Sabato18
cm. il Tn. Roberto Costi ha offerto agli appassionati scandianesi
un concerto in un salone all’interno della
storica Rocca di Scandiamo a pochi chilometri da Reggio Emilia.
L'amministrazione comunale ha concesso l'uso
di un ampia sala dell’edificio storico più significativo
del centro del paese per questa evenienza che ha riscosso
un ottimo successo
per presenza di pubblico e per un inusuale inatteso programma
che mi ha sorpreso conoscendo io bene il tenore Costi. Roberto
Costi ha alle spalle una sua personale storia d'approccio al
canto lirico segnata da difficoltà e vicende, delle
quali soltanto in parte può essere considerato, responsabile
e che hanno contribuito non poco a condizionarne la carriera
rendendo impervio il cammino dell'artista.
Questa tenore iniziò a cantare a trenta anni, otto
anni fa; trenta anni per un tenore non sono tanti ma neppure
pochi. Aureliano Pertile attenne fama a trentasette anni però era
Aureliano Pertile che ebbe in sorte una vece non bella da madre
natura e neppure particolarmente estesa, anche se con ferrea
volontà la portò fino al Do.Costi
a avuto assai più fortuna di Pertile avendo in
sorte una voce bella nel colore e ricca di risorse timbriche
alle quali inizialmente ebbe modo di attingere a piene mani.
Alle spalle, quando iniziò la carriera, stavano diversi
anni che non riesco a definire di studio ma di permanenza presso
alcuni "Mastri” che non seppero evidenziare le potenzialità del
giovane tenore. A questo v aggiunta una personale tendenza
del Consti al "fai da te" che, dopo tante vicissitudini,
non soltanto si spiega ma si giustifica.
A questo punto però, affinché la ciambella lieviti
e possa cuocere, occorrono tanti e tali fattori favorevoli
che si rende necessaria pure una gran fortuna e, purtroppo
si sa, la dea è bendata. E' ben
noto a tutti gli appassionati che appena compare una bella
voce nel panorama del teatro d'opera, spuntano
come funghi
impresari e personaggi spesso ambigui che sommergano d' illusioni
tanti astri nascenti che poi finiscono in aborto perchè sfruttati
e utilizzati incautamente prima che la voce sia correttamente
impostata e, soprattutto, buttati allo sbaraglio in repertori
negati alle caratteristiche vocali dei tapini che, con azzardo
si lasciano ammaliare.
Porre poi rimedio al danno non solo è sempre difficile
ma spesso diventa impossibile. A distanza di otto anni dallo
esordio, passando per alterne vicende, talvolta negative, questo
tenore conserva in larga misura il fascino di un. colore della
voce sostanzialmente incorrotto, scuro e morbido al tempo stesso
e credo che proprio il colore tendenzialmente scuro sia alla
origine d'un equivoco che, può svelarsi letale per,
qualsiasi voce così caratterizzata.
Se al colore scuro e ad un timbro ricco di
morbidezza armonica aggiungiamo un temperamento, del possessore
di tal voce portato
più al verismo che al canta aulico ecco che nasce
l'equivoco immediatamente oggetto di errori nella scelta
del repertorio,
che sommato allo zampino di titolati individui pronti a favorire
tendenze errate del giovin cantante, rendono la situazione
esplosiva.
Questa lunga prolusione è necessaria
per inquadrare il personaggio Roberto Costi capace d'avvincere
nelle sue interpretazioni
così come di non convincere affatto quando si abbandona
a “giochi pericolosi” e perniciosi. Il sua rendimento
artistico sempre stato sostanzialmente discontinuo e i motivi
son quelli che ho, prima elencato. Un mese fa l'ho ascoltato
in un concerto del quale ml sano rifiutato. di scrivere anche
se Costi, dei
tre che quella sera
avevan cantato, non era stato certo il peggiore. Poche cose
mi fanno star male come sentire voci afflitte da problemi capitali
d'emissione.
Il concerto che il Costi ha data alla, Rocca di Scandiamo
si segnala per intelligenza nella scelta di alcune arie e per
azzardo nel voler affrontare romanze che non appartengono al
naturale repertorio della sua bella voce. Tosti,
Giordani, Bellini e pure Verdi purchè il Costi
sì limiti al Verdi echeggiante Donizetti, Von Flotow,
questi sono compositori che stanno bene in gola al tenore di
Iano di Scandiano. Presentava il Dott.
Borgognone stimatissimo critico e studioso del melodramma.
Il Dott. Borgognone in
tanti anni di prestigiosa
professione ha sempre segnalato e caratterizzato i suoi scritti
per profonda conoscenza e l’altra sera, presentando
il tenore Costi, ha affermato di considerare questo bel tenore
particolarmente adatto al repertorio pucciniano.
E' questa una affermazione che mi trova consenziente
a patto che si precisino bene i limiti di tale repertorio.
Puccini
spazia dall’Edgar a Turandot e se è vero che Costi
può affrontare l’Edgar, non è altrettanto
vero che possa avventurarsi in Turandot. Sabato Costi l'azzardo
1'ha tentato arrivando a cantarep “Nessun dorma”e ìn
concerto l’inganno può convincere gli sprovveduti
ma quel che ha afferto in realtà non era il principe “disegnato” musicalmente
da Puccini ma un personaggio nuoco del panorama melodrammatico,
inventato con astuzia da Roberto Costi: Nemoraf ……ovvero
Nemorino nei panni di Calaf !!!! Perche abbandonarsi al canto
di queste sirene Roberto, avevi. appena fatto cose pregevoli
cantando “Ideale di Tosti” con giusti accenti e
colori appropriati. Stessa ti era riuscita più che decorosamente
con “Caro mio ben” e con una fluida, sottile e
penetrante esecuzione di “malinconia” di Bellini,
per poi infilarti nel “cul de sac” di un “nessun
dorma” che per te è come il peperoncino piccante
crudo di calabria sulle labbra.
Hai cantato “M’appari” di Flotow due volte,
una come bis, ed è stata la volta che ti ho sentito
cantare come avrei voluto da sempre che tu facessi.Meglio
la prima esecuzione della seconda comunque. Quando senti che
qualche cosa ti riesce particolarmente bene,
visto
che il dono della continuità è per pochi, non
azzardare una seconda volta, perché il rischio che la
deconcentrazione spesso impone è sempre troppo elevato.
Il tuo Puccini, caro amico, e lo dico con profondo affetto,
si ferma a Rodolfo di Boheme passando per l’Edgar, Gianni
Schicchi, e forse Pinkerton! Hai mostrato di saper ritrovare
suoni morbidi e legati nel primo Verdi e da quell’affabulatore
ruffiano che sai essere quando canti, hai seminato accenti
di espressione talvolta fin troppo caricati, com’è nel
tuo temperamento , finendo il concerto con parlami d’amore
Mariù, Santa Lucia e perfino quella “furtiva lacrima” che
più di tante altre arie ti sta bene in gola e che tu
hai sempre poco considerato preferendo il verismo che spacca
voci, cuori e cervelli.