa estrarre l’essenza dalla parola per costringerla prima nell’intenzione e
liberarla poi nella parola cantata. Nel suo Renato non v’e’ truculenza
ma il dolore del marito tradito ( così lui ritiene) dall’amatissima
moglie. L’interpretazione di Giossi rende pienamente il tormento, la
sofferente malinconia nell’abbandono al ricordo d’attimi irripetibili
perchè straziati dal tradimento. “o dolcezze perdute o memorie” e
dal canto di questo baritono si sprigionano emozioni arcane che affondano in
un romanticismo che appartiene al patrimonio comune delle forti emozioni.
Il
sacrificio del Marchese di Posa che s’immola per
l’amico fraterno,
l’infante di Spagna, è stata la seconda perla della preziosa
collana fatta di suoni che Giossi ha donato agli astanti. Una delle figure
più nobilmente
tratteggiate dal genio verdiano e’ quella di Rodrigo nel Don
Carlo.
E’ un
grande di Spagna ed intimo del Re più per il dipanarsi della vicenda
mentre l’amicizia che lo lega a Don Carlo e’ una forte scelta
emotiva. Più che del riscatto delle fiandre dal potere di Filippo
Rodrigo rimane vittima del legame che l’unisce all’infante. “ Regnare
tu dovevi ed io morir per te” così Rodrigo si rivolge a
Carlo ed oggi e’ rimasto solo Giossi a legare mirabilmente quei
suoni, quelle frasi così potentemente espressive nell’intenzione
dell’incomparabile
bussetano, realizzando compiutamente la pagina verdiana!
Negli
anni ‘50
trionfò nel ruolo del Marchese di Posa la stupenda voce di Ettore
Bastianini ma indimenticabile e indistruttibile rimane il ricordo di Bruson nel medesimo
ruolo viziato soltanto da una dizione afflitta dalle sue esse sibilanti. Eclissatasi
la stella di Bruson resta soltanto quella di Giossi a brillare nell’odierno
firmamento baritonale. La voce di giossi, mascherata ed estesa, dipinge un
grande di Spagna con morbide, dense volute sonore su ampie arcate di fiati
eccellendo nel legato, rendendolo oggi unico per purissima linea belcantista.
I suoi intendimenti estetici colgono sostanziale compimento in scelte interpretative
perdute o abbandonate dai più mentre in questo raffinato cantante sublimano
in un’opera di cesello dei suoni riconducibile a tempi lontani che con
Giossi rivivono rinnovandosi nella luminosa arte di questo isolato baritono.
Se il cantante non padroneggia alla perfezione l’uso del fiato e di conseguenza
della maschera non potrà mai sviscerare vocalmente le intenzioni espressive
dell’autore.
Il recitar
cantando, ariosi, arie e cabalette appartengono con sicurezza
al patrimonio belcantista di Giossi conquistato con l’umiltà di
colui che si fa servitore dell’arte ponendo al servizio d’uno studio
costante una mente brillante per intelligenza, sensibilità e cultura.
Giossi carpisce l’anima dell’ascoltatore e sa indurre a commozione
anche dove altri tralasciano o sorvolano colpevolmente non curandosi dell’acuto
finale che fa esplodere l’applauso se non nell’attimo in cui la
lettura glie l’impone senza mai farne un fine. Temperamento, signorilità,
raffinatezza lo caratterizzano in misura uguale all’umiltà che
esprime nell’approccio agli spartiti e con il suo prossimo chiunque esso
sia. Che dire ancora di Giossi: grazie per esserci!
Il concerto
a Bagnara e’ stato
strepitoso; un incontro con l’arte del belcanto al massimo livello espressivo.
Devo aggiungere che Giossi s’e’ avvalso della prestigiosa presenza
al pianoforte dell’illustre Maestro Leone Magiera. Dire che il gradimento
e l’entusiasmo dei presenti era alle stelle non rende compiutamente lo
stato d’animo del pubblico. Ritengo doveroso ricordare che la serata
non ha avuto termine a fine concerto ma vi e’ stato un seguito conviviale.
Un caldo
e sincero applauso alle cuoche e un vivo ringraziamento
alla signora Margherita. Senza il prodigarsi di Margherita,
che dispensa sorrisi, attenzioni
e cortesia tutto avrebbe brillato meno fulgidamente. Sensibilità e intelligenza
d’una persona si misurano anche sulla sua capacità di celiare
con grazia e leggerezza e Margherita ha un sorriso nel quale si specchiano
femminilità e intelligenza. Grazie a tutti con l’augurio di rivederci
tantissime volte da qui al cinquantennale della carriera di Marzio.