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Interviste Articoli e Recensioni 2012

Guestbook Nausica  
  Venerdì 20 Aprile 2012
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UN BRILLANTE ROSSINI al Teatro DE ANDRE’ a CASALGRANDE

La coppia in arte e nella vita, Ugo Bedeschi / Mariella Simonazzi, rispettivamente regista e scenografa dell’interessante Barbiere di Siviglia,diretto da Paolo Barbacini Manfredi, ha nuovamente centrato il bersaglio. Quando una profonda cultura specifica vive in felice connubio con la passione per quanto si fa i risultati positivi non tardano mai a venire.
I coniuigi Ugo Bedeschi e Mariella Simonazzi, a Casalgrande, sono il teatro!!!! Da molti anni il Dott. Bedeschi dimostra che pur con bilanci risibili, rispetto a tante altre realta’ teatrali, e’ possibile fare arte di buon livello qualitativo, dando spazio ai giovani, avvalendosi della determinante collaborazione del Maestro Paolo Barbacini che, dopo una lunga parabola artistica come tenore, oggi offre il magistero della Sua arte alle iniziative del Dott. Bedeschi impreziosendo con la Sua presenza, nella veste di Direttore d’orchestra, la stagione del De Andre’. Al Barbiere di Siviglia e’ toccata in sorte eterna giovinezza e un simile destino, dalla Dafne di Caccini e dall’Orfeo di Monteverdi ad oggi, non è accaduto spesso.
La presenza del Maestro Barbacini sul podio ha tratto dall’Orchestra Città di Ferrara quella funzione di costante accompagnamento al canto che i colori, i crescendo impetuosi, i tempi rossiniani possono talvolta porre in ombra senza mai venir meno alla coerenza ritmica,al controllo della densità del suono ed allo stile di Rossini che Barbacini ben conosce, avendo con esso avuto una contiguità artistica nel corso della sua lunga carriera come cantante pertanto in questo Barbiere Rossini non latita mai.
Con il Maestro Paolo Barbacini Manfredi l’Orchestra Città di Ferrara ha espresso compiutamente l’efficacia dell’amalgama delle buone singole professionalità che la compongono. Per un ferreo sostenitore della tradizione quale io sono digerire sulla scena costumi e scene da West Side Story non è così semplice quanto può esserlo per un giovane ansioso di mettere i piedi sul palcoscenico però tutto s’è dipanato con equilibrio, garbatamente, con brio calibrato da rendere la “libera licenza” adottata dalla scenografa e costumista Mariella Simonazzi una scelta non gravosamente stridente.
In questo più che onesto e gradevole Barbiere di Siviglia il Coro dell’Opera di Parma, a ranghi ridotti, ha fornito consueta prova della sua abituale professionalità. Il ruolo di Figaro era affidato al volonteroso Daniele Girometti dotato di buoni mezzi naturali ma non a suo agio nelle agilità e non centrato nello stile rossiniano.
L’ultimo ottimo Figaro rossiniano ascoltato risale a più di vent’anni fa; faccio riferimento a Roberto Frontali d’almeno quattro lustri fa perché oggi la voce è appesantita da una carriera onerosa. Girometti tenta d’asservire la voce alle intenzioni ma realizza soltanto in parte l’intento e se parzialmente gli riesce farlo nel centro e nel grave gli è impossibile quando va in acuto dove il suono diventa aspro e forzato; non c’è brillantezza, facilità, naturalezza, leggerezza e tutto questo priva Figaro delle caratteristiche imposte dalla pagina. L’impressione è che non abbia dimestichezza con il ruolo anche se sul palcoscenico c’era lui mentre io stavo in platea e l’emozione può cogliere chiunque quando meno perfino il diretto interessato se l’aspetta.
Nel duetto con Almaviva quando Figaro spiega al Conte dove è il suo negozio, Girometti, attaccando “numero quindici a mano manca” ha perduto per strada la “mano manca” ma è peccato men che veniale perché sostanzialmente quel che fa aggio son canto e stile! Indimenticabile fu Carreras in un concerto quando ancora la sua voce non era compromessa, quindi tanti, ma tanti anni fa, che nel momento d’attaccare “la donna è mobile” a lui e a tutti i tenori ben nota, restò in silenzio davanti ad un pubblico ammutolito.
Rammaricandosene si rivolse alla platea scusandosi perché in quel momento un vuoto di memoria gli aveva fatto dimenticare le parole!!!!! E’ un po’ come per un baritono dimenticare l’attacco di “cortigiani vil razza dannata”. Sulla scena Girometti si muove con buona efficacia e garbo. La voce di questo baritono ha spessore non solo adeguato ma perfino eccessivo però manca la rotondità del suono, la morbidezza del fraseggio , la sinuosità intrigante d’una emissione consona alle agilità su adeguato uso dei colori per esprimere la carica vitale del personaggio.
Le considerazioni fatte per il baritono trovano rispondenza in alcuni limiti palesati dalla Rosina di Shuko Kinoshita.
Anche questa giovane non sempre a suo agio con le agilità ha buoni mezzi naturali ma scolpisce il personaggio con discontinuità: Kinoshita è brillante e convincente sulla scena ma nel suo canto, ad una bella dizione, si contrappone una assenza d’omogeneità timbrica che ne caratterizza e limita la qualità della resa finale del personaggio.
La padronanza dello stile rossiniano maturata inoltre quarant’anni di carriera, prima cantando poi dirigendo, consente a Paolo Barbacini Manfredi di trasmettere ai giovani cantanti un bagaglio d’esperienza determinante perché limiti e difetti sempre presenti soprattutto all’inizio di una carriera finiscano, sotto la sua bacchetta, per non gravare eccessivamente nell’economia globale di uno spettacolo ed è a questa cornucopia d’esperienza che gli interpreti del Barbiere di Siviglia di Casalgrande hanno attinto a piene mani.
Per quanto riguarda il Conte D’Almaviva nessuno s’aspettava la reincarnazione d’Andrea Nozzari e il tenore Francesco Pavesi, pur apprezzato interprete in Italia e all’estero, evidenzia una voce caratterizzata da un colore nel centro e nel grave mentre quando sale in acuto cambia colore. Gli acuti sono naturali ma non hanno la facilità spontanea tipica di chi possiede fermezza nel passaggio d’emissione tra centro e acuto.
Regge comunque il personaggio più in virtù di quell’eterna giovinezza e accoglienza che comunque il pubblico accredita all’opera rossiniana che ad una scaltrezza interpretativa tutta quanta da affidare ad una esperienza da costruire.
A Jibaco Hyun il compito di caratterizzare la figura di Don Basilio e sostanzialmente svolge il compito a lui affidato con efficacia; Hyun canta con la sua bella voce, non torrenziale ma comunque ben adeguata al compito senza abbandonarsi ad effettacci plateali nei quali talvolta cadono bassi ben più blasonati.
Don Basilio è Basso buffo ma con calibrata intelligenza Hyun non lo dipinge con colori eccessivi; non ne fa una macchietta senza caricare troppo il personaggio ed il suo Don Basilio si connota e distingue come basso cantante e non “parlante” come troppo spesso accade di sentire.
Ragguardevole il Don Bartolo del coreano Kim Jeong Ho; per Ho valgono in larga misura le considerazioni fatte per il Don Basilio di Hyun. Sulla scena Don Bartolo, nell’interpretazione di Ho, è dominante per l’interpretazione che ne da!
La v oce di Ho non solo è bella ma perfino ridondante nel ruolo. Scenicamente a gisce da consumato dominatore e vocalmente delinea il personaggio con abilità latina alla faccia di coloro che sostengono che gli orientali non s’infervorano come gli italiani!!!! Prova superata brillantemente per Kim Jeog Ho. Un poco costretto nei limiti imposti dal personaggio la bella voce di Roberto Scandura nel ruolo di Fiorello che penso possa trovare spazi piu ampi con personaggi a più largo spettro scenico e vocale. Berta era affidata a Chiara Moschini che è quella che non solo mi ha convinto pienamente ma è pure la voce che, con il suo canto, m’è piaciuta più di tutti. Musicale, garbata nel porgere gesto e voce, la Moschini canta sempre con sicurezza e vigore espressivo.
Notevole il suo apporto per quanto compresso sia il ruolo di Berta ma la Moschini usa una tavolozza dicolori non solo adeguata ma tale da lasciar facilmente intendere cosa può offrire in ruoli di più ampio respiro artistico. I miei più vivi complimenti brava e gentile Moschini con la quale non ho avuto occasione di scambiare neppure una parola.
Volendo riassumere: complimenti a tutti perché mi sono perfino divertito!

ATTILA




 
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