XVIII
Marzo 2008
Al
teatro Comunale di Carpi, ieri sera, diciotto Marzo, hanno
assegnato il premio Matassa
d’Oro 2007 al tenore Fabio
Armiliato nel corso d'un concerto in suo onore. Al
pianoforte il M° Paolo Andreoli ha accompagnato gli artisti
in moda eccellente offrendo la saldezza di una comprovata professionalità. Fatto,
inconsueto in un concerta lirico la presenza dell'Ensamble italiano:
trio costituito dal flauto di Matteo Ferrari, dalla
chitarra di Luigi Verrini e dal violino di Gentjan
Liukaci. Questo
trio ha eseguito una trascrizione per i suddetti tre strumenti
di una notissima pagina rossiniana
dal Barbiere di
Siviglia e un adattamento del Coro del Nabucco che ha suscitato
applausi e consensi unanimi in verità meritati.
Le voci che: hanno dato vita alla parte lirica del concerto
erano quelle del baritono bolognese d'adozione, Marzio
Giossi,
del mezzosoprano Sabina Willeit e del soprano Alessandra
Rezzo. Complessivamente è stata una, bella serata nella quale
il baritono Giossi ha esordito con "cortigiani vil razza
dannata", aria ostica e per nulla agevole, anche se, come
per questa artista, si possiedono solide basi tecniche e stilistiche. In
quest'aria s'alternano momenti in cui il canto deve fluire a
fior di labbra oppure "esplodere" con veementi accenti
d’ira e vibrante espressività accorata e tutto questo
va sempre cantata e mai declamato.
Occorre
un baritono che padroneggi il canto a fior di labbra e o che
abbia facilità nel registro. acuto così da
emettere acuti pieni e facili con inalterato nitore timbrico. Assai
difficile da rendere è questo personaggio Verdiano
che, dopo l'avvento del verismo, è stato consegnato troppo
spessa a baritoni dotati di forti densità sonore, dal
timbro scuro, inchiostroso, ma spesso in difficoltà nel
canto: legato e negli acuti e non si potrà mai rendere
al pubblico il reale senso della pagina Verdiana se non si hanno
le caratteristiche e le capacità tecniche evidenziate
da Marzio Giossi.
Rigoletto
sulla scena veste i panni del buffone nei quali la vicende
scenica pare confinarlo
mentre, in realtà, è padre
umanissimo e Giossi attinge ad una ricca tavolozza di colori
sapientemente misurati sulla stessa lunghezza d'onda dei grandi
del passato e , pensando al suo canto, non è difficile
ricordarsi di Galeffi o del romano De Luca. L'aria d'esordio
affrontata nel concerto di ieri sera da Marzio Giossi basta,
e avanza per comprendere il calibro dell'artista bolognese d'adozione
e bergamasco per nascita nei cui confronti va la riconoscenza
del pubblico e di chiunque si trova ad avere la fortuna d'ascoltarlo.
Gradevolissima
sorpresa il mezzosoprano Sabina Willeit che spero non me ne
vorrà se confesso di averla conosciuta soltanto
ieri sera. Questa giovane ha mostrato doti artistiche di primo
piano rivelando un canto sicuro, correttamente impostato ed una
maturità interpretativa ragguardevole. Apprezzabilissima
l’aria dalla Saffo ed eccellente la sua interpretazione
della Leonora di Guzman Donizettiana. Questa razza sa cantare
con buona tecnica d'emissione, ricchezza di colori, lega, sfuma
e non teme gli acuti: è un piacere ascoltarla. Possiede:
una bella voce di mezzosoprano cantabile particolarmente vocata
al repertorio squisitamente lirico e l'unico vero rischio che
può correre è "sforare" nel repertorio,
accostandosi a personaggi che richiedono spessori vocali d'altra
tempra. Sarebbe un peccato se lo facesse però da come
canta s'evince una ragguardevole intelligenza interpretativa
che dovrebbe metterla al sicuro. da pericolose sirene. La Willeit
evidenzia un fraseggio eloquente ed incisivo con accenti d'espressione
che nell’ grande aria della Eboli nel Don Carlo trovano
equilibrato compendio in un canto pregevolmente ricco di colori
e slancio. Tutta l'aria s'è dipanata con intensa espressività e
solo nel finale m'è sembrato di percepire un senso di
difficoltà apparentemente da ricondurre ad un dosaggio
dei fiati non perfettamente misurato sulle ampie arcate del fraseggio
che precede il finale dell'aria.
Complimenti
Sabina è stato.
un piacere ascoltarti!
Voce
notevole quella del soprano Alessandra Rezza che si segnalo
per ampiezza nel centro e densa
spessore. Il registro centrale è il
cardine sul quale poggia la vocalità di questo soprano
di buona professionalità. Il limite, questa bella voce,
lo trova nel registro grave esiguo e disomogeneo rispetto al
resto della gamma di suoni e negli acuti in verità problematici.
Il
mia tenore prédiletto era e rimarrà per sempre
Alfredo Kraus nel repertorio lirico leggero. Per motivi anagrafici
personali mi è stato possibile ascoltare Franco Corelli
nei primissimi anni settanta quando, ventenne, m'accostai al
teatro d'opera. Lo ascoltai in Arena ed a Parma in ruoli che
s'attagliavano perfettamente alla grande indimenticabile arte
di Corelli: Carmen,
Ernani e Norma. Corelli non aveva mai bisogno di sbracciarsi
in scena: gli bastava il canto!
Il mio terzo tenore prediletto Carlo Bergonzi che ha saputo
eccellere in tutto quel che ha cantato dal secondo debutto al
Petruzzelli, fino all'ultima volta che ha calcato la scena. Mi
si dica pure che Bergonzi non aveva voce particolarmente squillante,
mi si dica ancora
che negli acuti pareva non "sfogare" in
alto, s'aggiunga che con un bel, grembiule bianco addosso lo
si poteva scambiare per il salumiere del negozio dietro l'angolo
ma Bergonzi è e resterà sempre una delle supreme
e superbe manifestazioni della voce tenorile di tutti i tempi.
In
famiglia lo chiamiamo, io ed i miei figli, con il nome di battesimo!
Per noi quando si
dice Carlo è Carlo Bergonzi
!!! Grazie Maestro! Detto quanto sopra non dirò una sola
parola sul tenore premiato a Carpi l'altra sera. Ognuno tragga
da ciò le conclusioni che meglio gli aggradano!
Roberto Busani
|