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  Martedì 31 Gennaio 2012
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24 GENNAIO 2012 AIDA al teatro Regio di Parma

Il Regio di Parma è un palcoscenico prestigioso che qualsiasi cantante lirico vorrebbe calcare; è un teatro di grande tradizione che incute timore e riverenziale rispetto da parte dell'esordiente come dell'artista collaudato.
Non c'è soltanto il club dei ventisette ma, complessivamente, un pubblico abituato non soltanto alle belle voci e capace di distinguere dando corretta collocazione ai cantanti che si propongono all'uditorio.
La serata era dedicata ad un pubblico giovane under 30 e di questo occorre dar merito all'assessorato alla cultura del Comune di Parma e alla direzione del teatro: è stato bello trovarsi circondato da giovani a testimonianza che l'interesse per il canto non è ingessato su fascia d'età condizionata dalla prostata o dalle caldane della menopausa. Se non si facilita l'accesso ai teatri, come ha fatto la direzione del Regio, difficilmente ci sarà un ricambio generazionale del pubblico. Aida è un opera che ben s'addice ai fini propedeutici per spettacolarità delle scene, per passionalità dell'intreccio amoroso, per ambientazione, considerando che rendere il senso della grandiosità scenica con l'avaro spazio del palcoscenico, che non è una arena, richiede misure di compromesso che la regia ha risolto brillantemente avvalendosi della collaborazione d'un complesso scenografico ben efficace.
Scene e costumi erano non soltanto appropriati in buona misura ma addirittura sfarzosi.
Occorre una precisazione riguardo i costumi: mentre quelli dei soldati e del balletto erano ben centrati sul periodo storico quelli dei sacerdoti riportavano più a Nabucco mentre quelli figuranti parevano più guardie d'Erode o milizie scelte per Attila più che per Aida comunque non si può negare l'efficacia dell'impatto visivo. Coreografie di tutto rispetto quelle del balletto e meritevole di plauso l'impegno profuso nelle danze; molto grazioso il balletto delle giovinette caratterizzato da un giocoso batter delle mani sugli arti che richiamava immagini al profumo di melinda tirolese.... quasi ci s'aspettava in distanza echi di jodler.
Un riconoscimento particolare quindi ai balletti e ai danzatori. Non mi ha entusiasmato la direzione orchestrale che ha lasciato prevalere percussioni e fiati sugli archi non solo nel forte e nel fortissimo ma talvolta anche nei momenti dove il sostegno dell'accompagnamento del canto abbraccia duetti e terzetti intrisi di una intimità che richiede tinte delicatamente espressive comunque in parte risolte perché il complesso orchestrale è di tutto rispetto. Il vero protagonista di questa Aida è stato il coro che è uno dei migliori complessi vocali non soltanto a livello nazionale.
In Aida, il coro non costituisce una semplice cornice della vicenda principale ma ne fa parte operante e determinante. La funzione corale in Aida non si limita ad una semplice caratterizzazione storica ma partecipa con palpitante e vigorosa vitalità alla fluttuazione delle circostanze dell'intreccio dell'opera. Questa funzione del coro ha trovato nella direzione del M° Martino Faggiani la migliore efficacia espressiva risultando il vero trionfatore della serata.
Più articolato il panorama delle voci soliste che s'è dipanato tra il mediocre e l'inadeguato! Non c'è da meravigliarsi perché la stirpe dei grandi è estinta per motivi anagrafici. C'è forse all'orizzonte un soprano capace di reggere il confronto con la Devia odierna ultrasessantenne? No! C'è qualcuno che abbia l'ardire di considerarsi erede di Kraus che tante volte ha cantato al regio così come pochi hanno fatto prima di lui? No!
Il dolo minore arrecato al personaggio è, nel migliore dei casi, l'inadeguatezza al ruolo. I Tenori per "tutte le stagioni" capaci di risolvere liricamente dove la densità e l'opulenza della natura veniva meno si sono estinti con l'abbandono delle scene avvenuto 20 anni fa dall'inclito Carlo Bergonzi; sparite per raggiunti limiti d'età le muscolose voci di Martinucci e Giacomini, epigoni di Del Monaco con le ben note conseguenze, chi resta oggi per impersonare l'eroicità del ruolo di Radames e gli abbandoni estatici dei suoi duetti fino al trionfo esaltato della morte per amore che unisce i due principali protagonisti nel finale dell'opera? E' un deserto! Spentasi l'eco della voce di Bruson resta vivissima memoria di Cappuccilli al quale va il nostro rimpianto e oggi se vogliamo ascoltare una voce baritonale "per tutte le stagioni" occorre rincorrere il baritono Marzio Giossi.
Nel repertorio lirico leggero c'è Florez e il tenore lirico Romano Emili qualcuno se lo ricorda? Spero proprio di si....anzi ne sono certo perchè sono artisti che basta ascoltarli anche una sola volta per non dimenticarli più!!!
Gli altri passano e vanno. Amonasro il Re guerriero entra in scena con "anch'io pugnai" e con l'accorato cantabile "ma tu Re": è vinto dall'armi egizie ma non sconfitto nella sua regalità belluina che arde di vendetta e riscatto.
Si manifesta padre verdiano in "rivedrai le foreste imbalsamate" ed è questa una figura nella quale s'alternano a brevi istanti, intrisi di paterno trasporto, momenti di vigorosa ribellione e bellicosità partecipe dello sconforto di Radames in "no tu non sei colpevole"! E' una figura complessa e articolata che si colloca tra la densità sonora di Francesco Cigada ed il canto fluido, legato di Galeffi o De Luca.
Il Br. Vittorio Vitelli non è né l'uno né l'altro però s'è espresso con buone intenzioni realizzando un Amonasro dignitoso con una palpabile ricerca d'efficacia nel fraseggio e nei colori. E' una voce cantabile d'onesto professionista del palcoscenico capace d'esprimersi con correttezza d'intenti.
Aida era impersonata dal Sp Caruso dotata d'eccellente presenza scenica e voce d'adeguato spessore nonché corredata di bel colore e timbro. L'emissione trova nel registro centrale la migliore capacità espressiva perché quando accede al grave si fa più esigua mentre salendo all'acuto s'indurisce. In acuto il suono è legnoso e le fibrosità che emergono vanno a danno del timbro. Questo soprano manifesta ottime intenzioni espressive oltre una voce di prim'ordine sicuramente adatta al ruolo anche se impastoiata da una fonazione condizionante in acuto e nel grave. Pure il fraseggio, ben calibrato sulla pagina verdiana, trova il limite nella disomogeneità che distingue i registri. Un'Aida sostanzialmente buona per intenzioni soltanto parzialmente realizzate.
A suo agio e ben inserito nel ruolo il Bs Carlo Malinverno che vestiva i panni del Re. Apprezzabile scenicamente e ben scolpito vocalmente il personaggio capace d'emergere in modo significativo nei concertati per nobiltà d'accenti e misurato fraseggio. In questi ruolo il Bs Carlo Malinverno mi ricorda il Roni di molti anni fa capace di ritagliarsi una nicchia, nel contesto dell'opera, rendendo sapientemente quanto a lui richiesto.
Al Ms Junhua Hao era affidato l'ostico ruolo dell'innamorata delusa e sconfitta in amore da una schiava e purtroppo non bastano le buone intenzioni manifestate dalla giovane orientale alla quale è stato impossibile calarsi nel personaggio di Amneris. Amneris purtroppo era assente; l'Amneris potente e possente, aggressiva e dominatrice, insinuante e perfidina, sottile e serpigna, vibrante e travolgente nel duetto con Radames non poteva scaturire da da voce esigua ed incapace di dar corpo ad uno dei personaggi femminili verdiani di maggior rilievo di tutta la produzione del rande bussetano. Questo Ms canti Mozart e lasci stare Verdi altrimenti sconfina dove non può trovare spazio!
Dignitoso il Ramfis del Bs/Br George Adguladze lui pure però fuori ruolo. Il Gran sacerdote è tale perché richiede un grande basso e Andguladze basso non è nemmeno per statura fisica! E' chiaro che in simili condizioni al massimo si rabbercia un personaggio alla meno peggio privo però delle reali caratteristiche richieste. Manca l'ampiezza delle note gravi perché basso non è l'Andguladze anche se con notevole intelligenza non ha cercato di spacciare quel che non ha. Manca l'ampiezza solenne del suono; la ieraticità del ruolo l'ha resa scenicamente ma non vocalmente! S'è l'è giocata sul centro ed ha avuto il buon gusto di non forzare gli acuti nei concertati riuscendo a farsi sentire decorosamente: un poco "tirato" nell'immenso Ftah però, considerando il ruolo e le caratteristiche vocali dell'Andguladze, tutto sommato non credo potesse far meglio e di più.
Difficile è comprendere pechè il ruolo di Radames venga affidato ad una voce che non dovrebbe varcare il confine ben delimitato dal Duca di Mantova o dal Rodolfo pucciniano considerando i suddetti ruoli come limite oltre il quale non avventurarsi. Se a quanto detto prima aggiungiamo la tendenza a stringere il suono in gola accedendo all'acuto con sforzo tale da impoverire lo smalto della vocediviene poi impossibile avere squillo, eroicità nel canto spiegato nel medio enell'acuto, impossibili ancora trovare naturalezza nello slancio pertanto, di conseguenza, il Tn coreano Hoon non è riuscito a trovare mordente, fierezza, e ricchezza di modulazione dei colori quindi Radames ieri sera era assente.
Assente il Radames estatico, sognante, lirico; assente il Radames dell'invettiva vibrante, dal mordente traboccante fierezza e ardore giovanile....insomma assente e basta. E' un peccato perché la voce ha ottime caratteristiche naturali e se impostata correttamente, in adeguato repertorio, potrebbe dare grandi soddisfazioni al suo possessore.
Mah! Devo riconoscere che nel canto del giovane coreano si percepivano le intenzioni non realizzabili per l'impegnativa difficoltà del ruolo anche se nel finale, caratterizzato da un meraviglioso lirismo, qualcosa di più è riuscito a dare compresso però e sovrastato dal soprano.
Controversa rappresentazione d'Aida questa andata in scena al teatro Regio di Parma

ATTILA



Nipponsai 2011 Tizzano Val Parma

 
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