Purtroppo le testimonianze fonografiche 1asciate da quest'artista
non sono numerose. Quanta lasciato basta però a connotarlo
ed inserirlo, tra le voci più significative degli ultimi
50 anni.
Circa 20 anni fà apparve sul mercato discografico un
disco della Felmain Record più che sufficiente per apprezzare
la spessore artistico del tenore bolognese. Quel disco ha un
biglietto da visita rappresentata dall'aria del pescatore dal
Guglielmo Tell, aria ben nata per 1’impervia tessitura.
Torna alla mente l’esecuzione che ne diede Alfredo Kraus
negli anni 70 e lasciata per sempre a memoria dei posteri dal
CD e il confronto non ha vincitori oltre la considerazione
che la voce di Emili è più robusta e più omogenea
nei registri. Non è una novità che Kraus aveva,
un grave più esiguo rispetto al centro ed alla zona
acuta. Il grave non aveva la rotondità del centra e
mancava della ricchezza di armonici che sfoggiava negli acuti
scintillanti e sicurissimi.
L'ascolta delle arie tratte dalla Gazza Ladra "vieni
fra queste braccia" e “qui sul mio cuor” rappresenta
quanto di più, lontano siamo spesso abituati a sentire
in gola a tenorini asfittici e lattescenti. Emili sa essere
fascinoso accorato e appassionato, con appropriati accenti
d'espressione, affidando tutto, ad una linea, vocale, piena,
ricca d'armonici in tutta la, gamma dell’emissione, con
significante capacità evocativa in netta contrasto con
la vocalità tenorile alla Luigi Alva, tanto per non
fare nomi, e suoi, epigoni, pur tenendo, canto delle differenze
che caratterizzano le voci.
Se poi si vuole chiarire il concetto di canto legato e di tenore
donizettiano, basta ascoltare l'aria d'Ernesta, che Emili ha
lasciato, nei solchi del vinile.
Per caratteristiche vocali, il ruolo del Duca di Mantova,
affidato a questo, tenore si connota per eleganza stilistica.
Ascoltandolo ne “1a danna è mobile” e nel
quartetto con la Rinaldi e Mac Neil, Emili svetta con assoluta
classe e imperiosa linea stilistica. Si può pensare
che "Un ballo in maschera"' rappresenti la linea
di demarcazione tra i1 repertorio proprio della voce d'Emili
ed il repertorio a lui non consono e probabilmente la valutazione
non è lontana, dalla realtà ma ascoltandolo nel
duetto "teco io sta" sentiamo la voce di Emili dispiegarsi
al canto Verdiano, piena mente lirico, con facilità ed
assoluta proprietà d'accenti.
Si evidenzia un Riccardo travolto dalla passione ma su una
linea di canto che avvince e convince.
In "Ah non mi ridestar” Emili lavora di cesello
con un canto, virile e al tempo stesso sfumato, con fraseggi
aerei sempre pieni e rotondi nelle risorse timbriche che sono
doviziosamente presenti nella sua voce. Sa essere aristocraticamente
patetico alleggerendo, e smorzando, all'uopo, con morbidezza
d’emissione e, all'occorrenza,, acuti timbrati e sicuri.