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Concerto Per il Giappone Nausica 2011.

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Nipponsai 2011 Tizzano Val Parma

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Guestbook Nausica  
  Venerdì 13 Gennaio 2012
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Concerto lirico al TEATRO SAN PROSPERO di Reggio Emilia

Ieri sera faceva un freddo cane che sommato alla tendenza ad impigrire, qual conseguenza dell'età non più verde, rendeva improbabile la voglia di metter il becco fuori di casa.
Solo la certezza che avrei ascoltato il soprano giapponese Azusa Kinashi poteva indurmi ad uscire. Prima di ieri sera non avevo sentito il soprano Eva Reggiani e il baritono Alessandro Greene oppure se era accaduto erano rimasti sepolti tra i ricordi che finiscono nei cassetti chiusi della memoria.
L'impronta dominante nel concerto al San Prospero l'ha impressa il Sp Kinashi. Questo soprano si segnala per un buon equilibrio e fusione di un insieme di caratteristiche positive tali da consentirle d'emergere nel mare magnum costituito dai “tanti che ci provano” in alternativa ai pochi che riescono ad emergere.
La voce della Kinashi è lirico leggera; dotata ci bel colore e ben timbrata manifesta un canto fluido e gradevole negli accenti d'espressione e nel fraseggio ben calibrato. Non manifesta disuguaglianze nel cambio di registro: appena percettibile una lieve perdita di rotondità del suono nel grave ma è più il pelo nell'uovo che un vizio.
Da buon lirico-leggero la Kinashi è a suo agio nelle agilità e il suono resta brillante in tutta la gamma dell'emissione. Così come oggi è improponibile aspettarsi un nuovo Kraus è altrettanto impossibile riascoltare una novella Pons o Micheau però la Kinashi canta bene e la sua esecuzione di “je veux vivre” è stata più che gradevole. Con il ruolo di Gilda questo soprano giapponese ha abituale contiguità e sembra ritagliato sulla sua voce che risolve con puntuale precisione e ordinata quadratura, sempre indispensabili, così come la cadenza ben eseguita e il rispetto dei segni d'espressione dimostrano la familiarità che la Kinashi ha con l'aria “caro nome” ben eseguita ieri sera. Con l'aria della bambola da “ I racconti di Hoffman” la platea ha percepito non solo la difficoltà insita nell'esecuzione ma pure la apparente facilità con la quale è stata affrontata e risolta con viva soddisfazione non solo del pubblico ma evidentemente anche della Kinashi.
Con l'aria di Vilija questo gradevole soprano giapponese s'è riposato ad ha allietato il pubblico trattandosi d'aria arcinota. Non altrettanto in buona forma il soprano Eva Reggiani e il baritono cileno Alejandro Greene. Ad entrambi non fa difetto la musicalità ma l'emissione è viziata da incertezze e disuguaglianze. Nel caso della Reggiani forse ha pesato la scelta di arie dove probabilmente non è riuscita ad offrire il meglio. Non sempre precisa e sicura nell'esecuzione di “io son l'umile ancella” anche se l'ascolto da parte mia è condizionato da quanto lasciato tra i solchi del vinile dalla Olivero. Difficilmente proponibile poi la grande aria di Tosca; nella Reggiani manca lo spessore drammatico e il gioco chiaroscurale dell'espressività riesce adeguatamente soltanto se si è in possesso si un assoluto controllo dell'emissione che nella Reggiani evidenzia ancora disuguaglianze condizionanti. La voce latita tra laringe e velopendulo nel palato molle mentre le corde paiono non trovare la corretta tensione e posizione.
Per avere un'idea precisa di come è ben impostata una voce, senza andare lontano, basterebbe tendere l'orecchio alla registrazione, in bianco e nero, della Norma del 1966 o 1967 dove il reggianissimo mezzosoprano Giovanna Vighi offre un saggio d'alto belcantismo realizzando un'Adalgisa da “tempi andati”......quelli che purtroppo non tornano quasi mai!!!
Non mi fa mai piacere sottolineare i limiti ed i difetti d'una voce e d'un interprete anche se considero funzione della critica quella di fornire in assoluta buona fede e sincerità un aiuto a tutti coloro che affrontano il palcoscenico. Nessuno è depositario della verità ma passione ed esperienza vanno poste al servizio di coloro che si propongono quali interpreti di pagine immortali; loro è il compito d'aderire nel modo più completo alla volontà dei compositori.
Che dire del baritono Alejandro Greeene: ha bella voce ma dubito sia baritono. Non ha un registro grave assestato e rispetto al centro è ben percepibile la disuguaglianza nel colore e soprattutto nello spessore. La densità del suono va rarefacendosi accedendo al grave. L'impressione che ho provato ascoltandolo è più quella di trovarmi in presenza d'un tenore che non ha risolto il registro acuto e che s'è “accomodato “ in quello baritonale senza averne le caratteristiche.
Lo hanno fatto e lo fanno in tanti ma le conseguenze sono ben percepibili soprattutto con lo scorrere del tempo. Sebbene il supporto della pianista cilena Maria Ines Mercandino sia stato prezioso per tutti e tre gli interpreti le disuguaglianze e le incertezze palesate hanno pesato sulla prestazione del “Br” Greene. L'invito che rivolgo a tutti coloro che calcano le tavole del palcoscenico è di riascoltare sempre la registrazione del concerto a “bocce “ ferme insieme a persona esperta e di fiducia ed averne fiducia significa soprattutto essere pronti ad ascoltare anche quello che non vorremmo sentirci dire!

ATTILA



Nipponsai 2011 Tizzano Val Parma

 
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