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Qui
non è più questione di tecnica che da per scontata,
ma dì sensibilità tradotta in suono. Mi chiedo
cosa avremmo potuto, ascoltare se Felisatti avesse potuto esprimersi
con uno Strumento di nobile origine. Nel valzer in Mi minore
opera postuma scorre la percezione di una irrequietezza intrinseca
nella personalità dell’autore e il problema per
l'esecutore è saperla rendere, ma nonostante il limite
succitato il messaggio chopiniano è giunto al pubblico,
così come nel, valzer in, La minore Felisatti ha saputo
negare impulso alla danza suggerendo piuttosto, un velo, un’ombra
di malinconia che
era integrante della personalità del grande polacco, Grazie M° Felisatti.
Per l’intermezzo della Cavalleria vale quanto detto sopra riguarda la strumento
del quale disponeva il M° Felisatti; purtroppo: tutti i giochi cromatici
e le sfumature che uno strumento degno, di, tal nome consente erano fortemente
penalizzate, se non inficiate, dal “mezzo” in uso.
Non
ascoltavo, il soprana Paola Matarrese da alcuni anni; ricordavo
perfettamente l'attenzione posta da quest'artista alla studio
di un repertorio spesso, inusuale portato avanti nel tempo,
con passione e e tendenza a l'allargamento verso spazi, che
alcuni anni fa parevano esserle preclusi. A dimostrazione che
intelligenza studio costante e passione possono tanto conferma
oggi la stima e l'apprezzamento per, questa, artista che pregevolmente
ha offerto al pubblico una panoplia d'arie
pucciniane interpretate con penetrante, sottile e significativa maestria.
Delle,
arie interpretate ieri sera la Matarrese ha fatto vere e proprie
armi con le qua1 ha piacevolmente “aggredito” gli
astanti coinvolgendoli con maliosa capacità espressiva.
La voce, rispetto, ad alcuni anni fa, ha guadagnato rotondità e
spessore soprattutto nel centro e nel grave, valendosi di un
colore particolarmente accattivante.
La
Matarrese colora e interpreta con sensibilità e proprietà d'accenti,
con garbo e all’occorrenza dosata passionalità senza
abbandoni fuori misura ma can puntualità pucciniana
così come il Maestro sapeva imprimere ai suoi personaggi
femminili. “A Vucchella” di Tosti su testo, di
Gabriele D’Annunzio l'ha letteralmente cesellata. Questo
soprano alleggerisce, smorza colora e canta sulla mezza voce
pregevolmente e se talvolta incappa in qualche lieve imprecisione è pur
sempre peccato, veniale largamente, compensato nell'economia
complessiva dell’esecuzione; la Musetta della Matarrese è resa
con vocalità fresca, delicata e,briosa ed è questa
che Puccini chiedeva.
L’implorazione
di Liù colpisce nell’esecuzione di questo soprano
per accorati accenti così come le migliori interpreti
di questo ruolo hanno saputo, rendere. L’abituale frequentazione
d'un repertorio che ben s’attaglia alle arie cameristiche,
le consente di giostrare con ricchezza di colori e sfumature
appropriate affrontando Tosti con il quale la Matarrese, usando
termini calcistici, gioca in casa. A distanza di alcuni anni
questo nuova incontro con il soprano pugliese ma bolognese
d’adozione sì è rivelato una conferma della
sviluppo artistico che lasciava presagire. Spero d'avere presto
l'opportunità di ascoltarla nuovamente.
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