Le
nostre opere, che noi chiamiamo fotoinstallazioni, sono il
risultato di due differenti esperienze
creative; la fotografia
e l’architettura per Carlo Antonelli e la pittura e la
scultura per Simone Zoccheddu. Questa fusione ha generato una
figura artistica nuova, una “terza
persona” che rappresenta non solo la somma dei modi operandi
di Carlo e di Simone, ma che sia da essi scorporabile, un’entità cioè valutabile
esclusivamente per il proprio prodotto artistico. La necessità di dare un nome a questa nuova persona è dovuta
al fatto che le opere eseguite non possono essere attribuite
né a Carlo né a Simone ma appunto solamente a Carol
Dodo. Carol Dodo è il nome che
rappresenta questo modo di realizzare opere, una collaborazione
iniziata nel 2000 che ha prodotto fotoinstallazioni,
sculture, scenografie e video. Il nome è volutamente di donna, infatti, all’inizio
della nostra collaborazione, ci siamo trovati spesso a criticare
tutte quelle opere che cercano lo scandalo ad ogni costo, trascurando
spesso il contenuto e la forma in favore della spettacolarità,
del clamore che seguito da troppe critiche, spesso ipocrite,
determina la fama dell’esecutore dell’opera, mentre
il nostro intento è quello di parlare con un linguaggio
che sia aderente alle tradizioni artistiche, che possa essere
compreso su più piani, che non si esaurisca in un solo
momento, ma che racconti più di un’esperienza. Proprio
osservando la produzione d’arte contemporanea ci siamo
accorti che questo tipo di linguaggio è particolarmente
usato dalle donne e per questo abbiamo deciso di rendere donna
questa entità artistica. Il nostro modo di lavorare non
ha un preciso punto di partenza: un’immagine, un pensiero, un’esperienza, un confronto,
non poniamo limiti all’intuizione generatrice, mentre sul
metodo lavorativo siamo molto rigorosi procedendo come si procede
per la realizzazione di un quadro: schizzi e progetti precedono
la parte dedicata ai sopralluoghi nei posti dove le nostre scenografie
verranno installate, foto e rendering vengono eseguiti per la
scelta della luce e le prospettive, poi vengono realizzate le
scenografie avvalendoci di ogni tipo di materiale: legno, plastica,
ferro, cartone, gomma e tutto faccia al caso nostro. La foto che viene scelta per
essere stampata è il risultato
di molte prove eseguite dopo l’installazione della scenografia,
molte attese per ottenere la giusta luce, valutazioni sulle scelte
prospettiche fatte in fase di progetto e la selezione di un solo
negativo tra la moltitudine di scatti che accompagna ogni nostro
lavoro. La scelta di usare lo stucco
come neutrale dei soggetti ha valore di estrapolazione, di
diversificazione ma anche di rappresentazione
e annullamento della funzione primaria dell’oggetto, che
così diventa rappresentativo dell’idea; lo stucco
non annulla solo il colore specifico, ma ne altera anche la forma. Questo materiale lo ritroviamo
anche sulla cornice dove diventa tangibile, unione reale alla
rappresentazione fotografica, vero
e non solo descritto, rendendo completa l’opera e rendendola
unica come una cera lacca a sigillo della lettera.
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