L'ELISIR
D'AMORE AL TEATRO DE ANDRE'
DI CASALGRANDE (RE)
Il
Teatro De André dimostra che con
competenza, buona e saggia volontà,
capacità e pochi quattrini, è possibile allestire spettacoli
lirici
non soltanto soddisfacenti ma spesso degni di teatri di tradizione blasonati
che godono di ben altri bilanci. Il merito va attribuito al dott. Bedeschi e
alla signora Mariella Simonazzi che pongono al servizio del De André la
loro competenza con tanta abnegazione. Sono un tradizionalista incallito e non
amo le trasposizioni temporali nelle opere liriche però quella posta in
essere ieri sera non ha minimamente disturbato. Quattro sono
i cardini sui quali ha ruotato l'Elisir rappresentato ieri sera a Casalgrande:
orchestrazione, regia con annesse scene e costumi, Coro e soprano.
Il dott. Bedeschiha curato la regia con brioso garbo e l'acutezza
d'esperta volpe da palcoscenico. (non me ne voglia per l'accostamento). Gesti,
movimenti,
scene e costumi emanavano profumi d'aia di tempi andati, anche se non
troppo lontani, ma presenti nella memoria di tanti. Più che lodevole la
risposta dei giovani artisti sulla scena.
La presenza sul podio del Dir. Paolo
Barbacini Manfredi è sempre garanzia d'eccellenza e anche ieri
sera
non ha mancato l'appuntamento dirigendo l'Orchestra Città di
Ferrara con intensità.
Entrano in gioco molteplici aspetti della preparazione
ed esperienza di questo raffinato artista che ha dedicato gran parte della sua
vita al Teatro d'Opera con particolare attenzione a Donizetti del quale
esalta la squisita e delicata propensione chiaroscurale ottenendo dall'orchestra
una precisa ed efficace risposta nel piano e nel pianissimo, dominando l'inclinazione
al personalismo, vagamente anarchico, che pervade talvolta gli orchestrali presi
singolarmente.
Il risultato è l'assenza di quelle momentanee abdicazioni
alla funzione dÕaccompagnamento che lÕorchestra deve avere al cospetto
delle voci. Lodevole pertanto la prova dell'orchestra Città di
Ferrara.
Il Coro dell'Opera di Parma sa essere protagonista in questo
Elisir con il vigore misurato sulla pagina donizettiana e la efficacia che lo
distingue
e lo fa apprezzare ovunque porti l'esperienza artistica che lo caratterizza,
diretto nell'occasione, dal Maestro Emiliano Esposito. Quarto
ed ultimo, non per importanza, cardine sul quale ha ruotato l'Elisir di ieri
sera è stata
la prestazione artistica del soprano lirico-leggero salernitano Paola
Santucci.
Questa trentacinquenne controlla musicalmente e vocalmente il ruolo d'Adina con
ottimi effetti ed ha offerto una prestazione artistica matura e, in alcuni momenti,
perfino avvincente.
La fusione equilibrata e assai efficace dei suoni
con la gestualità fanno della Santucci una gradevole interprete nel ruolo
d'Adina senza stucchevolezze ma con femminile, malizioso garbo rendendo
un personaggio assai credibile e rimarchevole nel suo complesso.
A Paola Santucci occorre attribuire la giusta e meritata dose
del successo che l'opera eseguita ha ottenuto.
Il canto scorre con facilità manifestando leggerezza,
anche in punta di voce, fluidità e morbidezza; alleggerisce, colora, sfuma
e sale in acuto con ottimo controllo ed eccellente musicalità. Sostanzialmente
una buona emissione a suo agio nelle agilità ed in tutto quello che la
pagina
donizettiana esige nel ruolo d'Adina. Considerando le affinità tra
il ruolo femminile in Elisir e quello in Don Pasquale tutto lascia intendere
che questo soprano possa essere una efficace Norina.
Per me che la sentivo cantare
per la prima volta è stata una gradevole sorpresa.
Purtroppo il resto della
compagnia vocale non s'è mostrato allo stesso livello dei sopra indicati.
Ritengo doveroso precisare che la musicalità non faceva difetto a nessuno
e nel caso di Belcore, interpretato da Andrea Tabili,
occorre spezzare una lancia
in suo favore perchè le evidenti difficoltà manifestate penso siano
da ascrivere al clima pazzerello degli ultimi giorni con sbalzi repentini di
temperatura che sono spesso esiziali per chi canta. Non gli ho chiesto come stava
perchè non m'andava di mettere il dito nella piaga tanta era l'evidenza.
Ha fatto del suo meglio per quel che la condizione consentiva quindi gli vi èreso
l'onore delle armi per la buona volontà e l'impegno profuso.
A compenso d'un acciaccato Belcore abbiamo apprezzato una gradevole Yukie
Ina, ben inserita nei concertati, che ci ha fatto giungere la sua delicata
voce
con nitore distinto, là dove occorre salire, con suoni ben timbrati. Un
pizzico di squillo in più non guasterebbe ma la sua è stata una onesta
Giannetta meritevole d'attenzione.
Che dire del Dulcamara di Claudio Levantino? é bene
non andare troppo indietro con la memoria e non fare paragoni con, uno a caso,
tale Bruscantini che, onusto d'anni, fraseggiava mandando in visibilio
chiunque avesse la felice sorte d'ascoltarlo. Brioso e pungente ma non
sempre felice e soddisfacente nell'interpretazione vocale. Credo abbia
dato il meglio duettando con Adina subendo forse un effetto di trascinamento
anche se ognuno mette quel che ha quindi onore al merito quando questo c'è.
E' mancata
la colonna portante di un efficace Nemorino: purtroppo non basta
recitare e non sono sufficienti le buone intenzioni per rendere questo delicato,
poetico ed
elegante personaggio donizettiano. Oddio, non che ci s'aspetti la reincarnazione
di Kraus ma questo giovane, volenteroso Alessandro Turri esprime una linea vocale
lontana da Nemorino.
Rendere quel candore disarmato e disarmante esige una voce
perfettamente in maschera con il conseguente controllo della mezza voce, che
non il cantar piano, altrimenti mancano gli armonici sostituiti da suoni
sordastri, indietro, oppure attaccati al naso quando si sale; é questo
il caso.
Chi, con le stesse caratteristiche non si attacca al
naso sale aprendo, sbiancando e stimbrando oppure tuba in gola
con effetti disastrosi. Alla giovinezza di questo tenore nulla è precluso
ma dalle sue note personali apprendo che ha cantato Carmen e Butterfly ÉÉ.si!
Pinkerton e addirittura Don José! Con questo metro di misura potrei sfilare
io alla prossima edizione di miss Italia!!!!
Le scelte personali sono sacre É..poi
non ci si sorprenda delle conseguenze! é un vero peccato perchè questo
giovane ha sicuramente delle potenzialità che possono trovare buona realizzazione,
una volta impostata correttamente la voce, in un repertorio lirico leggero spingendosi
fino al lirico Rodolfo di Boheme a patto che rivolti la sua fonazione come un
calzino in lavatrice.
Quanto impegno, pazienza, dedizione, corretto studio, sensibilità,
intelligenza, perseveranza ed equilibrata acutezza, occorrono per affrontare
il periglioso percorso che conduce alla formazione artistica.
Auguri giovane
tenore Turri.
ATTILA