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 Tosca - 7 Ottobre 2009 Rocca Meli Lupi Soragna

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Interviste Articoli e Recensioni 2010

Guestbook Nausica  
  Domenica 23 Maggio 2010

L’AUREO BARITONO 25 anni di carriera di Marzio Giossi

Bagnara di Romagna e’ una piccola oasi felice ad una dozzina di chilometri da Imola. Il centro del paese e’ dominato da una rocca assai ben conservata al cui interno si trova un’interessante museo ordinato con metodo e precisione. A pochi passi dal castello s’erge la chiesa di Don Francesco Bonello che s’affaccia su un grazioso ed invitante giardino. Auditorium e museo dedicato a Mascagni sono nell’edificio attiguo e Don Francesco e’ sempre disponibile a spalancare la porta per visite collettive previo accordo. Venticinque anni di carriera sono un traguardo augurabile a chiunque ma non da tutti raggiunto o raggiungibile inoltre occorre considerare in quali condizioni vocali ci s’arriva. Grandissime voci, altrettanto conosciute e celebrate, hanno cantato per decenni sull’onda degli entusiasmi suscitati nei primi cinque o dieci anni dal debutto trascinandosi poi penosamente sulle scene grazie all’affetto ed all’ostinazione dei melomani, loro sostenitori, incantati dalla bellezza naturale della voce ma ignari di tecnica vocale, in perenne ma delusa attesa d’un impossibile resurrezione della voce.

L’insigne Maestro Mario Tonelli, tanti e tanti anni fa, mi diceva: la voce puoi paragonarla ad una parete imbiancata. Se la rispetti con adeguato studio e scelta di repertorio, dando per scontata la buona salute, restera’ sempre immacolata ma se l’oltraggi sara’ come se tu facessi uno scarabocchio con un carboncino su d’essa. Dopo un po’ di tempo la parete non sara’ piu bianca ma grigia e infine nera! Non ho mai dimenticato quell’esempio di tanti anni fa e troppevolte ho riscontrato la validita’ delle parole del Maestro Tonelli. Ricordo Di Stefano all’epoca della tournee in Grecia con la Callas entrambi alla ricerca d’una impossibile resurrezione vocale. Fu nei primissimi anni settanta che Di Stefano regisgtro’ un disco di duetti con l,a Caballe’. Quando voglio farmi male riascolto quel disco consumato con una Caballe’ strepitosa nell’uso del suo magnifico strumento a fianco del celeberrimo catanese che arranca tragicamente abbandonato dalla meravigliosa voce d’un tempo. Anche la splendida voce del catalano Carreras m’affascina ma pure lui s’accontento’ percorrendo un cammino simile a quello del siciliano di Motta Santa Anastasia e invece di diventare l’unico, inimitabile Carreras fini’ per somigliare sempre piu’ a Di Stefano nella vocalita’ e nelle scelte artistiche.

Se andiamo a Roma a visitare il Colosseo abbiamo percezione dell’antica grandezza e sentore di fasti lontani nel tempo ma siamo pur sempre davanti ad una rovina! Oggi, se vogliamo comprendere e sentire come cantavano i grandi belcantisti attivi tra la meta’ dell’ottocento ed il periodo tra le due guere mondiali, peraltro gia’ inquinato dal verismo, occorre entrare in quell’atmosfera rarefatta entro la quale si dipana la lezione di canto del Baritono Marzio Giossi!

Il canto di Giossi e’ d’una perfezione stilistica imbarazzante perche’, anche a “fargli le pulci”, un v ero difetto non glie lo trovo. Penso con curiosita’ a quel che ci fara’ ascoltare tra 25 anni quando festeggera’ i 50 anni di carriera sempre a Bagnara; naturalmente da Don Francesco! Sul fondo del palcoscenico un grande sipario dipinto dallo scenografo Lorenzo Giossi, figlio di Marzio, polarizzava gli sguardi degli astanti. Alle arie d’opera interpretate da Giossi s’alternavano interventi recitati, con vibrante ed efficace espressività, dal bravo attore Edoardo Siravo. Pur non essendo io un assiduo frequentatore delle stagioni di prosa Siravo mi ha coinvolto oltre le mie aspettative.

Il pubblico ha gradito e accolto con entusiasmo la formula proposta offrendo sempre calorosi applausi all’attore. Giossi ha “aperto le danze” con la grande aria di Renato dal Ballo in Maschera. Voce ed emissione di questo baritono ripropongono un belcantismo ottocentesco verdiano con echi che rimandano al periodo immediatamente precedente profumando di Bellini e Donizetti. “eri tu” esige una linea belcantista obbligata alla quale Giossi non si sottrae. Il canto di Marzio segue una traccia elegante, stilisticamente assimilabile alla vocalità chiara e maestra nel legato che ritroviamo nelle registrazioni lasciate tra i solchi del vinile Dal romano De Luca o dal veneto Galeffi. Venendo ai tempi nostri ricordo soltanto Bruson al quale avvicinare Giossi ma faccio riferimento al Bruson di alcuni lustri fa. In che consiste “l’effetto Giossi” ? Questo Baritono, alla fluidità delle note cantate unisce un dosaggio della espressività in stretto rapporto con una sapiente efficacia dei fiati sempre perfettamente controllati. Trovate oggi uno capace di fare le stesse cose!

Giossi sa estrarre l’essenza dalla parola per costringerla prima nell’intenzione e liberarla poi nella parola cantata. Nel suo Renato non v’e’ truculenza ma il dolore del marito tradito ( così lui ritiene) dall’amatissima moglie. L’interpretazione di Giossi rende pienamente il tormento, la sofferente malinconia nell’abbandono al ricordo d’attimi irripetibili perchè straziati dal tradimento. “o dolcezze perdute o memorie” e dal canto di questo baritono si sprigionano emozioni arcane che affondano in un romanticismo che appartiene al patrimonio comune delle forti emozioni.

Il sacrificio del Marchese di Posa che s’immola per l’amico fraterno, l’infante di Spagna, è stata la seconda perla della preziosa collana fatta di suoni che Giossi ha donato agli astanti. Una delle figure più nobilmente tratteggiate dal genio verdiano e’ quella di Rodrigo nel Don Carlo. E’ un grande di Spagna ed intimo del Re più per il dipanarsi della vicenda mentre l’amicizia che lo lega a Don Carlo e’ una forte scelta emotiva. Più che del riscatto delle fiandre dal potere di Filippo Rodrigo rimane vittima del legame che l’unisce all’infante. “ Regnare tu dovevi ed io morir per te” così Rodrigo si rivolge a Carlo ed oggi e’ rimasto solo Giossi a legare mirabilmente quei suoni, quelle frasi così potentemente espressive nell’intenzione dell’incomparabile bussetano, realizzando compiutamente la pagina verdiana!

Negli anni ‘50 trionfò nel ruolo del Marchese di Posa la stupenda voce di Ettore Bastianini ma indimenticabile e indistruttibile rimane il ricordo di Bruson nel medesimo ruolo viziato soltanto da una dizione afflitta dalle sue esse sibilanti. Eclissatasi la stella di Bruson resta soltanto quella di Giossi a brillare nell’odierno firmamento baritonale. La voce di giossi, mascherata ed estesa, dipinge un grande di Spagna con morbide, dense volute sonore su ampie arcate di fiati eccellendo nel legato, rendendolo oggi unico per purissima linea belcantista. I suoi intendimenti estetici colgono sostanziale compimento in scelte interpretative perdute o abbandonate dai più mentre in questo raffinato cantante sublimano in un’opera di cesello dei suoni riconducibile a tempi lontani che con Giossi rivivono rinnovandosi nella luminosa arte di questo isolato baritono. Se il cantante non padroneggia alla perfezione l’uso del fiato e di conseguenza della maschera non potrà mai sviscerare vocalmente le intenzioni espressive dell’autore.

Il recitar cantando, ariosi, arie e cabalette appartengono con sicurezza al patrimonio belcantista di Giossi conquistato con l’umiltà di colui che si fa servitore dell’arte ponendo al servizio d’uno studio costante una mente brillante per intelligenza, sensibilità e cultura. Giossi carpisce l’anima dell’ascoltatore e sa indurre a commozione anche dove altri tralasciano o sorvolano colpevolmente non curandosi dell’acuto finale che fa esplodere l’applauso se non nell’attimo in cui la lettura glie l’impone senza mai farne un fine. Temperamento, signorilità, raffinatezza lo caratterizzano in misura uguale all’umiltà che esprime nell’approccio agli spartiti e con il suo prossimo chiunque esso sia. Che dire ancora di Giossi: grazie per esserci!

Il concerto a Bagnara e’ stato strepitoso; un incontro con l’arte del belcanto al massimo livello espressivo. Devo aggiungere che Giossi s’e’ avvalso della prestigiosa presenza al pianoforte dell’illustre Maestro Leone Magiera. Dire che il gradimento e l’entusiasmo dei presenti era alle stelle non rende compiutamente lo stato d’animo del pubblico. Ritengo doveroso ricordare che la serata non ha avuto termine a fine concerto ma vi e’ stato un seguito conviviale.

Un caldo e sincero applauso alle cuoche e un vivo ringraziamento alla signora Margherita. Senza il prodigarsi di Margherita, che dispensa sorrisi, attenzioni e cortesia tutto avrebbe brillato meno fulgidamente. Sensibilità e intelligenza d’una persona si misurano anche sulla sua capacità di celiare con grazia e leggerezza e Margherita ha un sorriso nel quale si specchiano femminilità e intelligenza. Grazie a tutti con l’augurio di rivederci tantissime volte da qui al cinquantennale della carriera di Marzio.


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Tosca - 7 Ottobre 2009 Rocca Meli Lupi Soragna

 
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