Concerto
Lirico nel Castello di Montechiarugolo
Lo
splendido castello medievale di Montechiarugolo ha fatto
da cornice al concerto lirico nella ricorrenza dei 150
anni dall’unità d’Italia. Serata a “tutto
Verdi” e non poteva essere diversamente visto il
ruolo che il grande bussetano ebbe nel risorgimento italiano.
I
proprietari dell’antico maniero hanno messo a disposizione
della comunità la loro residenza onusta d’anni
e di storia, mentre la presenza del sindaco di Montechiarugolo
sottolineava l’appoggio dell’amministrazione
locale alla interessante iniziativa artistica. La breve masterclass
tenuta dal Basso Andrea Papi e la disponibilità degli
artisti ad essa partecipanti hanno reso possibile l’incontro.
Non
mi stancherò mai di rilevare la gravità della
crisi nella quale versa la lirica in Italia. Nessuno vuole
più investire seriamente denaro nell’arte: accade
anche all’estero ma in misura assai minore. Ridurre
i costi significa inevitabilmente abbassare il livello qualitativo
e, quando questo accade con l’arte, il risultato è disastroso!
E’ questo un discorso generalizzato che investe ogni
espressione artistica negli ultimi trent’anni. Quando
coloro che reggono la sorte di un popolo non hanno più a
cura le arti non è più una discesa ma un tuffo
nell’immiserimento culturale……. é barbarie.
Vivere d’arte oggi è estremamente difficile;
I Rodin, De Chirico, Rubinstein, Horowitz, Caballè,
Bergonzi, Horne e via così saranno sempre rarità ma
tutti coloro che fanno dell’arte espressione della
personale ricerca e mezzo di comunicazione, devono trovare
accoglienza in un tessuto sociale aperto a un sistema collettivo,
capace di garantire sviluppo e sostegno invece d’indurre
alla fuga e alla rassegnazione.
Tornando al concerto, è doveroso sottolineare la
presenza del Maestro Claudio Cirelli al
pianoforte; Cirelli è artista
di provata esperienza e grande sensibilità interpretativa.
In un concerto lirico la funzione del pianoforte è l’accompagnamento
ed il Maestro Cirelli è artista che qualsiasi cantante
vorrebbe avere accanto; a volte Cirelli pare una dependance
di Lourdes….Fa miracoli! La serata ha avuto inizio
con “ non t’accostare all’urna” che
fa parte d’una raccolta di sei romanze da camera che
sono la prima traccia, data alla stampe, della produzione
verdiana. Le composizioni cameristiche di Verdi non hanno
la notorietà delle opere liriche ma sono più numerose
di quanto ci si aspetti e quella sopra citata, credo sia
del ‘39, è stata interpretata ieri sera dal
Basso Marco Granata; la voce di questo cantante
si segnala per la qualità del materiale bello per timbro e colore
e di significativo spessore lirico, (Se scendiamo nello specifico
e gli facciamo “le pulci” ho dubbi riguardo alla
sua appartenenza alla corda del basso) la voce fluisce sull’appoggio
di buone intenzioni che ben si percepiscono ma che non sempre
e con continuità riesce a realizzare perché le
note gravi sono esigue rispetto al centro e all’acuto.
Questa caratteristica m’induce a pensare più ad
un bass-baritone che ad un basso.
I passaggi dal grave al
medio e dal medio all’acuto sono ben percepibili e
l’omogeneità dell’emissione ne risente,
però sale con facilità naturale in acuto e
questa bella voce, se affidata ad un controllo più mirato,
può essere foriera di grandi soddisfazioni. Se ben
inquadrata in un corretto repertorio e guidata in maniera
adeguata la voce di Marco Granata potrà offrire soddisfazioni
ragguardevoli al suo possessore ed agli appassionati del
melodramma.
Partecipante alla serata è già ascoltata
in altre opere e concerti, il mezzo soprano giapponese Takako
Horaguchi che ha interpretato l’aria di Cuniza dall’Oberto;
più che un mezzo soprano, (per gli stessi motivi sopra
detti riguardo al Granata ma nel caso più percepibili)
la Horaguchi m’è parsa una voce interessante,
ma da soprano corto, che ha trovato spazio nella corda del
mezzo sopranile.
Il mezzo soprano, Raffaella
Riello ha offerto l’interpretazione di due arie tratte da colonne
portanti della produzione verdiana; ha esordito con “Oh
dischiuso è il firmamento” ed ha concluso con “o
don fatale” inserendo tra le due la sua Maddalena nel
quartetto “ bella figlia dell’amore”. meglio
la seconda aria della prima ma la ricerca dei colori , degli
accenti d’espressione e d’una linea di canto
aderente alla pagina verdiana era rilevabile anche se l’emissione è alla
ricerca di un legato in fase di perfezionamento.
Il soprano
Annalisa Massarotto possiede una graziosa
voce lirico-leggera da assestare nel grave perché attualmente
esiguo rispetto agli altri due registri e privo della necessaria
rotondità e spessore; non mi è sembrata a suo
agio nelle agilità. Più che “ mercè dilette
amiche” dai Vespri avrei portato al pubblico l’aria
di Musetta. Di maggior rilievo l’interpretazione, nel
quartetto del Rigoletto, della Massarotto.
Nello stesso quartetto
era presente il baritono Alejandro Greene che
nel corso della serata ha poi interpretato l’aria del Conte di Luna.
Gradevole la voce di questo baritono per timbro e colore
e, per lo spessore, credo di poterlo collocare in ruoli cantabili
del repertorio del primo ottocento; ruoli cantabili quindi
o ruoli da caratterista che possono offrire notevoli soddisfazioni
perché le intenzioni del Greene sono ben percepibili
per quanto ancora sull’aspra via della loro realizzazione.
Il
soprano giapponese Azusa Kinashi ha offerto
l’aria
del paggio Oscar e quella di Nannetta sul fil d’un
soffio etesio. A parte un’incertezza nel finale dell’aria
di Oscar direi che tutto è filato liscio per quest’aggraziato
soprano lirico-leggero. Raccontata così, la prestazione
della Kinashi, è però cosa veramente riduttiva
perché questo soprano giapponese canta e lo fa bene.
Vizi evidenti di emissione non ce ne sono ed il canto della
Kinashi scorre fluidamente ben timbrato e appoggiato. Gli
acuti sono facili perché correttamente impostati e
l’assenza di percezione del passaggio denota la conquista
di quell’omogeneità d’emissione che ha
raggiunto una buona maturità artistica. A quanto sopra
aggiungiamo garbo, buon gusto, precisi accenti d’espressione,
facili agilità, capacità d’alleggerire
e sfumare, giusti colori, ricchezza espressiva… .insomma….sa
cantare!!!
Oggi è arte rara.
Le arie tenorili erano
affidate al tenore Roberto Costi. Che ha
cantato “quando
le sere al placido” e
il quartetto “bella figlia dell’amore”.
ATTILA