NOBILTA'
BARITONALE A BUDRIO
Era dagli anni dorati di Renato Bruson che non avevo avuto in
sorte d'ascoltare un Rigoletto così pregevole per scelte
stilistiche e dovizia tecnica.
Il 25 aprile, nel teatro di Budrio (BO), il Baritono Marzio Giossi
ha offerto una preziosa lezione di canto.
Con Giossi ritroviamo una vocalità che si poteva ormai considerata
perduta dopo Renato Bruson. Siamo in presenza di un artista pregevolissimo
che rifugge dalla vocalità artefatta e pesante alla quale
ci hanno abituato i baritoni di stampo verista tali per scelta
o per limiti insuperabili di miseria tecnica.
Gli acuti di Giossi sono pieni e facili; il canto a mezzavoce
sa essere accorato o appassionato con soavità e leggerezza
a tratti quasi tenorile così come le cronache dell'epoca
parlano di Tamburini, Varesi o Ronconi. In tutta la vocalità del
baritono Marzio Giossi ciò che letteralmente m'entusisma è il
suo impeccabile legato.
Nell'arioso del primo atto i giochi chiaroscurali posti in essere
da Giossi possono riassumersi nell'efficacia anche di soltanto
alcune parole quali "questo padrone mio, giovin, giocondo,
sì possente, bello" dove gli accenti d'espressione
sintetizzano un autentico caleidoscopio di colori; una tavolozza
infinita alla quale il baritono, bolognese d'adozione, attinge
a piene mani.
Nell'invettiva ai cortigiani, aria che tutti aspettano qual metro
di giudizio, per valenza drammatica tutto si è risolto in
virtù della nobile eloquenza che il canto di Giossi realizza
pienamente.
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