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Interviste Articoli e Recensioni 2010

Guestbook Nausica  
  6 Settembre 2010

LA R.A.I. e RIGOLETTO
Mantova - Sttembre - 2010

Penso di non sbagliare supponendo che, almeno una parte della critica nazionale più accreditata, leverà inni in gloria d'approvazione per il Rigoletto trasmesso dalla nostra TV nazionale e “sparso” per il mondo a dimostrare di che siamo capaci.
Non ho idea dei costi ma credo siano stati necessari parecchi euro di pubblica provenienza. La critica d'uno spettacolo non si fa a priori perché occorre osservare e ascoltare prima, inoltre il nostro Presidente della Repubblica, che s'è scomodato per presentare l'evento, non è tenuto ad avere conoscenza specifica in materia ma qualcuno che gli sta intorno e gli scrive quel che poi leggerà in TV si!
Iniziamo dall'ambientazione: la città di Mantova.
Mantova è bellissima e l'idea di collocare la vicenda, nell'arco delle ventiquattrore, per le sue strade, tra i suoi palazzi è stata non solo affascinante ma perfettamente attinente. La regia avrà pertanto avuto le sue ragioni se invece d'utilizzare Palazzo Ducale ha girato tra le stanze di Palazzo The.
Di grande effetto pertanto le scene ed i costumi.
Metha, l'orchestra, il coro hanno fornito una buona prova d'ottima professionalità ed hanno risposto alle aspettative facendo stridere ancor più quanto nello spettacolo è andato storto.
Il comprimariato, nel suo insieme, ha avuto momenti felici alternati ad altri discutibili perché a Borsa, Marullo e Ceprano convincenti s'è unita una contessa assai meno convincente vocalmente.
Se devo dire di quel che m'è piaciuto e m'ha convinto di questo Rigoletto R.A.I. bastano poche righe. Giovanna ha svolto il suo compitino e lo ha fatto, a parer mio, decorosamente e questo penso valga pure per Maddalena senza smettere di considerare il principio secondo il quale basta guardarsi bene intorno per assicurarsi che non vi sia di meglio allo stesso prezzo.
Mi rendo conto che si tratta d'un principio vilmente commerciale ma efficace: io stesso che sono un semplice appassionato credo che avrei potuto proporre un'artista di grande valore e ne faccio il nome : il mezzosoprano Tamta Tarieli.
Decisamente poco convincente la prova fornita dal giovane Duca che ha cantato tutta l'opera “pavarotteggiando” alla stregua del grande Luciano dei primi anni duemila! Questo giovane sale in acuto faticosamente e nel grave la voce perde colore, rotondità e timbro. Nel centro qualcosa di meglio gli esce ma sostanzialmente siamo lontani anni luce dal ricordo che Kraus ha lasciato in terra emiliana.
Bello sforzo citare proprio Kraus ad esempio! Ah! Si? Perché non rammentare il Tenore romagnolo Carlo Zampighi?
Anche in questo caso avrei potuto proporre un Duca assai più adatto alla circostanza e ne faccio il nome: Emiliano Tozzi.
È questo Tozzi un giovane che ci sta provando ed al quale vanno i miei migliori auguri; nato a Faenza, vive a Castrocaro e se avesse avuto il tempo e l'incarico di provarci penso se la sarebbe cavata onorevolmente.
Certamente non avrebbe fatto peggio. Mi dia retta Tozzi: è meglio lei! Molto interessante Gilda: si muove bene sulla scena e la voce è bella per timbro e colore.
Anche questa ragazza non mi convince quando sale in acuto; nel grave inanella incertezze come se, a tratti perdesse la continuità dell'appoggio o, più probabilmente, la posizione delle corde.
Talvolta perde quella fluida continuità del suono, nella sua rotondità e l'emissione si fa ondivaga.
Di rilievo e interesse la presenza di un Monterone vigoroso ed incisivo per espressività giocata forse un po' troppo sulle tinte forti ma è pur vero che questo personaggio non va alla reggia del Duca per fargli salamelecchi.
A mio parere la figura più compiuta vocalmente e scenicamente è stata quella delineata da questo bel basso di pregevole fattura.
A due glorie del passato erano affidati i ruoli del tragico buffone e dell'assassino di Borgogna.
Domingo è pregevolissimo artista e tutti lo conosciamo bene ma se gioca a fare il baritono s'espone ad essere considerato un tenore senza gli acuti.
Da baritono l'unica cosa della quale abbonda sono le gocce di sudore che copiosamente irroravano la povera Gilda.
Un artista del suo spessore non dovrebbe esporsi a certi esperimenti. La voce conserva una larvata traccia dell'antico splendore d'un tempo ormai perduto; la morbidezza è un ricordo mentre, tra i solchi tracciati dal tempo , s'intuisce ciò che resta di quel colore ammaliante degli anni settanta che seppe sedurre e incantare le platee di tutto il mondo.

Induce a tristezza ascoltare e osservare un'artista di tale grandezza passare quasi più tempo a prender fiato che a cantare.
Anche per il Bs Ruggero Raimondi, in larga misura, valgono le considerazioni fatte per Domingo. Raimondi, nella circostanza, non ha “saltato la corda” anche se in passato s'è divertito a farlo, spesso con alterne vicende, però le condizioni vocali odierne dovrebbero indurlo a riflettere.
Se devo valutare lo spettacolo R.A.I., considerando quel che ci hanno fatto sentire e vedere Domingo e Raimondi, riesco a reputarlo un malinconico esempio di geriatria vocale! Se è in questo modo che la R.A.I ritiene di trasmettere nel mondo l'immagine del teatro d'opera siamo messi male.


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