LA
DECRESCITA FELICE di
Michael Di Gregorio I.P.S. Giordani ISISS (Parma)
Ho scelto questo argomento in
quanto sono rimasto affascinato dalla sua complessità e
dai principi da cui è ispirato, in prima istanza vorrei
dire che solo recentemente sono venuto a conoscenza di questo
tema, grazie alla disponibilità e la passione nel trasmettere
cultura dei docenti di questo istituto che mia hanno accompagnato
fina a qui.
Devo essere sincero, penso di aver affrontato
questo argomento, meritevole di approfondimenti, forse troppo
superficialmente,
infatti dalla mia ricerca è emerso che è possibile
approfondire e ricavare tantissime notizie in merito, io mi
sono limitato a quanto (a mio parere) è stato più importante
evidenziare, dando alcuni esempi pratici di applicazione della
tesi.
Vorrei avvertire che quanto scritto, deve essere
compreso soggettivamente, in quanto solo una più ampia analisi,
trattata con metodo “diciamo scientifico” espressione
quindi di dati oggettivi, porterebbe dare il vero senso di
quanto espresso; i contenuti sono apolitici e trattati senza
adottare un’espressioni troppo tecnica.
Il titolo “la
decrescita felice” e’ lo slogan
di alcune associazioni che si occupano di divulgare ed espandere
la consapevolezza e le peculiarità di questa corrente
di pensiero; questo titolo mi sembrava appropriato per iniziare
l’analisi di questi nuovi ambiti sociali motivato anche
dalla curiosità che suscita in un suo primo impatto.
Quando si pensa a decrescita, oggi, si tende
a pensare a fattori negativi, dando uno sguardo nell’ insieme di parole dello
stesso campo semantico. “Decrescita” qui, come
trattata, significa solamente “processo opposto di crescita” in
area prevalentemente economica “Felice”, perché guardare
la decrescita sotto altri punti di vista, può essere
considerata fattore positivo per il raggiungimento del benessere
comune, socialmente parlando; cercherò in seguito di
entrare più nel dettaglio come strumento di comprensione
di queste nuove ipotesi e scenari sociali.
INDICE
Introduzione
all’argomento - Cos’è la “Decrescita
Felice” - la
definizione - Come
si sta diffondendo nel mondo l’ideologia della
decrescita - dalla
filosofia al movimento -
origini del movimento - Il
movimento in Italia (MDF) - brevi
cenni storici -
il simbolo -
le attività - Il
movimento in Europa e nel mondo - The
Club of Rome e le origini del movimento -
EBBF -
La conferenza al Parlamento Europeo del
16 Aprile 2009 e le
dichiarazioni di Francois Schneider -
Le proposte del movimento - linee
guida
La DECRESCITA FELICE
Considerare la decrescita come una condizione felice può sembrare
una contraddizione, ma in realtà indica un nuovo sistema
di valori e una prospettiva economica e produttiva finalizzata
allo sviluppo di tecnologie che frenino la catastrofe ambientale
causata dai processi produttivi. La decrescita non è una
rinuncia, una riduzione del benessere, un ritorno al passato;
potrebbe esser vista piuttosto come una scelta consapevole,
un miglioramento della qualità della vita, una rispettosa
attenzione per il futuro. La sobrietà non è solo
uno stile di vita, ma una guida per la ricerca scientifica.
La decrescita è un tributo all’ozio, alla lentezza
e alla durata. Così e’ introdotta in una pagina
di un blog dedicata a Maurizio Pallante, fondatore e Presidente
dell’associazione Decrescita Felice.
COSE’ LA
DECRESCITA FELICE
Il principio cardine della decrescita è la riduzione
della quantità di merci e servizi acquistati dalle società attivabile
in tre modi. Il primo consiste nell’autoproduzione e
nella fornitura autonoma dei servizi, (ad esempio quelli alla
persona, come la cura dei propri figli e dei propri vecchi)
e il tempo per farlo si ricaverebbe da quello sottratto al
lavoro salariato. Il secondo nello scambio non commerciale,
basato sul dono reciproco con i propri familiari, (della famiglia
allargata), vicini ed amici, cosa che permetterebbe anche un
rafforzamento dei legami sociali. Un esempio a questo proposito è quello
delle banche del tempo, in cui le persone mettono reciprocamente
a disposizione le proprie conoscenze, professionalità e
capacità ed il loro tempo. Il terzo, per i beni che
non è possibile ottenere con queste modalità,
vale la regola della sobrietà e del prediligere beni
prodotti nel rispetto dell’ambiente ed in zona, a chilometri
zero e quindi venduti lungo filiere corte, con il vantaggio
di veder aumentare la qualità dei propri consumi non
necessariamente aumentandone il costo. Dunque il nuovo sistema
di valori, a cui sopra si fa riferimento, predilige una vita
al rispetto della terra e delle persone che la popolano senza
discriminazione di sesso e di razza. Altri vantaggi delle pratiche
sopra citate e di questi tre valori sono: risparmio economico
quindi meno necessità di dedicare tempo al lavoro retribuito,
meno utilizzo di risorse energetiche quindi riduzione di emissioni
di CO2 e in fine riduzione dei rifiuti quindi maggiore attenzione
alla salvaguardia dell’ambiente. È anche vero
che in questo modo e sotto il punto di vista capitalistico
la domanda di beni e servizi si ridurrebbe notevolmente quindi
meno beni prodotti industrialmente, più disoccupazione
e abbassamento del PIL. Infatti una delle teorie fondamentali è basata
sulla generalità e coordinamento delle attività della
decrescita per non rischiare di cadere nella recessione con
la crescita dell’inflazione. Per far sì che a
livello globale la decrescita possa avvenire, la rinuncia deve
essere vista come rinuncia “felice”, rinuncia di
uno stile di vita, che è geneticamente radicato nella
nostra cultura, basato sullo scambio tramite moneta per ogni
bene e servizio, gonfiando i profitti di coloro che hanno già visto
i frutti del sistema capitalistico. Il benessere per una vita
più salutare, più vicina all’ambiente,
alla natura alle persone e alla società.
COME
SI STANNO DIFFONDENDO NEL MONDO L’IDEOLOGIA
DELLA DECRESCITA
L’ideologia della Decrescita Felice, toccando gli argomenti
economici, sociali ed ambientali, fa pensare a un vero e proprio
Movimento filosofico-culturale; negli ultimi anni, personalità di
nazionalità diverse si preoccupano di rendere consapevole
la società dei meccanismi innescati dal sistema capitalista
e avvertono delle sue potenziali conseguenze dannose; si preoccupano
di istruire persone, imprenditori ed esponenti politici sui
vantaggi derivati da questa dottrina. I teorizzatori pre-annunciano
catastrofi ambientali ed economiche per il prossimo futuro,
predizioni che in parte si sono già verificate, vediamo
la crisi economica finanziaria di quest’anno e i dati
rilevati sui cambiamenti climatici e i provvedimenti già attuati;
entrambi i disagi interessano l’intero sistema mondiale.
Si ha traccia che tale filosofia fu resa pubblica
per la prima volta nel 1972, dall’Associazione, The Club of Rome a
Vienna in Austria con la dichiarazione "Limits to Growth" (I
limiti della crescita), però si può pensare che
dopo l’ondata di positivismo degli anni 60 e 70, ai primi
sintomi di fragilità del modello intrapreso, alcuni
abbiano iniziato ad analizzare la situazione, dando delle nuove
conclusioni che vanno anche in questa direzione. Torneremo
dopo a parlare di questa conferenza, ora cerchiamo di capire
cosa succede in Italia.
IL
MOVIMENTO IN ITALIA
In
Italia il Movimentento muove i primi passi grazie a Maurizio
Pallante, che dopo aver tenuto decine d’incontri per
parlare del suo libro “La decrescita felice”, riunì il
gruppo di persone nell’abbazia di Maguzzano (Brescia)
nel gennaio del 2007 e propose di fondare un Movimento che
metta in rete le esperienze di persone, associazioni, comitati,
per incamminarsi insieme verso la messa in pratica dei dettami
della decrescita. A metà marzo del
2007 il Movimento, costituito in via informale, raduna a Rimini
imprenditori e professionisti per
la Decrescita. Si tratta di imprese e professionisti che lavorano
e creano occupazione proponendo prodotti e tecnologie che consentono
una drastica riduzione dei consumi.
A Rimini si costituisce il primo gruppo informale di coordinamento.
Dal 18 al 20 maggio 2007 il Movimento ha partecipato a Firenze
all’evento “Terra Futura” con laboratori
di buone pratiche ed alcuni stand di imprenditori per la Decrescita.
Nell’ambito della stessa manifestazione, il movimento
a organizzato un importante Convegno in cui hanno partecipato,
tra gli altri, Peter Hennicke - direttore del Wuppertal Institute
e Ugo Biggeri - Presidente della Fondazione di Banca Etica.
Durante tutto il 2007 Maurizio Pallante ed altri esponenti
del Movimento hanno partecipato a decine di incontri, conferenze,
dibattiti in tutta Italia. Il 15 dicembre 2007 a Rimini il
Movimento per la Decrescita Felice si costituisce ufficialmente
come Associazione.
Il
simbolo di questo movimento italiano e’ l’ape
che tira la linea del PIL verso il basso, vediamo la figura
e i significati di questo simbolo così informale.
1. è laboriosa
2. ha bisogno di un ambiente pulito
3. con l’impollinazione favorisce la biodiversità
4. autoproduce il suo cibo e le sue medicine
5. costruisce la sua casa con una geometria perfetta
6. rifiuta di nutrirsi con piante geneticamente modificate
7. vive in comunità collaborando con le sue simili
8. se si sente minacciata si difende col pungiglione ben sapendo
che è a costo della vita
9. prende l’iniziativa adeguata, utile per la comunità,
senza bisogno di esempio o di ordini
L’ Associazione Movimento per la decrescita felice a
oggi promuove numerose attività di tipo professionale
per affiancare aziende ed imprenditori che vogliono adottare
criteri di produzione ecosostenibili ed ecocompatibilie e ottimizzare
l’utilizzo di risorse energetiche fossili facendo anche
ricorso a risorse alternative; si preoccupa di divulgare le
informazioni e le filosofie mediante medie, fiere e dimostrazioni
di piazza, cerca di coinvolgere istituzione e politici, organizza
viaggi guidati nel segno del relax e della cultura.
IL
MOVIMENTO IN EUROPA E NEL MONDO
Come sopra citato, ci sono tracce dei primi sintomi e promotori
di queste ideologie sin dalla seconda metà del 1900,
una Associazione denominata The Club of Rome, iniziò a
esporsi al pubblico nel 1972 con la prima dichiarazione "Limits
to Growth" – I limiti della crescita – qui
iniziarono un’intensa discussione in riferimento evoluzione
della specie umana. Oggi contano 22 Associazioni nazionali
di tutto il mondo del The Club of Rome, in tutto 1300 membri
lavorano in un modo interdisciplinare relativamente alle
Problematiche Mondiali, una serie di problemi interconnessi
che l’umanità’ sta’ affrontando.
L’associazione The Club of Rome coordina le sue attività da
Vienna, organizza eventi e conduce progetti. I temi attualmente
trattati da questa Associazione sono: Sfide per l’Europa,
Società d’Informazione, Capitale Sociale, Globalizzazione,
La Crisi energetica e alimentare, Educazione Ambientale,
I limiti della Crescita, la Biodiversita’ Agricola.
A livello Europeo la EBBF, European Baha Business,
organizzazione internazionale costituita da dirigenti di
multinazionali e
da studenti, donne e uomini, si preoccupa di questi argomenti.
La EBBF e’ costituita da normali imprenditori emergenti
e di piccole e medie imprese, persone che vengono da tutto
il monto: europei, asiatici, africani, americani, arabi e australiani,
persone che si definiscono persone che costruiscono e cercano
le migliori soluzioni per svolgere le loro attività con
responsabilità e per creare organizzazioni basate su
valori etici nel mondo; lavorano pensando a livello globale
ed agendo a livello locale. Persone impegnate nel fare la differenza
applicando valori nel loro lavoro e nella loro vita quotidiana.
Un articolo scritto nel loro sito web riporta: un titolo dedicato
a questo tema: “ A Europe that acts to respond to today's
challenges” Un’Europa che agisce contro le sfide
odierne, e racconta: in sede di conferenza al Parlamento Europeo
del 16 Aprile 2009, “The Flemish Association for Sustainable
Development/VODO” e The Club of Rome, ospitati da “MEP – Member
of the European Parliament , del Belgio, Bart Staes”,
Brussels-EU Chapter, hanno trattato con “sustainable
development and implications of climate change” - sviluppo
sostenibile e l’implicazioni dei cambiamenti climatici,
con argomento principale “Socially Sustainable Economic
Degrowth” – Decrescita Economica Socialmente Sostenibile.
Francois Schneider leader del movimento della
Decrescita in Francia, ha presentato una serie di slides,
iniziando con
dichiarazione usata alla First International Degrowth Conference
di Parigi Aprile 2008, con un linguaggio irruento e scandito
disse “La crescita economica non è più positivamente
funzionale alla società dei paesi sviluppati, specialmente
nei casi di occupazione, povertà, benessere, salvaguardia
dell’ambiente, giustizia sociale e in ultimo per la sopravivenza
dell’umanità’ come civiltà prosperosa.”
Inoltre, Francois ha spiegato il come e perché dell’effetto
a “rebound” cioè a rimbalzo, dicendo: “l’aumento
dell’efficienza, tramite riciclo e ottimizzazione delle
produzioni, non serviranno per l’assoluta riduzione delle
risorse utilizzate”, poi ha descritto perché l'in
uguaglianza è aggravata dai privilegi e alto livello
di consumo, ha dimostrato come la visione di una società individuata “felice” vive
con meno consumo di risorse, Francois ha stressato con l’importanza
che la decrescita deve tassativamente essere spontanea e democratica,
nonché organizzata e non un collasso involontario, se
cosi fosse, non si realizzerebbero i benefici della decrescita.
Per ultimo, Francois evidenzio i limiti negli attuali progetti
di costruzione edilizia sostenibile, dichiarando che attualmente
non ci sono progetti concreti in riguardo.
Altri tre argomenti correlati e sostenuti
da Francois sono quello della dematerializzazione, sostituibilità dei
fattori e dell’ecoefficienza. Per quanto concerne il
primo, egli sostiene che l’efficienza del materiale non
guida alla dematerializzazione se non c’è una
riduzione dell’acquisizione di materie prime, si scontra
con un’altra evidenzia che, se è certamente possibile
sostituire il fattore lavoro (l’uomo) con il fattore
capitale (la macchina), non è possibile fare la stessa
cosa all’infinito con l’input (le materie prime)
e i fattori capitale e lavoro: “non si può continuare
a fare lo stesso numero di pizze se si diminuisce progressivamente
la quantità di farina anche se si aumentano il numero
di forni e di pizzaioli”. Riguardo al terzo argomento,
anche se è certo che si stanno compiendo dei passi avanti
in termini di ecoefficienza e che se ne potrebbero fare molti
altri che risulterebbero importantissimi per la salute del
nostro pianeta, non possiamo sottovalutare il cosiddetto paradosso
di Jevons o ‘effetto rebound’ (effetto rimbalzo).
Tale paradosso consiste nel fatto che la diminuzione dell’impatto
ecologico è sistematicamente annullata dall’aumento
del numero di unità prodotte, infatti, se da un lato
l’avanzamento della tecnologia aumenta l’ecoefficienza,
dall’altro stimola un maggiore consumo, in quanto permette
di produrre merci ad un prezzo inferiore. In questa ottica,
si corre anche il rischio di una banalizzazione del problema:
l'intera società sembra impegnata in un'operazione di
greenwashing, lavaggio ecologico, che permette di lavarsi la
coscienza ma non di cambiare modello.
LE
PROPOSTE DEL MOVIMENTO
Il
movimento della decrescita propone, allora, di costruire
una società che si basi su
una forbice inversa, (fino ad un certo punto), facendo decrescere
il PIL e crescere il benessere reale. Per tutti questi motivi,
il movimento della decrescita sostiene la necessità di
un cambiamento radicale della società attuale, al fine
di non incorrere in conseguenze irreparabili per l’uomo
e per il pianeta e per costruire una società il cui
fine non sia solo l’aumento della produzione e l’accumulazione
di capitale, ma anche il benessere dei suoi membri, cioè la
base materiale che permetta loro di ricercare la loro felicità personale.
Ecco quello che serve per vivere bene: i beni necessari, dei ‘beni
relazionali e del tempo libero. E il vivere bene, in armonia
con l’ambiente naturale, è proprio ciò che
si propone la decrescita, sostituendo il circolo vizioso con
uno virtuoso: riduciamo la quantità di ‘merci
e servizi acquistati nella nostra vita, in questo modo avremo
bisogno di meno denaro per vivere e potremo lavorare di meno
ed avere più tempo per le cose davvero importanti: le
amicizie, l’amore, la cultura, l’otium, il volontariato,
e tutti i passatempi che ci fanno sentire di avere una vita
piena ed appagante: felice. Michael
Di Gregorio Giugno 2009