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 Tosca - 7 Ottobre 2009 Rocca Meli Lupi Soragna

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Interviste Articoli e Recensioni 2010

Guestbook Nausica  
  5 Aprile 2010

5 APRILE 2OIO LE OSTRICHE PERLIFERE

In natura le cozze sono innumerevoli mentre i bivalvi perliferi sono rarità. Non che le cozze siano sgradevoli ma le perle stanno altrove ed e' difficilissimo trovarle.

Il teatro d'opera rigurgita di cantanti o, comunque, di persone che tentano di sbarcare il lunario cantando. Tra i tanti pochissimi sono coloro che riescono ad eccellere. Negli anni sessanta, tra i tenori, ce n'erano diversi in grado di suscitare forti emozioni esprimendosi a livelli artistici oggi impensabili poi, tra i tanti, svettava Franco Corelli! Erano gli anni di Bergonzi e Labò all'apice della forma e del canario Alfredo Kraus che, nel suo repertorio, non ebbe rivali fino alla morte avvenuta nel 1999!

Non è di tenori che voglio parlarvi anche se per le voci maschili ho una mia personale predilezione rivolta soprattutto a quelle gravi di baritoni e bassi. Di voci sopranili querule e petulanti mi sento saturo e Musette senza il centro o Gilde lattescenti, oscillanti e dagli acuti lanciati come alea ne ho ascoltate sicuramente troppe!

Se ricordo la Serra o ascolto la Devia o rintraccio nel vinile quanto la Caballé ha lasciato allora m'inchino! Che dire della Pons o di quel meraviglioso canarino della Eggerth o della Battle? Dove sia finita Marion Moore che tanto mi piacque negli anni ottanta non so dire perché l'ho persa di vista da almeno venti anni. Per quel che riguarda la voce del contralto “tutto e' deserto”! La voce del mezzosoprano e' certamente affascinante quando ben caratterizzata per timbro e colore e sostenuta da una corretta emissione. Oggi nei ruoli del mezzosoprano s'ascoltano voci intermedie o letteralmente prestate ai suddetti ruoli. Un anno e mezzo fa mi capitò di sentire un soprano che sfoggiava note gravi corpose e voluttuose per colore e densità del suono unite in una fluida morbidezza d'emissione. Soltanto gli acuti evidenziavano una minore fluidità. Circa un anno dopo ritrovai quella bella voce in un ruolo da mezzosoprano e, se non lo avessi saputo, avrei faticato ad accorgermi che la ragazza proveniva dal registro sopranile.

Occorre puntualizzare che a poche riesce così bene questo genere di “mutazione” ma alla giovane georgiana Tamta Tarieli l'operazione posta in atto è riuscita ottimamente perché la ragazza unisce a una vivace intelligenza uno studio corretto e costante sorretto da una volontà di ferro che non perde mai di vista l'umiltà'. (merce assai rara in verità tra coloro che cantano) Prima di parlare del mezzosoprano Daniela Barcellona mi pèrendo la libertà di ricordare un altro mezzosoprano d'altra generazione che personalmente considero indimenticabile: Bianca Berini. L'ho sentita soltanto due volte ma l'impressione fu vivissima e tale resterà per sempre nella mia memoria!

Nel I970 la Berini fu Azucena a Reggio Emilia; con lei debuttavano nei rispettivi ruoli due allora rampanti che si sono poi fatti valere: Vincenzo Bello e Giorgio Zancanaro. I due baldi giovani riversarono sulla platea tutta la loro impetuosa baldanza giovanile ed ottennero un rimarchevole successo ma la trionfatrice della serata fu la Berini che cantò come poche volte ebbi poi in sorte di ascoltare! Dopo molti anni riascoltai la Berini in Gioconda e, nonostante gli anni trascorsi, quando Barnaba intonò “o monumento” mi piacque giocosamente pensare che si riferisse alla voce della Berini. Oggi il panorama e' desolante ma e' pur vero che anche nel deserto può nascere una rosa! Da molto tempo in tutti i teatri del mondo bene sanno chi e' Daniela Barcellona e se la contendono. La voce della Barcellona è talmente duttile e plasticamente plasmabile da consentirle si spaziare in oltre trecento anni di melodramma. Questo è possibile, al suo livello, perché ogni problematica tecnica e' superata da diversi lustri e l'artista può pertanto dedicarsi al lavoro di cesello sui personaggi interpretati.

Oggi la Barcellona vive una maturità artistica tale da rendere preziosa ogni sua nota. Questo mezzosoprano spazia dalle note gravi alle acute con una omogeneità del suono, tra i registri, che azzera il passaggio rendendolo non percettibile. 40 o 50 anni fa sarebbe stata in buona compagnia mentre oggi è difficile trovarne un'altra. Le caratteristiche vocali e tecniche della Barcellona fanno di lei un'artista polivalente capace di suscitare vigorose emozioni in repertori lontani tra loro per stile e scelte interpretative così che questo mezzosoprano può addentrarsi fino agli albori del melodramma da Monteverdi a Cavalli, a Lulli e Rameau, a Gluck e via fino all'impareggiabile pesarese che pare aver scritto Tancredi per lei. Quando interpreta Gluck, anche mettendo il canto sul tavolo anatomico, si viene trascinati dal fascino voluttuoso e vibrante, nell'espressività' palesata, nei suoi recitativi, che si dipanano in dense volute di colori perché la Barcellona padroneggia il canto rendendo il “recitar cantando”, che in altri spezza precise simmetrie scelte dal compositore, mentre lei ne fa armonica sutura tra arie, ariosi e cantabili. Impossibile sfuggire al coinvolgimento emotivo al quale induce il canto di quest'artista.

La Barcellona appartiene alla nobile e ristrettissima schiatta d'eccelsi cantanti che rendono accettabili colleghi che, senza il confronto diretto, mirerebbero a ben altri consensi. Se in tanti ruoli la Barcellona trascina nelle magie del suo canto in Rossini entusiasma sempre senza condizioni. Questo mezzosoprano, alle doti naturali e tecniche, unisce capacità espressive vincolate ad una misurata mimica , di rara efficacia, che il canto esalta nella gestualità scenica rendendoci una artista capace di cantare come un musicista e 'agire come un raffinato attore al punto che il dilemma, suscitato dal voler stabilire se in lei prevalga la cantante o l'attrice, resta sostanzialmente irrisolto.

In Gluck la voce della Barcellona si presta efficacemente al canto stilizzato della epoca, morbidamente sfumato e rifinito, pur nel vigore espressivo con il quale domina le partiture pre-rossiniane in una difficilmente uguagliabile ampiezza del fraseggio. Ascoltare anche il solo canto chiudendo gli occhi rende possibile visualizzare mentalmente la scena. Strepitoso il Tancredi andato recentemente in scena a Torino che evidenzia una maturità artistica consolidata in una linea interpretativa nobile e rara; in lei non v'e' traccia di truculenza o eccesso di pathos e il suo canto ampio e morbido consente all'ascoltatore il pieno godimento dell'intreccio rossiniano potendo adagiarsi, indugiando, nella delizia della partitura. Anche nei momenti nei quali potrebbe prevale l'ebbrezza belcantista la Barcellona riporta ritmi incalzanti ad efficace misura espressiva con armonico equilibrio d'insieme.

Le partiture rossianiane sono consegnate all'immortalità' anche grazie ad interpreti della levatura della Barcellona tali da apparire oggi appartenenti a rarefatte atmosfere d'altri tempi. Considero La Barcellona assimilabile artisticamente alla perfezione prospettica caravaggesca e all'esplosione cromatica di Van Gogh e la Sua Arte ne fa una impareggiabile interprete d'autentico BELCANTO.


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Tosca - 7 Ottobre 2009 Rocca Meli Lupi Soragna

 
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