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Guestbook Nausica  
  18 Ottobre 2010
di: Gazzetta di Parma

Mauro Meli: "Il loggione è come il peperoncino"

di Giuliano Molossi - Gazzetta di Parma 17/10/2010

Giro di boa per il Fe­stival Verdi 2010 fe­steggiato dal caloro­so successo riscosso giovedì scorso dalla prima dell'«Attila» nell'incante­vole teatro-bomboniera di Bus­seto. Una bella serata, che ha re­stituito il sorriso al maestro Mauro Meli, sovrintendente del teatro Regio, dopo le polemiche dei giorni scorsi.

Maestro Meli, il Festival è a me­tà strada. Abbiamo avuto due prime «difficili», per così dire, e una terza più felice. Qual è il suo bilancio?
Il mio è un bilancio assoluta­mente positivo. Il Festival è un progetto che nasce da lontano.

Lei ha parlato delle «prime», ma un Festival è fatto anche, e soprattutto, di repliche. E an­che se può sembrare un para­dosso, le repliche sono quasi più importanti delle «prime» perché uno dei principali obiet­tivi di un festival è quello di dif­fondere la musica di Verdi nel mondo cercando di attirare a Parma il maggior numero di appassionati. E questa è tutta gente che affolla le repliche, le «prime» invece sono più par­migiane che internazionali. Nel complesso sono molto soddi­sfatto perché gli obiettivi del progetto Festival, nonostante la crisi, sono stati raggiunti. Sta anche andando bene dal punto di vista artistico. Quest'anno abbiamo presentato tre titoli con tre allestimenti molto di­versi per stile e per linguaggio.

Eppure l'esordio del «Trovato­re » non era stato dei più felici, non fosse altro per le feroci contestazioni al mezzosoprano Marianna Tarasova. Lei come ha vissuto quella «prima»?
L'ho vissuta con tensione, come sempre. Però ero a posto con la mia coscienza perché sapevo di aver scelto dei grandi cantanti.

Anche la Tarasova?
Guardi che la Tarasova ha fatto la «Messa da requiem» con Ab­bado, non era un'esordiente. Solo che non stava bene, ha avuto problemi di salute per tutte le prove.

Anche i «Vespri» hanno avuto il loro incidente, con la labirintite di Armiliato...
Quello dei «Vespri» è stato uno degli spettacoli più belli mai realizzati da quel gigante di Pierluigi Pizzi che pure ne ha fatto di straordinari. Gli ho fat­to i miei più sinceri complimen­ti perché ha dato a quei «Ve­spri » una sua impronta perso­nale, ci ha messo molto del suo talento, del suo stile. Poi, è vero, è accaduto quello che lei chia­ma l'incidente di Armiliato che pure all'inizio aveva cantato be­nissimo. Lui non voleva prose­guire, c'è stato l'annuncio al pubblico, ma era evidente a tut­ti che aveva avuto un malore.

Arriviamo alla «prima» dell'At­tila. Qui finalmente è andato tutto bene?
Sì, per fortuna. Il maestro diret­tore, Andrea Battistoni, ha solo 23 anni. Io dico che è l'essenza del talento musicale. Nessuno, alla sua età, è bravo come lui.

Lei ritiene che il pubblico di Par­ma sia troppo esigente? Che sia sbagliato esigere la perfezio­ne? Daniela Dessì ha risposto alle critiche dicendo: «Non so­no una macchina». Lei come la pensa? Non crede che il loggio­ne sia una ricchezza per il Re­gio? Che il Regio sia grande e famoso anche per il suo loggio­ne?
Io vado fiero del pubblico di Parma e non lo cambierei con nessun altro pubblico al mon­do. E' fondamentale per il suc­cesso del teatro. Però dico an­che che il pubblico delle «pri­me », per alcune chiassose con­testazioni che ha fatto, non mi pare che sia solo di Parma. Cer­te cafonaggini non mi sembra­vano parmigiane.

Il loggione, quando ruggisce, fa molto notizia.
Il loggione, se mi passa la me­tafora, è un sapore, un colore, un profumo. A tavola sarebbe il peperoncino. E' un condimento saporito, ma non è il piatto for­te. Possiamo apprezzarlo ma forse dovremmo parlare un po' di più di come è stata cucinata la carne, non so se mi spiego.

Secondo lei, questo pepatissi­mo loggione è composto da persone competenti?
Diciamo che sono dei grandi appassionati. E' gente che cono­sce bene tutte le opere, che ascolta tutte le incisioni. Ma la competenza è un'altra cosa. Un conto è vedere le partite di cal­cio, un conto è fare l'allenatore.

I loggionisti dicono: «la libertà di critica deve essere sempre garantita e non valutata come un fastidio. Vogliamo avere il diritto di fischiare». Lei glielo ri­conosce questo diritto?
Certo, ci mancherebbe altro. Pe­rò mi piacerebbe che non met­tessero tutta questa tensione addosso ai cantanti. Dovrebbe­ro stare in silenzio mentre si canta. Fischino alla fine, se vo­gliono.

Il famoso basso parmigiano Mi­chele Pertusi ha preso le difese dei loggionisti («Il pubblico è stato anche troppo buono», ha detto) e ha sferrato un duro at­tacco a lei e al Festival. Dice che non ci si può servire di Verdi ma che Verdi va servito, dice che un Festival così non fa bene alla città.... Cosa gli risponde?
Mi limito ad osservare che Mi­chele Pertusi è un ottimo can­tante (più rossiniano che ver­diano, per la verità) e gli auguro di continuare la sua bella car­riera ad alto livello. Quando di­venterà un organizzatore musi­cale, io sarò ben contento di se­guirlo e sicuramente farò il tifo per lui...

L'intervista integrale è sulla Gazzetta di Parma


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