NABUCCO
A TIZZANO
Allestire l’opera verdiana Nabucco tra le rovine d’un
antico maniero è una bella “rogna” per
qualsiasi regista voglia metterci mano perchè, comunque,
il ricorso al compromesso è inevitabile ma Pierluigi
Cassano ha saputo ricorrere ad un’abile mediazione
tra le esigenze sceniche obbligatorie ed i limiti imposti
dall’ambientazione in vero suggestiva. Veder comparire
la luna dietro le antiche rovine del castello di Tizzano,
mentre sulla scena si dipanava la vicenda verdiana, ha suscitato
certamente sensazioni evocative nel pubblico presente alla
rappresentazione. Il regista Pierluigi Cassano ha, con impegno,
intelligenza e non poca fatica, trovato conciliazione tra
esigenze di difficile amalgama.
Al pianoforte il maestro Claudio
Cirelli ha offerto l’eccellenza
della Sua professionalità ma, essendo lo strumento
distante dalla scena, il ricorso all’amplificazione è stato
inevitabile con effetti alterni e non sempre ottimali per
interpreti e coro ai quali, probabilmente, il validissimo
supporto dell’accompagnamento del Maestro Cirelli,
nel forte e fortissimo, deve essere giunto in modo discontinuo
o comunque affievolito.
Ritrovare il soprano Rika Itanami nel
ruolo di Abigaille è stata
una piacevole conferma della validità di questa artista
nelle vesti di uno dei personaggi verdiani più ostici
in assoluto. La tessitura che Abigaille affronta spazia dallo
acuto estremo ai suoni più gravi rendendoci una figura
d’eroina che precorre l’universo femminile wagneriano.
Siamo in presenza d’atletismi che trovano compimento
in una vocalità che si colloca tra il soprano drammatico
ed il contralto condito con indispensabile padronanza dell’agilità… non è poco.
Abigaille si trova pure a dover padroneggiare passi di puro
lirismo pertanto deve essere attrice e cantante lirica e
drammatica ma l’agilità è a tratti di
una sfrenata irruenza che, per trovare compiuta realizzazione,
necessita di suoni gagliardi, bronzei, aggressivi, da belva
affamata di potere, lontana anni luce dalle agilità espressive
del belcantismo che ha preceduto questo personaggio verdiano
nelle melodie belliniane e donizettiane. A quanto sopra detto
occorre aggiungere che la personalità della Itanami
si plasma sul personaggio con furore scenico elettrizzante
trovando poi nei passi lirici suoni accoratamente languidi
convincenti. Alcune asprezze timbriche della Itanami ben s’attagliano
alle caratteristiche del personaggio che ieri sera, questa
valida artista, ha offerto al pubblico di Tizzano.
Improbo, arduo e ingrato l’impegno
che Verdi esige, per “costruire” il personaggio
di Nabucco, dal baritono di turno. Nelle vesti di Nabucco,
ieri sera a Tizzano,
c’era il baritono Valentino Salvini.
Le cronache dell’epoca ci parlano di Giorgio Ronconi
che, dopo essere stato acclamatissimo interprete donizettiano,
divenne ideale interprete delle partiture verdiane. Il baritono
verdiano nasce con Nabucco e ad esso è richiesta voce
di buon volume (non occorre sia torrenziale alla Titta Ruffo
o, per venire ad anni più recenti, alla Guelfi) assolutamente
adusa a morbida duttilità, ai colori sfumati, agli
alleggerimenti e al recitar cantando. Essenziale è poi
la facilità nel registro acuto ed il legato per rendere
con efficacia i momenti puramente lirici perchè se
difetta la capacità di legare diventa vocalmente ingestibile
il passaggio, di puro lirismo a tinte forti, da tiranno a
uomo, che si esprime compiutamente nel “Dio di Giuda”!
Nabucco è figura tirannica, minacciosa e dolorosa
ed il passaggio che caratterizza questa transizione inizia
con l’aria “chi mi toglie il regio scettro” che
richiede una straordinaria varietà di colori e accenti
d’espressione per rendere convincente il personaggio;
ricordo un quarant’anni fa un fenomenale Zanasi, che
fu allievo della Maestra Ronchi, e recentemente un fantastico
Marzio Giossi lui pure allievo, in gioventù, della
stessa mai abbastanza rimpianta, Maestra.
Il baritono Salvini ha evidenziato nella
serata, buone intenzioni realizzative, esperienza, giusto
mestiere e buona interpretazione,
supportate da una puntuale musicalità negli attacchi
e nei concertati.
Nell’opera Nabucco giganteggia il ruolo di Zaccaria:
il gran sacerdote. Senza un grande Zaccaria l’opera
verdiana è monca, incompiuta; per la stessa ragione
occorre un grande coro e la Corale Verdi di Parma non è mancata
all’appuntamento.
Silvia Rossi ha diretto con puntuale efficacia
l’eccellente
coro padrone delle partiture verdiane anche se l’inevitabile
ricorso all’amplificazione più che giovare ha
reso problematico l’impegno artistico profuso. Zaccaria
si pone alla guida delle scene corali, incita e regge il
peso drammatico di momenti che esprimono
una sacralità eroica
che trova inizio proprio con Nabucco e che culminano in trascinanti
e terribili cabalette. Che dire poi della forza espressiva
che il basso deve padroneggiare in “vieni o levita”!
Ho avuto la fortuna e il privilegio d’ascoltare Ghiaurov
negli anni settanta ed il ricordo è incancellabile.
L’ineguagliabile vis drammatica del basso verdiano
nasce con Nabucco e trova compimento nella figura di Filippo
II e del Padre Guardiano rendendoci personaggi grandiosi
nel tormento interiore, nell’essere trascinanti e sanguigni,
ponderosi e profondamente umani.
Al basso Fabrizio Flamini non manca la ieratica
figura del gran sacerdote che fa affidamento su un significativo
fraseggio
nel quale si specchiano buone intenzioni interpretative.
La voce non ha la torrenzialità di De Angelis o la
plasticità di Neroni ma belli sono timbro e colore
così come convincente è il centro di gravità della
emissione. Il grave non ha l’ampiezza di Pasero o di
Neri ma Flamini trova in questo Nabucco una corretta collocazione
risolvendo con professionalità il compito affidatogli
pur palesando, a tratti, un certo disagio nel registro acuto.
Flamini padroneggia una adeguata capacità espressiva
che evidenzia un buon equilibrio tra gestualità e
canto.
Fenena è un personaggio affidato solitamente ad un
soprano lirico mentre ieri sera cantava Tamta Tarieli che è un
mezzo di provenienza dal registro sopranile. La Tarieli possiede
capacità artistiche di tale ampiezza ed una vocalità così preziosa
che nel ruolo di Fenena si trova sacrificata anche se la
sua professionalità ci ha reso un personaggio scolpito
ad arte nel senso più elevato dell’espressione.
Timbro e colore affascinano per il morbido e duttile fluire
del canto. La Tarieli unisce ad una eccellente presenza scenica
capacità di cantante-attrice di rara efficacia. Anche
a volerle fare “le pulci” vizi capitali non se
ne trovano e pur ritenendo che ogni considerazione è opinabile
sfido chiunque a criticare negativamente questa artista preziosa.
Il tenore Paolo Pieruzzo aveva l’onere del ruolo di
Ismaele. La tessitura di questo personaggio verdiano non è impervia
e si ”gioca” sostanzialmente sul centro e, conoscendo
il Pieruzzo, avendolo ascoltato più volte in passato,
sapevo che nei panni d’Ismaele si sarebbe trovato a
suo agio. Il materiale vocale a disposizione di questo giovane
cantante si segnala per bel colore e per uno spessore adatto
a ruoli lirico-leggeri con possibilità d’accedere
anche ad alcuni personaggi che richiedono una voce adatta
al lirico. Ismaele ben s’attaglia alle sue caratteristiche
anche se ieri sera ha mostrato a tratti un inatteso disagio.
Sostanzialmente adeguato come vocalità e interpretazione,
l’Abdallo di Emiliano Tozzi, giovane interprete, che
dimostra nei suoi progressivi impegni, la volontà di
crescere, studiando e mettendosi in gioco in ruoli e autori
assai diversi .
La presenza del soprano giapponese Azusa
Kinashi ha impreziosito
il personaggio di Anna. La Kinashi canta bene e anche ieri
sera ha offerto un comprimariato di lusso.
Resta il basso Massimiliano Catellani al
quale mi lega un rapporto di stima personale e proprio
per questo sa che non
gli farei sconti neppure in punto di morte (la mia, non la
sua!) Nel ruolo del sacerdote ha saputo muoversi agevolmente
sulla scena evidenziando un canto sempre più libero
di iniziali pastoie ed oggi affidato ad un cammino progressivamente
virtuoso che fa di lui una buona promessa a venire.
Oggi Catellani rappresenta una realtà vocale meritevole
di attenzione e considerazione e, apprezzandone la capacità di
progredire e migliorare, posso soltanto complimentarmi con
lui e con il suo Maestro. La precisa sensazione è che
tra questo giovane basso ed il suo maestro si stia sviluppando
uno di quei rari e felici connubi forieri di notevoli attese
che, al momento, ritengo il Catellani perfettamente in grado
di soddisfare.
In bocca al lupo Massimiliano; so che sei convinto che per
cantare la voce rappresenta soltanto la condizione essenziale
sulla quale lavorare per diventare non un comune cantante
ma un artista; tu ci stai provando e mostri per ora di riuscirci.
Non soltanto adeguati ma belli i costumi
dei protagonisti, creati per l’occasione da Marco
Guyon della Bottega dell'arte di Reggio
Emilia.
Ancora una volta Nausica Opera International con la direzione di Yumi
Yaginuma, ha centrato il bersaglio
offrendo uno spettacolo
complessivamente importante in un centro della montagna di
Parma dove spazio, silenzio, accoglienza e buona cucina sono
a disposizione di chiunque ami star bene.