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Concerto Per il Giappone Nausica 2011.

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Guestbook Nausica  
  14 Ottobre 2011
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TROVATORE A BUSSETO (forma di concerto) 14 OTTOBRE 2011
VERDI FESTIVAL 2011

Interessante esecuzione dell'opera verdiana "Il Trovatore" ieri sera nel teatro di Busseto.
L'opera eseguita in forma di concerto, mancando scene e costumi, esige un quid in più si vocale che strumentale per trovare una compiutezza resa monca in partenza per la privazione scenica. I personaggi sono ben noti agli appassionati essendo
"Il Trovatore" una delle più apprezzate e conosciute opere verdiane però ieri sera va sottolineata la presenza d'un "personaggio" in più: il Coro!
Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma sono stati colonna portante della rappresentazione.
Già l'antefatto della vicenda, nel racconto di Ferrando, trova nel Coro tinte vigorose e appropriate nel rendere il dramma avvolto dalla superstizione medievale.
L'intervento del Coro è ben calibrato su una sequenza logica per efficacia di colori ed energia vibrante d'espressività. Non da meno la pagina corale che fa da contraltare alle inflessioni cupe e tragiche della zingara: quel Coro dei gitani ricco di colore nel quale s'inserisce felicemente l'effetto fonico del martello sull'incudine. Ritengo assolutamente doveroso sottolineare il peso preponderante dell'esecuzione dei brani corali, nel quadro complessivo dell'opera, che s'è avvalsa della guida del Maestro Martino Faggiani che sa trarre il meglio dalle singole, valide, professionalità dei componenti il Coro del Teatro Regio.
Si tratta d'un complesso vocale prezioso per amalgama espressivo capace d'attraversare trasversalmente la pagina verdiana dal ritmatissimo "or coi dadi" all'accorato "Miserere" in un crescendo difficilmente uguagliabile per intensità significativa.
Dirigere l'orchestra del Regio di Parma credo sia un privilegio per chiunque si trovi sul podio. Anche se rispetto a Rigoletto e Traviata siamo forse in presenza d'una misurata regressione espressiva, Trovatore resta una delle vette significative della musica verdiana.
Trattandosi d'opera conosciutissima diventa più facile, se non immediato, il paragone con quanto ascoltato in precedenza. Il Maestro Michele Mariotti, alla guida dell'eccellente complesso orchestrale a lui affidato, ha reso ampia soddisfazione a J. N. Malzel assolvendo il compito non facile assegnatogli. Tenebrosa la pagina iniziale e vigorosissimo il concertato seguente la cabaletta del baritono sull'irrompere di Manrico che sottrae Leonora al velo e all'ambito talamo dal Conte Di Luna. Il quarto atto è un capolavoro d'intrecci melodici non di facile soluzione che si pone in uno spazio siderale dove anche la sola intenzione realizzativa trova comunque compimento.
Validi sostanzialmente i comprimari: Tania Bussi nelle vesti d'Ines e Norbert Nagy, Riccardo Certi e Eugenio Masino rispettivamente Ruiz, Vecchio zingaro e il messo. Non è quel comprimariato di lusso ritrovabile nelle registrazioni su dischi in vinile che ci riportano nomi prestigiosi quali Colombo, Carbonari, Baracchi, Bettoni, Scattola, Trimarchi, Nessi, Rigiri, Ricciardi De Palma ecc... però hanno tutti assolto dignitosamente quanto loro richiesto e con l'aria che tira nonè poco quindi... onore ai comprimari.
L'autentica sorpresa, in senso positivo, è , a mio parere, venuta dal soprano cinese Yu Guanqun dotata d'una voce ben timbrata e bella per colore; questa ragazza canta con gusto e sensibilità sostenuta da una sostanziale buona tecnica.
Consapevole che i soprani drammatici d'agilità sono
praticamente estinti e che pure i lirico-spinto sono in via di preoccupante rarefazione ben venga una voce bella e ben educata anche se completamente fuori ruolo! La Guanqun propone la sua Leonora con intelligenti scelte interpretative; non tenta di mettere sul piatto quello che non ha e risolve liricamente un ruolo ostico rendendosi credibile con la sua voce e vocalità alle quali ben s'attaglia il repertorio squisitamente lirico. Quando questa operazione, non facile da realizzare, riesce è perché a monte sono presenti buona tecnica vocale, sensibilità e intelligenza. Unico appunto che mi sento d'azzardare riguarda il registro grave che in alcuni attacchi scoperti m'è parso viziato da una spessore esiguo nella densità del suono che caratterizza il canto di questo interessante soprano che arriva dall'oriente. Nel dipanarsi della vicenda verdiana di quest'opera già con "Tacea la notte placida" il soprano offre una cifra precisa delle sue felici scelte interpretative che realizza espressivamente con sapiente dosaggio del suono e con colori struggenti passando con vigore alla successiva cabaletta. Che dire poi di come ben realizza il tema del riconoscimento dell'amato scambiato per il conte con coppie di note ben sottolineate espressivamente fino alla cabaletta che la Guanqun rende credibilmente trascinante.
Ben significativamente staccate, quasi ansimanti le parole cantate nella frase "e deggio e posso crederlo" fino al largo cantabile di "sei tu dal ciel disceso" in vero avvincente. L'ultimo atto è scoglio inevitabile che la Guanqun ha affrontato giocando tutto sulla ricchezza espressiva mancando lo spessore drammatico alla voce. Dal duetto con il conte in poi, dopo aver ottenuto la salvezza per l'amato, tutto il canto di Leonora è un addio alla vita e un inno al sacrificio supremo per Manrico. In una felice commistione di scelte espressive e dinamismo interpretativo la Guanqun prende congedo dalla scena con il merito d'aver ben assolto il compito affidatole. Altra interessante e gradevole sorpresa è stata la presenza del basso cantabile George Andguladze. Avevo già avuto modo d'ascoltarlo nello stesso ruolo la scorsa estate a Tizzano Opera 2011 e ieri sera ha confermato la scelta d'un percorso virtuoso che si sta rivelando foriero di soddisfazioni per l'artista e per l'ascoltatore. La voce possiede un colore bronzeo ed è ben timbrata ed il canto scorre sostanzialmente fluido anche dove momenti di concitazione potrebbero un poco tendere a prendere il sopravvento sulla scorrevolezza. Andguladze ha impresso forte caratterizzazione al personaggio ed il suo Ferrando si segnala per autorevolezza interpretativa; non è il solito famiglio del Conte di Luna e nemmeno il cronista della storia famigliare del signore del castello ma un personaggio ben scolpito con forte dignità e drammaticità. Questo basso cantabile viene dalla Georgia e promette tanto ed a lui solo spetta mantenere le promesse.
Il Baritono Hayato Kamie s'è calato nel personaggio del Conte con sicurezza; possiede un senso della misura ben calibrato e utilizza al meglio una voce non torrenziale ma assai gradevole all'ascolto. Nel grave e nel medio trova i momenti migliori con un canto sostanzialmente ordinato. Mostra buone intenzioni esecutive che in larga misura risolve felicemente. Densità del suono e colore lo collocano nel novero dei baritoni cantabili che offrono il meglio nel repertorio romantico del primo ottocento e nelle opere del giovane Verdi. Il registro acuto s'avvale di una naturale propensione a scalare il pentagramma ma si rileva che il suono si fa più aspro e fibroso non trovando un corretto spazio nella maschera. Kamie canta con garbo, alleggerisce, colora e sfuma realizzando buone intenzioni.
Con una sistemata agli acuti rischia di cantare per i prossimi quarant'anni! Serata non ideale per l'Azucena di Nicole Piccolomini; non sono discutibili le qualità naturali di questo mezzosoprano che possiede una voce di notevole interesse e spessore così come timbro e colore sono fascinosi però l'emissioneè disuguale e il canto ne soffre. Azucena è personaggio complesso e a tratti terrificante e non ammette disomogeneità alcuna; la Piccolomini fa pesare esperienza e mestiere ma il personaggio d'Azucena non si realizza pienamente e non si costruisce compiutamente con qualità naturali intrinseche alla voce dell'interprete: è richiesta una linea del canto inattaccabile per espressività, controllo dei fiati ed uso della maschera che non ammette incertezze e discontinuità.
Ji Myung Hoon
ha dato vita al suo Manrico caratterizzandolo con buone intenzioni realizzate meglio dallo "Ah si ben mio" in poi. La voce è molto bella; possiede le caratteristiche naturali d'impasto e colore del tenore romantico
amoroso di raro fascino ma delicata struttura. Sebbene Manrico sia un giovane innamorato che può trovare ampio spazio di realizzazione con una voce chiara, ben timbrata e fascinosa per colore com'è quella del giovane Hoon è pur sempre necessario lo spessore d'una voce corposa da lirico a tutto tondo.
La sensazione personale è che la voce di questo tenore possa trovare una compiuta realizzazione con personaggi quali Nemorino o il Duca di Mantova e acceda con difficoltà alla concretizzazione del giovane trovatore preda di slanci su frasi ampie, talvolta concitate o comunque estremamente impegnative e nelle quali densità e corposità del suono diventano determinanti. Il compromesso è sempre possibile tentarlo ma richiede la padronanza di un bagaglio tecnico di tale ampiezza che dovrebbe indurre a desistere coloro che non hanno certezza di possederlo.
La fresca, bella e giovane voce del tenore Hoon ha ottime caratteristiche e non manca il tempo per calibrare scelte e personaggi nel migliore equilibrio per le qualità intrinseche ad essa.

Il successo della serata è stato sottolineato da una affluenza copiosa del pubblico e dagli applausi che hanno accompagnato per tutta la serata i momenti salienti dell'opera informa di concerto, appartenente al calendario del Verdi Festival 2011..

ATTILA



Nipponsai 2011 Tizzano Val Parma

 
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