Ieri
sera a Parma, nella chiesa del Santo, Sepolcro, è avvenuto
un evento musicale degno d'attenzione per meritevole iniziativa
dell'associazione musicale "Nausica Opera International,
con sedi a Parma, Tokyo, Assisi e Osaka con la collaborazione
del Kiwanis Club Parma.
La
presenza d'autorità religiose
e politiche ha sottolineato l'importanza dell'iniziativa artistica
insita nell'esecuzione
dello Stabat Mater di Pergolesi.
Lo
Stabat Mater è il lavora più celebre, insieme
alla teatrale “Serva Padrona”, del grande jesino
morto a soli 26 anni. È con questa composizione che: Pergolesi
assurge a forma, europea
espandendo la propria celebrità nei paesi nordici
ed in Germania.
L’ enorme diffusione dello Stabat Mater fu un fatto epocale
che coinvolse e influenzò perfino Bach, Hiller e successivamente
Paisiello.
La
composizione sacra di Pergolesi non fu immune da polemiche
e critiche, tanto che una delle
voci più autorevoli dell'epoca
in materia, quella di Padre Martini, si levo con toni “sopra
il rigo” distinguendo in due categorie i fatti d'arte,
sottolineando il carattere edonistico della musica profana, (vedi
Serva Padrona), e quello edificante, serio e profondo della composizione
sacra, trovando in questa valutazione una contraddizione difficilmente
sanabile. Fu polemica sterile e di breve durata, cancellata dal
giudizio della storia dell'arte musicale nel corso del tempo
passato, che ha collocato la Stabat Mater di Pergolesi tra i
cardini che reggono la massima espressione della musica sacra,
che culminerà nel
1900 con i quattro pezzi sacri del colosso di Busseto.
L'esecuzione
di ieri sera si segnala, nel suo complesso, per l’elevato
contenuto interpretativo offerto dal Maestro bussetano Fabrizio
Cassi all’organo, e per un'aspetto,
talvolta, ingiustamente, trascurato, mi riferisco alla voce recitante
sul testo di Jacopone da Todi, che ha visto impegnato l'attore
Fabio Farnè.
Questo
giovane attore ha reso compiutamente il valore drammatico della
parola con significativi
accenti d'espressione, offrendo
al pubblico, l’adeguata importanza drammaturgica insita
nel testo. Pause misurate e ricchezza di colori, marcando sapientemente
densità sonore sulle vocali hanno restituito ai presenti,
il valore cromatico del profondo significato del testo.
Il
contralto ucraino Nadiya Petrenko si segnala per una emissione
fluida ed omogenea che pone quasi in secondo piano la bellezza
delle risorse timbriche che ne connotano la voce.
Molto
belli i duetti con il soprano Yumi Anna Yaginuma che ha offerto
la freschezza della sua giovane
voce sorretta da una
solida musicalità.
All'Amen finale la Petrenko e la Yaginuma hanno duettato condensando
un impegno felicemente riuscito
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