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Concerto Per il Giappone Nausica 2011.

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Guestbook Nausica  
  26 Novembre 2011
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Teatro Ruggeri Guastalla. Concerto in memoria del Tn. Ferruccio Tagliavini

come accade ormai da diversi anni, il Comune di Guastalla mette a disposizione il teatro Ruggeri, gratuitamente, per il concerto con il quale si commemora un grande artista reggiano: il tenore Ferruccio Tagliavini. Presente in sala il sindaco, a sottolineare l'impegno dell'amministrazione e sul palcoscenico, in veste di presentatore e cantante il Tn. Paolo Barbacini che fu allievo di Tagliavini tenendo poi viva la tradizione belcantista italiana nel mondo e tramandando gli insegnamenti artistici dell'illustre concittadino che gli fu maestro nella vita e in arte. Sorprendente e inspiegabile che il teatro municipale di Reggio Emilia non s'avvalga dell'esperienza d'un artista della levatura di Paolo Barbacini affidandogli la direzione artistica del nostro bel teatro!!!!
Ci avviamo alla metà del terzo lustro della direzione artistica del Municipale posta nelle mani d'un regista, figlio d'illustre padre, che è riuscito a mandare i melomani reggiani in trasferta a soddisfare la passione per la tradizione....... questa però è una digressione personale che vuole affermare vigorosamente la presenza a Reggio di un artista, qual'è Paolo Barbacini, al quale meritoriamente s'attaglierebbero certe responsabilità artistiche. Grande merito occorre riconoscere, per l'impegno profuso nell'organizzare la serata, alla Maestra Agnese Ferrari che ha accompagnato i cantanti al pianoforte con la consueta professionalità. La Maestra Ferrari è interprete d'elevato profilo artistico e pone al servizio del cantante un'esperienza solida, maturata nel tempo e raffinata da una sensibilità rara e preziosa pertanto, qualsiasi cantante, s'affida alle mani della Ferrari in fiduciosa tranquillità.
Il concerto s'è caratterizzato per due intermezzi assai gradevoli: il Tn Barbacini ha voluto ricordare il suo illustre Maestro cantando un'aria da camera di Francesco Paolo Tosti offrendo così un saggio della sua arte che non conosce scorrere lo del tempo poi, successivamente, il flauto di Felice Santelli ha duettato con il pianoforte d'Agnese Ferrari in una fantasia tratto dalla Lucia di Lammermoor. In un concerto lirico l'intervento musicale di due strumenti rischia d'essere considerato un escamotage per dar fiato ai cantanti ma la fantasia eseguita dal flautista Felice Santelli e da Agnese Ferrari s'è collocata d'imperio qual prezioso, perlaceo intermezzo dotato di una sua precisa connotazione interpretativa che ha evidenziato un felice connubio artistico. Basta pensare alla scena della pazzia nella Luicia Donizettiana oppure, appena prima di “ Che puro ciel”, nell'Orfeo di Gluck o ancora correre col pensiero all'andante della sinfonia del Tell e chi non conosce e non sente i brividi ascoltando l'introduzione a “Casta diva”! Sono i suddetti soltanto alcuni esempi dell'uso del flauto nell'opera lirica; il flauto è strumento affascinante per suoni dolci e cantabili nel centro che divengono luminosi in acuto e paion nati per rivaleggiare con i soprani coloratura nel virtuosismo.
Felice Santelli ha dato buona prova e un poco di spazio in più al suo flauto e al pianoforte della Ferrari non avrebbe certo guastato. Difficile che in una manifestazione artistica tutto corra “liscio” e nel migliore dei modi..... infatti, è il caso di dirlo, le note dolenti sono venute dal canto. Premesso che il baritono coreano Kim Myung Hoon era in evidente condizione di indisposizione, che ha pesantemente gravato sul suo impegno, l'onere è passato sulle spalle del giovane tenore Alessandro Turri e sul soprano drammatico giapponese Rika Itanami. Ritengo doveroso un richiamo alla condizione del Br Hoon che nonostante la palese indisposizione s'è assunto coraggiosamente evidenti rischi. La sua prova si sottrae giustamente allo strale della critica e doverosamente occorre riconoscergli buona volontà e seria professionalità. Non era la solita scusa del cantante che sale sul palcoscenico come se andasse al botteghino del lotto, e mette avanti le mani annunciando preventivamente l'indisposizione, che comunque di questa stagione è sempre dietro l'angolo, perché quest'artista coreano ho già avuto modo d'ascoltarlo due volte a Casalgrande, diretto da Paolo Barbacini, ed ha fornito prove convincenti. Al Baritono Kim Myung Hoon va quindi la gratitudine del pubblico. Sconcertante la prova del giovane tenore Alessandro Turri che mi dicono avere 24 anni. Oggi definiscono giovani, cantanti che hanno, seppur di poco, superato la trentina. Non voglio considerare un riferimento Maria Garcia Malibran e neppure Pauline Viardot, sua sorella, figlie di Manuel Garcia che debuttarono rispettivamente a 17 e 16 anni e neppure Johan “jussi” Bjorling che a 18 anni incideva i suoi primi dischi con il nome d'arte di Erik Odde, però definire giovane un cantante di 30 o passa anni è una fesseria. Vero è che la voce del basso matura più tardi ma a 24/25 anni un tenore se non ha debuttato deve essere in procinto di farlo. Avevo già ascoltato a Casalgrandde il tn Turri tempo fa e la non felice impressione s'è purtroppo rinnovata. Senza dubbio Turri possiede voce bella per timbro e colore ma l'uso che ne fa è a mio parere assai discutibile. È un vero peccato perché naturalmente dotato di ottimi mezzi compromette tutto con una emissione affidata a una scalpitante generosità. Il meccanismo del passaggio dal centro all'acuto è ignorato o trascurato; la bella voce possiede in natura rotondità e pastosità ed un colore assai accattivante ma nel grave tende a farsi esigua evidenziando perdita di posizione delle corde, che in parte ritrova naturalmente nel centro e che torna a perdere appena accenna a salire! O strige o apre i suoni; gli acuti sono il prodotto d'una velleitaria esuberanza che, se non corretta o temperata, porterà gravi danni all'organizzazione naturale di questa bella voce di tenore lirico leggero perché, checché ne pensi il possessore, è voce lirico-leggera attualmente assai maltrattata. La voce di questo giovane latita tra faringe e naso invalidando in buona misura, le caratteristiche naturali invero gradevoli quando resta nel centro. Cerca la mezza voce ma quando ci prova riesce a cantare piano ma non è la stessa cosa. Pensare un utilizzo di questa voce al di fuori del repertorio mozartiano o di primo ottocento, sempre che risolva i problemi d'emissione che l'affliggono, è assai più d'un azzardo!
Vorrei tanto sbagliarmi ma so che non è così e non per presunzione ma per manifesto azzardo del giovane tenore. Quella del Turri è voce che potrebbe dare tanto se correttamente impostata nel giusto repertorio. Il bel timbro viene gravemente compromesso dalla disomogeneità dell'emissione e la ricerca dello stile della espressione è affidata solo alla buona volontà non sorretta però da altro.
E' così che, prima ancora di iniziare una carriera, si perdono tante belle voci. Il futuro a breve dirà chi aveva ragione. Per fortuna era presente il soprano giapponese Rika Itanami; ascoltandola viene naturale ricordare il soprano drammatico Maria Cornelia Falcon. I francesi definiscono, la tipologia vocale alla quale ritengo appartenga la Itanami, “soprano Falcon” anche se non so quanto la Itanami condivida questo mio parere. La voce di questa giapponese impressiona per volume, turgore dei suoni in tutta la gamma d'emissione, temperamento e vigore interpretativo. È fatto raro ascoltare una voce così dotata e dotta! Con incredibile spontaneità, facilità, se non naturalezza, ha cantato arie da Aida, Forza del destino Mac Beth e Nabucco inanellando recitativi, arie e cabalette d'un repertorio sfiancante e temutissimo. Ha quasi dell'incredibile la semplicità e la facilità con la quale il soprano Itanami passa dall'amabile conversazione in un breve intervallo, alla belluinità interpretativa con la quale caratterizza i suoi personaggi drammatici. Affronta scale ascendenti e discendenti con un vigore ed un turgore del suono impressionanti con rara omogeneità. Il canto spiegato è vibrante e imperioso all'occorrenza così come trova accenti accorati, sinuosi e profondamente toccanti e lo ha dimostrato in “Anch'io dischiuso ho un giorno”. Insomma, gentile Itanami, è un gran piacere ascoltarla e glie lo dico da appassionato con spiccata predilezione per le voci maschili. Di sopranini queruli e petulanti è pieno il mondo: voci come la sua si contano sulle dita!
Spero d'avere presto l'occasione di riascoltarla.

ATTILA



Nipponsai 2011 Tizzano Val Parma

 
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