Come
trascorrere un piacevole pomeriggio di
capodanno 2012
al teatro de Andre' a Casalgrande
Ancora
una volta il direttore del teatro De Andre' di Casalgrande, Dott. Ugo
Bedeschi, ha
fatto centro!
Coadiuvato dall'amabile e competente
consorte il Dott. Bedeschi ha offerto alla cittadinanza un piacevole pomeriggio
musicale avvalendosi di giovani voci, gia' sperimentate in precedenti esperienze,
sempre in allestimenti curati dall'inossidabile coppia nella vita e in
arte. Preziosa, nell'occasione la collaborazione al pianoforte della Maestra
Maria
Cristina Debbi che ha accompagnato i cantanti con la consueta
professionalit.
Tutti e quattro i giovani artisti avevano avuto occasione
di calcare la
scena del De Andre' fornendo prestazioni più che decorose
diretti dal Maestro
Paolo Barbacini.
Credo sia dell' Aprile scorso l' Elisir d'Amore andato
in scena a Casalgrande con un buon successo esprimendo tutti i principali
partecipanti,
eccettuato il tenore, che non era lo stesso che ha cantato a capodanno,
un onesto e promettente livello artistico. Con simpatica arguzia il Dott.
Bedeschi s'è assunto, come di consueto, il compito di presentare
divertendo senza far pesare il bagaglio di conoscenze che lo distingue
e questa operazione
riesce soltanto quando a sostenerla c'è umilta' e semplicità in
felice connubio con una brillante intelligenza!.
Sanno farlo in pochi! Il programma
era dedicato alla donna nell'opera lirica con arie che sottolineavano il
saper essere insinuanti, astute, dolci e delicate quanto tragiche, drammatiche
e vendicative. Il programma scelto ed eseguito si segnala sia per la popolarita'
delle arie interpretate che per le difficolta' insite in alcuni brani non
consueti appartenenti ad opere non piu' di repertorio quali la Louise di
Charpentier o i racconti di Hoffmann di Offenbach.
Sul palcoscenico si sono
alternati due soprani, un tenore e un basso. Se passiamo al confronto tra
i cantanti cito subito il Sp Azusa Kinashi. É lei
che “tiene
il banco”! La storia di questo incontro musicale l'ha fatta lei!
Il divario tecnico e interpretativo colloca questo soprano lirico-leggero,
al vertice della serata.
Pur non essendo una Battle la Kinashi canta
sempre e bene. L'intonazione è sicura e precisa (puo' sembrare
una ovvieta' ma lo è assai meno di quel che la realta' ci propone),
facili e ben controllati gli acuti, corretto e misurato il fraseggio,
efficace il dosaggio dei fiati. Il canto della Kinashi scorre
fluido e piacevole e
sebbene il volume della voce non sia corposo, a dimostrazione che tutto
funziona, c'è la ricchezza degli armonici che ne caratterizza
l'emissione.
Anche duettando con una voce naturalmente piu' dotata la Kinashi non fatica a “forare” in alto non temendo il confronto e
le vibrazioni che arrivano al timpano dell'ascoltatore sono la prova
del corretto
uso della
maschera. Questo accade soltanto se il giusto dosaggio del fiato intercetta
le corde tese correttamente. Con l'aria della bambola dei racconti di
Hoffmann la Kinashi ha incantato il pubblico; buono
il “saper
vorreste”(oscar
del ballo in Maschera) e pure l''addio del passato'' anche se ritengo
possa permettersi Traviata in concerto ma credo sarebbe un rischio l'opera in
teatro.
Sostanzialmente
corretta ma meno convincente ''de puis le jour'' dalla Louise
di Charpentier. Una prova piu' che positiva quella della Kinashi.
Una serata a teatro è un po' come cuocer ciambelle: non tutte
riescono bene! Avevo trovato gradevole il Sp Yukie Ina
e tutto sommato, convincente la sua Giannetta nell'Elisir prima citato
ma ieri
a Casalgrande s'è espressa
nettamente sotto tono.
Complessivamente discreta la sua Musetta; ''quando
men vo soletta'' si gioca sul centro ma le cose cambiano con ''l'aria
dei gioielli'' dal Faust di Gounod! Non sempre l'intonazione è sicura
e precisa, le agilita' la mettono in difficolta' e il canto cerca quel
che non trova.
Aggraziato e gradevole il florilegio di canzoni giapponesi ma
confrontando la serata con la Giannetta di meno dun anno fa' la Ina mi
lascia insoddisfatto; il tenore Menini ha bella
voce e buon materiale ma l'emissione è desuguale
a nocumento della resa finale del suono. Le intenzioni sono ben percepibili
ma realizzate in parte e con disomogenea discontinuità. Generoso nel
canto ma non efficace quanto vorrebbe le intenzioni.
Il Bs Claudio Levantino, che
avevo complessivamente apprezzato nel ruolo di Dulcamara, mi ha deluso
ed è un
peccato perchè la voce ha buon timbro e bel colore ma ricordandolo
nove mesi fa' colgo oggi differenze apprezzabili negativamente. La
voce salendo' dal centro all'acuto stimbra e cambia colore.
Nel grave
ho la
sensazione
che sia alla ricerca d'uno spazio che va oltre la naturale disposizione
della voce.
Piu' che basso mi pare un Bs/Br mentre gli acuti, per timbro e colore,
sembrerebbero indicare un baritono cantabile. Questo ragazzo suscita
dubbi, almeno a me, e temo possa farsi del male se non risolveà' positivamente
la ricerca di una tranquilizzante omogeneità e fluidità d'emissione
che
attualmente manca all'appello.
Certamente la scelta di l'aria moziartiana è stata
ben ponderata e adatta alle sue caratteristiche e pure Rossini entra
nelle corde purche' elimini le incertezze che ieri sera lo hanno afflitto.
Questo
giovane penso possa offrire molto nel repertorio cameristico.
Ha cantato
di Tosti ''non t'amo piu'' e di De Curtis'' non ti scordar di me''
ed è proprio
con queste che ha mostrato di trovarsi in difficolta' evidenziando'
una intonazione non sempre corretta e precisa quasi le affrontasse
per la
prima volta e gli
avessero messo lo spartito sotto gli occhi cinque minuti prima. Potenzialita'
il giovane Levantino ne ha ma tocca a lui mantenere le promesse realizzandosi
come artista compiuto.
Vorrei tanto riascoltarlo tra sei mesi e rendermi
conto che le mie attuali perplessita' non hanno ragione d'essere: in
bocca al lupo giovane Claudio Levantino, che tanto
studio e la buona sorte t'assistano!.
Ai giovani cantanti consiglio il riascolto, più volte, della registrazione
delle loro serate insieme al maestro oppure a persona d'affidabile
esperienza. Chi ama il canto e i giovani che lo praticano deve essere
pronto a dire,
in buona fede, anche cio' che puo' dispiacere.