5
APRILE 2OIO LE OSTRICHE PERLIFERE
In
natura le cozze sono innumerevoli mentre i bivalvi perliferi
sono rarità. Non che le cozze siano sgradevoli ma le
perle stanno altrove ed e' difficilissimo trovarle.
Il teatro
d'opera rigurgita di cantanti o, comunque, di persone che
tentano di sbarcare il lunario cantando. Tra i tanti pochissimi
sono
coloro che riescono ad eccellere. Negli anni sessanta,
tra i tenori, ce n'erano diversi in grado di suscitare
forti emozioni
esprimendosi a livelli artistici oggi impensabili poi,
tra i tanti, svettava Franco Corelli! Erano gli anni di
Bergonzi e Labò all'apice della forma e del canario Alfredo
Kraus che, nel suo repertorio, non ebbe rivali fino alla
morte avvenuta
nel 1999!
Non
è di tenori che voglio parlarvi anche se per le voci maschili
ho una mia personale predilezione
rivolta
soprattutto a quelle gravi di baritoni e bassi. Di voci
sopranili querule e petulanti mi sento saturo e Musette
senza il centro
o Gilde lattescenti, oscillanti e dagli acuti lanciati
come alea ne ho ascoltate sicuramente troppe!
Se ricordo
la Serra o ascolto
la Devia o rintraccio nel vinile quanto
la
Caballé ha
lasciato allora m'inchino! Che dire della Pons o di quel
meraviglioso canarino della Eggerth o della Battle? Dove
sia finita Marion
Moore che tanto mi piacque negli anni ottanta non so
dire perché l'ho
persa di vista da almeno venti anni. Per quel che riguarda
la voce del contralto “tutto e' deserto”!
La voce del mezzosoprano e' certamente affascinante quando
ben caratterizzata
per timbro e colore e sostenuta da una corretta emissione.
Oggi nei ruoli del mezzosoprano s'ascoltano voci intermedie
o letteralmente prestate ai suddetti ruoli. Un anno e
mezzo fa mi capitò di sentire un soprano che sfoggiava
note gravi corpose e voluttuose per colore e densità del
suono unite in una fluida morbidezza d'emissione. Soltanto
gli acuti evidenziavano una minore fluidità. Circa
un anno dopo ritrovai quella bella voce in un ruolo da
mezzosoprano
e, se non lo avessi saputo, avrei faticato ad accorgermi
che la ragazza proveniva dal registro sopranile.
Occorre
puntualizzare
che a poche riesce così bene questo genere di “mutazione” ma
alla giovane georgiana Tamta Tarieli l'operazione
posta in atto è riuscita ottimamente perché la
ragazza unisce a una vivace intelligenza uno studio
corretto e costante sorretto
da una volontà di ferro che non perde mai di
vista l'umiltà'.
(merce assai rara in verità tra coloro che cantano)
Prima di parlare del mezzosoprano Daniela Barcellona mi
pèrendo
la libertà di ricordare un altro mezzosoprano
d'altra generazione che personalmente considero indimenticabile:
Bianca
Berini. L'ho sentita soltanto due volte ma
l'impressione fu vivissima e tale resterà per
sempre nella mia memoria!
Nel
I970 la Berini fu Azucena a Reggio Emilia; con lei debuttavano
nei rispettivi ruoli due allora rampanti che si sono poi
fatti valere: Vincenzo Bello e Giorgio Zancanaro. I due
baldi giovani
riversarono sulla platea tutta la loro impetuosa baldanza
giovanile ed ottennero un rimarchevole successo ma la trionfatrice
della
serata fu la Berini che cantò come poche volte ebbi
poi in sorte di ascoltare! Dopo molti anni riascoltai la Berini in Gioconda e, nonostante gli anni trascorsi, quando Barnaba
intonò “o monumento” mi piacque giocosamente
pensare che si riferisse alla voce della Berini. Oggi il panorama
e' desolante ma e' pur vero che anche nel deserto può nascere
una rosa! Da molto tempo in tutti i teatri del mondo bene sanno
chi e' Daniela Barcellona e se la contendono.
La voce della Barcellona è talmente duttile e plasticamente
plasmabile da
consentirle si spaziare in oltre trecento anni di melodramma.
Questo è possibile, al suo livello, perché ogni problematica
tecnica e' superata da diversi lustri e l'artista può pertanto
dedicarsi al lavoro di cesello sui personaggi interpretati.
Oggi
la Barcellona vive una maturità artistica tale
da rendere preziosa ogni sua nota. Questo mezzosoprano spazia
dalle note gravi alle acute con una omogeneità del suono,
tra i registri, che azzera il passaggio rendendolo non percettibile.
40 o 50 anni fa sarebbe stata in buona compagnia mentre oggi è difficile
trovarne un'altra. Le caratteristiche vocali e tecniche della
Barcellona fanno di lei un'artista polivalente capace di suscitare
vigorose emozioni in repertori lontani tra loro per stile e
scelte interpretative così che questo mezzosoprano può addentrarsi
fino agli albori del melodramma da Monteverdi a Cavalli, a
Lulli e Rameau, a Gluck e via fino all'impareggiabile pesarese
che pare aver scritto Tancredi per lei. Quando interpreta Gluck,
anche mettendo il canto sul tavolo anatomico, si viene trascinati
dal fascino voluttuoso e vibrante, nell'espressività'
palesata, nei suoi recitativi, che si dipanano in dense volute
di colori perché la Barcellona padroneggia il canto
rendendo il “recitar cantando”, che in altri spezza
precise simmetrie scelte dal compositore, mentre lei ne fa
armonica sutura tra arie, ariosi e cantabili. Impossibile sfuggire
al coinvolgimento emotivo al quale induce il canto di quest'artista.
La Barcellona appartiene alla nobile e ristrettissima schiatta d'eccelsi
cantanti che rendono accettabili colleghi che, senza
il confronto diretto, mirerebbero a ben altri consensi.
Se in tanti ruoli la Barcellona trascina nelle magie del
suo canto
in Rossini entusiasma sempre senza condizioni. Questo
mezzosoprano, alle doti naturali e tecniche, unisce capacità espressive
vincolate ad una misurata mimica , di rara efficacia,
che il canto esalta nella gestualità scenica rendendoci
una artista capace di cantare come un musicista e 'agire
come un
raffinato attore al punto che il dilemma, suscitato
dal voler stabilire se in lei prevalga la cantante o l'attrice,
resta
sostanzialmente irrisolto.
In Gluck la voce della Barcellona si presta efficacemente al canto
stilizzato della epoca, morbidamente
sfumato e rifinito, pur nel vigore espressivo con il
quale domina le partiture pre-rossiniane in una difficilmente
uguagliabile
ampiezza del fraseggio. Ascoltare anche il solo canto
chiudendo gli occhi rende possibile visualizzare mentalmente
la scena.
Strepitoso il Tancredi andato recentemente in scena
a Torino che evidenzia una maturità artistica consolidata in
una linea interpretativa nobile e rara; in lei non v'e' traccia
di truculenza o eccesso di pathos e il suo canto ampio e morbido
consente all'ascoltatore il pieno godimento dell'intreccio
rossiniano potendo adagiarsi, indugiando, nella delizia della
partitura. Anche nei momenti nei quali potrebbe prevale l'ebbrezza
belcantista la Barcellona riporta ritmi incalzanti ad efficace
misura espressiva con armonico equilibrio d'insieme.
Le partiture
rossianiane sono consegnate all'immortalità' anche
grazie ad interpreti della levatura della Barcellona tali
da apparire
oggi appartenenti a rarefatte atmosfere d'altri tempi. Considero
La Barcellona assimilabile artisticamente alla perfezione
prospettica caravaggesca e all'esplosione cromatica di Van
Gogh e la Sua
Arte ne fa una impareggiabile interprete d'autentico BELCANTO.