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Andrea Cheniér Nausica Opera 2010

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Interviste Articoli e Recensioni 2011

Guestbook Nausica  
  8 Gennaio 2011

CONCERTO LIRICO A RIO SALICETO

Fa sempre piacere guardarsi intorno e vedere il teatro gramito all'inizio d'un concerto: poi vada come vada ma essere in tanti induce a sperare che la lirica possa avere un futuro nonostante le difficoltà di bilancio dei nostri teatri. Se non fosse per il prodigarsi di molti che volontariamente offrono il loro tempo, le loro energie, l'impegno artistico, nelle nostre province languirebbe senza rimedio.

Quest'anno l'Associazione Culturale Amici della Lirica “G. Verdi” di Rovereto sulla Secchia “capitanata” dall'inossidabile Fausto Ferrari compie il 40° anno dalla fondazione e, ritengo doveroso, citare per l'attività del teatro di Rio Saliceto il signor Nordan Belelli e la generosa, insostituibile signora Lidia Brunetti.

Credo che la signora Lidia sia più prossima ai novanta che agli ottanta eppure l'entusiasmo è quello degli anni giovanili. L'amministrazione comunale ha sempre sostenuto le iniziative artistiche fornendo il teatro e presenziando ogni volta che le circostanze lo consentivano. Il concerto di ieri sera era un omaggio alla memoria di due grandi artisti che non sono più con noi da tempo ma che hanno segnato la storia del teatro lirico nel secondo dopoguerra: Nicolai Ghiaurov e Piero Cappuccilli.

La signora Mirella Freni era presente in sala come ospite d'onore e mito vivente d'una arte che grazie al Suo magistero cerca prosecuzione nei giovani che a Lei si rivolgono. Vocalmente il concerto era al “maschile” perché sul palcoscenico si sono alternati tre bassi e tre baritoni con, ciliegina sulla torta, il ritorno sul palcoscenico, dopo 17 anni d'assenza, del tenore Bruno Beccaria del quale conservo il vivo ricordo d'una serata nel lontano 1987 poi, da allora, ne persi traccia. Nell'occasione è doveroso essergli grati della partecipazione riservando all'ascolto della sua generosa prestazione l'affetto del pubblico.

Chi ha “aperto le danze“ è stato il basso reggiano Massimiliano Catellani che unisce ad una inusuale prestanza fisica una voce ed una vocalità tra le più promettenti nel ristretto panorama della corda grave della voce maschile. Questo giovane è naturalmente ben dotato d'un ragguardevole materiale che in poco tempo ha saputo piegare e plasmare virtuosamente anche se il cammino è ancora lungo ed irto di difficoltà ma la via intrapresa inizia a dare frutti interessanti. Quella del Catellani è una voce bella per timbro e colore mentre il peso specifico ne indica l'appartenenza al repertorio del basso cantabile pertanto occorre che questo giovane s'accosti a Verdi con cautela.
Nel centro e nel grave il canto fluisce con maggiore agio e se il Catellani troverà corretto accesso al registro acuto, mantenendo intatta l'emissione della voce in morbidezza e rotondità così come riesce a fare nei registri inferiori, scoprirà (in termini padani alla Bossi) la quadra!

La presenza del Basso Francesco Ellero D'Artegna basterebbe da sola a render prestigio a qualsiasi concerto e, ieri sera, pur se indisposto, ha generosamente offerto un saggio della sua arte così come da sempre sa fare. Il repertorio di questo basso è vastissimo ed il suo magistero canoro lo colloca tra i Bassi storici degli ultimi 60 anni. Già l'aria con la quale ha esordito “O Isis und Osiris” è stata un esempio di quel che possono classe, stile e professionalità anche quando le condizioni fisiche non sono al top. A volte mi sovviene di pensare che questo eccelso artista, cantando Mefistofele, abbia stretto un patto con qualcuno che non oso nominare.
È sempre e comunque con profondo godimento e gratitudine che s'ascolta Francesco Ellero D'Artegna.

Cosa abbastanza inconsueta è un Basso proveniente dalla Corea; di solito ascoltiamo tenori o baritoni. Jong Sung Park dispone di una voce dotata di spessore e bel colore. Nel suo canto si colgono buone intenzioni alle quali occorre tempo per germinare ed oggi possiamo appezzare bene la generosità dell'interprete. Altrettanto ricche di generosità le prestazioni offerte dal baritono Bologna, che ha sostituito all'ultimo momento per sopraggiunta indisposizione il br Francesco Baiocchi, e dal baritono Maurizio Leoni.

Sono entrambi artisti in carriera apprezzati e stimati per la loro professionalità. Ad onorare la memoria di Ghiaurov e Cappuccilli era presente anche il Br Marzio Giossi. Questo baritono bergamasco per nascita e bolognese d'adozione calca le scene da venticinque anni e lo fa esprimendo un Magistero canoro tale da renderlo degno erede di Bruson, se ci atteniamo ad un passato recente, oppure se affondiamo nei tempi lontani, di De Luca o Galeffi. Seguo questo eccellente artista da dieci anni e non solo non m'ha mai deluso ma riesce addirittura a sorprendermi ancora oggi per la raffinatezza della sua linea di canto che fiorisce e s'arricchisce con la maturità così come pochi hanno saputo far fruttare, voce, intelligenza e studio nella ricerca stilistica dopo aver superato e lasciato alle spalle da lungo tempo l'apprendimento tecnico
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Quando lo studio consente di ghermire e padroneggiare la tecnica vocale l'artista può dedicare tutte le sue energie alla penetrazione interiore dei personaggi che affronta in teatro. Questo è quanto fa Giossi da decenni.

Checchè se ne dica io invito chiunque a verificare di persona ascoltando questo artista che non delude mai. Considero da tempo il Br Marzio Giossi un cantante che dipinge superbamente quadri con la voce; una sorta di Michelangelo Merisi della voce, un Caravaggio del canto. Ieri sera già l'aria d'esordio “io morrò ma lieto in core” l'ha eseguita da manuale come pochi sapevano fare: non parlo d'oggi! Marzio Giossi: un esempio non facile da imitare ma comunque da seguire!


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