CONCERTO
al TEATRO RUGGERI di GUASTALLA 28 NOVEMBRE 2009
Ieri
sera ho assistito ad un concerto singolare per il repertorio
scelto: Rossini e Donizetti nell'opera buffa. Simile scelta
invero assai interessante poteva potenzialmente rivelarsi
rischiosa in termini di risposta da parte del pubblico assuefatto
a Verdi, Puccini, Mascagni, Giordano e Leoncavallo.
Il
teatro era quasi al completo ed il pieno successo della serata
e'
stato sancito dagli applausi che hanno accompagnato gli
artisti nel corso delle loro interpretazioni. La serata e'
scivolata
tra il dipanarsi d'arie e duetti tratti da opere del grande
pesarese e dell'ineguagliabile bergamasco interpretate
da cantanti che hanno fornito prova risolta in modo non soltanto
convincente ma, in alcuni momenti, entusiasmante. Arie,
duetti
e terzetti si sono alternati, con scelta mirata ed assai
efficace, a variazioni operistiche per flauto e pianoforte.
Colonna
portante nel concerto, come sempre accade quando è presente, Agnese Ferrari ha
steso un tappeto armonico, con il suo strumento, il pianoforte,
sul quale hanno trovato
consolidata certezza i cantanti che si sono succeduti nel
corso della serata. Validissimo apporto al successo finale
e' stato dato dal flauto di Felice Santelli e
non può essere
una nota uscita “storta” a porre in discussione
una prestazione artistica di vero rilievo nell'economia complessiva
della serata. Nelle variazioni sui temi da il barbiere di
Siviglia e nella grande fantasia sull'opera elisir d'amore
la Ferrari e Santelli hanno acceso il pubblico che ha risposto
con fragorosi e lunghi applausi all'esecuzione dei due strumentisti.
Ha
fatto seguito il Bs. Francesco Azzolini che
ha “aperto” la
parte vocale con una interpretazione della Calunnia, la celeberrima
aria di Don Basilio dal Barbiere, che ha trascinato il pubblico
in un applauso che non esprimeva soltanto apprezzamento ed
ammirazione. Questo basso e' una eccellente incarnazione
del cantante attore d'altri tempi così come oggi raramente
s'ha occasione d'ascoltare. Alle eccellenti doti artistiche
unisce doti umane di semplicità e autentico spirito
di servizio nei confronti dell'arte che Azzolini mostra di
saper onorare degnamente a differenza di molti altri che
perdono presto per strada la capacità d'autocritica
e l'umiltà'! La vocalità di questo basso cantabile
particolarmente adatto al repertorio buffo spazia dal grave
all'acuto con omogeneo dipanarsi tra i registri senza soluzione
di continuità. Ascoltarlo e' puro piacere per il melomane.
Si muove sulla scena con misurato garbo ed adeguata mimica
e gestualità in felice connubio con l'espressività del
canto. Se tento un accostamento con un mostro sacro del nostro
tempo mi sovviene il nome di Enzo Dara e
se vado con la memoria, guidata dalle registrazioni dell'epoca,
al periodo tra le
due guerre, penso di poter tranquillamente citare senza
poter essere smentito il baritono belga Armand Crabbé. Oggi
Crabbé lo ricordano in pochi ma se lo s'ascolta si
comprende perchè alcuni raffinati melomani del tempo
lo definivano il Tito Schipa dei baritoni!!!! Se qualcuno
avesse dubbi vada a teatro ad ascoltarsi l'Azzolini! Letteralmente
entusiasmante il duetto “cheti cheti immantinente” interpretato
dal Bs Azzolini e dal Br brillante Daniele Piscopo:
Tra poche righe non sarà del tutto agevole parlare
del Br Piscopo perchè in larga misura per lui, che
ha soltanto 23 anni, valgono le stesse considerazioni fatte
per il suddetto
Azzolini! Azzolini ha poi interpretato duetti e terzetti sempre con medesima
efficacia suscitando l'entusiasmo incondizionato
del pubblico ma la sua interpretazione della grande aria
di Dulcamara ha coronato una prestazione che affermare
essere stata di autentico rilievo artistico forse può apparire
riduttivo!
L'altro
grosso calibro vocale della bella serata al Ruggeri di Guastalla è stato
il baritono Daniele
Piscopo che attualmente rappresenta la più interessante
promessa del teatro d'opera degli ultimi anni da me ascoltato.
Anche
questo ragazzo è una cornucopia di promesse
e su lui grava il peso di mantenerle negli anni futuri. Piscopo è persona
dotata di grande intelligenza artistica e so che di lui s'occupa
il Maestro Coviello pertanto la certezza che sia in ottime
mani non manca! La voce del Piscopo scorre morbida brillante
e fluida nei vari registri dove realizza con intensa efficacia
nel medio e nell'acuto. Soltanto nell'esecuzione dell'aria
di Belcore “come Paride vezzoso” il Piscopo ha
palesato un paio di note nel grave che vanno “assestate” ed
alle quali occorre dare rotondità e spessore affinché trovino
la corretta omogeneità nell'emissione che scivola
con facilità . La mia impressione è che, essendo
l'appoggio nel medio e nell'acuto e nelle prime note del
grave accertato e sicuro, quando scende perda in parte la
corretta posizione delle corde però la mia è soltanto
un azzardo d'ipotesi stando che non sono medico e neppure
insegno pertanto non sono certo della diagnosi e comunque
non conosco la cura! Il peccato in se è veniale e
il Piscopo ha tutto il tempo e sicuramente i mezzi per porvi
rimedio. Con l'aria di Taddeo da Italiana in Algeri Piscopo
ha fatto opera di cesello. Questo giovane usa la voce così come
il pittore usa il pennello e trae con efficace espressività da
una oltremodo ricca tavolozza di tinte appropriate e ben
dosate. Chissà che ci attende quando studierà il
ruolo di Don Bartolo!!!! Fraseggia con giusti accenti, lega,
alleggerisce, sfuma e quando e' il momento scala il pentagramma
con apparente facilità e, poichè non e' per
nulla semplice farlo, dimostra una maturità ed un
bagaglio tecnico di prim’ordine! E' un autentica
soddisfazione ascoltarlo mentre agisce sul palcoscenico
per il nostro piacere!
Altra
graditissima presenza e felice ritorno sul palcoscenico del
Ruggeri è stata quella del soprano Eleonora
Rossi che non sentivo da tempo? Questo giovane soprano, assai dotato
naturalmente oggi dimostra di essere impegnata in un virtuoso
percorso che sta dando ottimi risultati. Come il quasi coetaneo
Piscopo anche questa ragazza è nata per cantare portandosi
dietro la maledizione del cantante che si trova in gola il
dono della voce teatrale, nel caso in questione tra l'altro
assai bella, e, credetemi, trattasi d'autentica croce e delizia!
La Rossi ha esordito con l'aria di Rosina che non e' propriamente
parte del suo repertorio ma pur palesando un certo disagio
ne e' uscita dignitosamente. Gradevolissima l'interpretazione
della Rossi che ha duettato con il flauto di Felice Santelli
nel “duetto buffo di due gatti” che ha divertito
il pubblico. In “tornami a dir che m'ami” la
voce della Rossi ha preso a fluire morbida e scintillante
con garbo e ammaliante dolcezza non facilitata dal tenore
che stentava a “carburare”! Superati entrambi
i primi momenti d'incertezza il risultato finale ha riscosso
l'approvazione del pubblico. Le attese che questo soprano
suscita al momento sono tante e i segnali d'una progressione
virtuosa sono chiari e precisi pertanto in bocca al lupo
Eleonora e rammenta sempre che il teatro d'pera e' un po'
il bosco di Cappuccetto rosso soltanto che di lupi non ne
troverai uno ma tanti!
Le
parti tenorili erano affidate a Roberto Costi.