Mauro
Meli: "Il
loggione è come il peperoncino"
di Giuliano Molossi - Gazzetta
di Parma 17/10/2010
Giro di boa per il Festival Verdi 2010 festeggiato
dal caloroso successo riscosso giovedì scorso
dalla prima dell'«Attila» nell'incantevole
teatro-bomboniera di Busseto. Una bella serata, che
ha restituito il sorriso al maestro Mauro Meli, sovrintendente
del teatro Regio, dopo le polemiche dei giorni scorsi.
Maestro Meli, il Festival è a metà strada.
Abbiamo avuto due prime «difficili», per così dire,
e una terza più felice. Qual è il suo bilancio?
Il mio è un bilancio assolutamente positivo.
Il Festival è un progetto che nasce da lontano.
Lei ha parlato delle «prime», ma un Festival è fatto
anche, e soprattutto, di repliche. E anche se può sembrare
un paradosso, le repliche sono quasi più importanti
delle «prime» perché uno dei principali
obiettivi di un festival è quello di diffondere
la musica di Verdi nel mondo cercando di attirare a Parma
il maggior numero di appassionati. E questa è tutta
gente che affolla le repliche, le «prime» invece
sono più parmigiane che internazionali. Nel complesso
sono molto soddisfatto perché gli obiettivi del
progetto Festival, nonostante la crisi, sono stati raggiunti.
Sta anche andando bene dal punto di vista artistico. Quest'anno
abbiamo presentato tre titoli con tre allestimenti molto
diversi per stile e per linguaggio.
Eppure l'esordio del «Trovatore » non era
stato dei più felici, non fosse altro per le feroci
contestazioni al mezzosoprano Marianna Tarasova. Lei come
ha vissuto quella «prima»?
L'ho vissuta con tensione, come sempre. Però ero a
posto con la mia coscienza perché sapevo di aver scelto
dei grandi cantanti.
Anche la Tarasova?
Guardi che la Tarasova ha fatto la «Messa da requiem» con
Abbado, non era un'esordiente. Solo che non stava bene,
ha avuto problemi di salute per tutte le prove.
Anche i «Vespri» hanno avuto
il loro incidente, con la labirintite di Armiliato...
Quello dei «Vespri» è stato uno degli
spettacoli più belli mai realizzati da quel gigante
di Pierluigi Pizzi che pure ne ha fatto di straordinari.
Gli ho fatto i miei più sinceri complimenti
perché ha dato a quei «Vespri » una
sua impronta personale, ci ha messo molto del suo talento,
del suo stile. Poi, è vero, è accaduto quello
che lei chiama l'incidente di Armiliato che pure all'inizio
aveva cantato benissimo. Lui non voleva proseguire,
c'è stato l'annuncio al pubblico, ma era evidente
a tutti che aveva avuto un malore.
Arriviamo alla «prima» dell'Attila. Qui
finalmente è andato tutto bene?
Sì, per fortuna. Il maestro direttore, Andrea
Battistoni, ha solo 23 anni. Io dico che è l'essenza
del talento musicale. Nessuno, alla sua età, è bravo
come lui.
Lei ritiene che il pubblico di Parma sia troppo esigente?
Che sia sbagliato esigere la perfezione? Daniela Dessì ha
risposto alle critiche dicendo: «Non sono una
macchina». Lei come la pensa? Non crede che il loggione
sia una ricchezza per il Regio? Che il Regio sia grande
e famoso anche per il suo loggione?
Io vado fiero del pubblico di Parma e non lo cambierei con
nessun altro pubblico al mondo. E' fondamentale per
il successo del teatro. Però dico anche
che il pubblico delle «prime », per alcune
chiassose contestazioni che ha fatto, non mi pare che
sia solo di Parma. Certe cafonaggini non mi sembravano
parmigiane.
Il loggione, quando ruggisce, fa molto notizia.
Il loggione, se mi passa la metafora, è un sapore,
un colore, un profumo. A tavola sarebbe il peperoncino. E'
un condimento saporito, ma non è il piatto forte.
Possiamo apprezzarlo ma forse dovremmo parlare un po' di
più di come è stata cucinata la carne, non
so se mi spiego.
Secondo lei, questo pepatissimo loggione è composto
da persone competenti?
Diciamo che sono dei grandi appassionati. E' gente che conosce
bene tutte le opere, che ascolta tutte le incisioni. Ma la
competenza è un'altra cosa. Un conto è vedere
le partite di calcio, un conto è fare l'allenatore.
I loggionisti dicono: «la libertà di critica
deve essere sempre garantita e non valutata come un fastidio.
Vogliamo avere il diritto di fischiare». Lei glielo
riconosce questo diritto?
Certo, ci mancherebbe altro. Però mi piacerebbe
che non mettessero tutta questa tensione addosso ai
cantanti. Dovrebbero stare in silenzio mentre si canta.
Fischino alla fine, se vogliono.
Il famoso basso parmigiano Michele Pertusi ha preso
le difese dei loggionisti («Il pubblico è stato
anche troppo buono», ha detto) e ha sferrato un duro
attacco a lei e al Festival. Dice che non ci si può servire
di Verdi ma che Verdi va servito, dice che un Festival così non
fa bene alla città.... Cosa gli risponde?
Mi limito ad osservare che Michele Pertusi è un
ottimo cantante (più rossiniano che verdiano,
per la verità) e gli auguro di continuare la sua bella
carriera ad alto livello. Quando diventerà un
organizzatore musicale, io sarò ben contento
di seguirlo e sicuramente farò il tifo per lui...
L'intervista integrale è sulla Gazzetta
di Parma