CONCERTO
LIRICO A RIO SALICETO
Fa sempre piacere guardarsi
intorno e vedere il teatro gramito all'inizio d'un concerto:
poi
vada come vada ma essere in tanti induce a sperare che
la lirica possa avere un futuro nonostante le difficoltà di
bilancio dei nostri teatri. Se non fosse per il prodigarsi
di molti che volontariamente offrono il loro tempo, le
loro energie, l'impegno artistico, nelle nostre province
languirebbe senza rimedio.
Quest'anno l'Associazione Culturale
Amici della Lirica “G. Verdi” di Rovereto sulla
Secchia “capitanata” dall'inossidabile Fausto
Ferrari compie il 40° anno dalla fondazione e, ritengo
doveroso, citare per l'attività del teatro di Rio
Saliceto il signor Nordan Belelli e la generosa, insostituibile
signora Lidia Brunetti.
Credo che la signora Lidia sia
più prossima ai novanta che agli ottanta eppure
l'entusiasmo è quello degli anni giovanili. L'amministrazione
comunale ha sempre sostenuto le iniziative artistiche fornendo
il teatro e presenziando ogni volta che le circostanze
lo consentivano. Il concerto di ieri sera era un omaggio
alla memoria di due grandi artisti che non sono più con
noi da tempo ma che hanno segnato la storia del teatro
lirico nel secondo dopoguerra: Nicolai Ghiaurov e Piero
Cappuccilli.
La signora Mirella Freni era presente in sala
come ospite d'onore e mito vivente d'una arte che grazie
al Suo magistero cerca prosecuzione nei giovani che a Lei
si rivolgono. Vocalmente il concerto era al “maschile” perché sul
palcoscenico si sono alternati tre bassi e tre baritoni
con, ciliegina sulla torta, il ritorno sul palcoscenico,
dopo 17 anni d'assenza, del tenore Bruno Beccaria del quale
conservo il vivo ricordo d'una serata nel lontano 1987
poi, da allora, ne persi traccia. Nell'occasione è doveroso
essergli grati della partecipazione riservando all'ascolto
della sua generosa prestazione l'affetto del pubblico.
Chi ha “aperto le danze“ è stato il
basso reggiano Massimiliano Catellani che unisce ad una
inusuale prestanza fisica una voce ed una vocalità tra
le più promettenti nel ristretto panorama della
corda grave della voce maschile. Questo giovane è naturalmente
ben dotato d'un ragguardevole materiale che in poco tempo
ha saputo piegare e plasmare virtuosamente anche se il
cammino è ancora lungo ed irto di difficoltà ma
la via intrapresa inizia a dare frutti interessanti. Quella
del Catellani è una voce bella per timbro e colore
mentre il peso specifico ne indica l'appartenenza al repertorio
del basso cantabile pertanto occorre che questo giovane
s'accosti a Verdi con cautela.
Nel centro e nel grave il
canto fluisce con maggiore agio e se il Catellani troverà corretto
accesso al registro acuto, mantenendo intatta l'emissione
della voce in morbidezza e rotondità così come
riesce a fare nei registri inferiori, scoprirà (in
termini padani alla Bossi) la quadra!
La presenza del Basso
Francesco Ellero D'Artegna basterebbe da sola a render
prestigio a qualsiasi concerto e, ieri sera, pur se indisposto,
ha generosamente offerto un saggio della sua arte così come
da sempre sa fare. Il repertorio di questo basso è vastissimo
ed il suo magistero canoro lo colloca tra i Bassi storici
degli ultimi 60 anni. Già l'aria con la quale ha
esordito “O Isis und Osiris” è stata
un esempio di quel che possono classe, stile e professionalità anche
quando le condizioni fisiche non sono al top. A volte mi
sovviene di pensare che questo eccelso artista, cantando
Mefistofele, abbia stretto un patto con qualcuno che non
oso nominare.
È sempre e comunque con profondo godimento
e gratitudine che s'ascolta Francesco Ellero D'Artegna.
Cosa abbastanza inconsueta è un Basso proveniente
dalla Corea; di solito ascoltiamo tenori o baritoni. Jong
Sung Park dispone di una voce dotata di spessore e bel
colore. Nel suo canto si colgono buone intenzioni alle
quali occorre tempo per germinare ed oggi possiamo appezzare
bene la generosità dell'interprete. Altrettanto
ricche di generosità le prestazioni offerte dal
baritono Bologna, che ha sostituito all'ultimo momento
per sopraggiunta indisposizione il br Francesco Baiocchi,
e dal baritono Maurizio Leoni.
Sono entrambi artisti in
carriera apprezzati e stimati per la loro professionalità.
Ad onorare la memoria di Ghiaurov e Cappuccilli era presente
anche il Br Marzio Giossi. Questo baritono bergamasco per
nascita e bolognese d'adozione calca le scene da venticinque
anni e lo fa esprimendo un Magistero canoro tale da renderlo
degno erede di Bruson, se ci atteniamo ad un passato recente,
oppure se affondiamo nei tempi lontani, di De Luca o Galeffi.
Seguo questo eccellente artista da dieci anni e non solo
non m'ha mai deluso ma riesce addirittura a sorprendermi
ancora oggi per la raffinatezza della sua linea di canto
che fiorisce e s'arricchisce con la maturità così come
pochi hanno saputo far fruttare, voce, intelligenza e studio
nella ricerca stilistica dopo aver superato e lasciato
alle spalle da lungo tempo l'apprendimento tecnico
.
Quando
lo studio consente di ghermire e padroneggiare la tecnica
vocale l'artista può dedicare tutte le sue energie
alla penetrazione interiore dei personaggi che affronta
in teatro. Questo è quanto fa Giossi da decenni.
Checchè se ne dica io invito chiunque a verificare
di persona ascoltando questo artista che non delude mai.
Considero da tempo il Br Marzio Giossi un cantante che
dipinge superbamente quadri con la voce; una sorta di Michelangelo
Merisi della voce, un Caravaggio del canto. Ieri sera già l'aria
d'esordio “io morrò ma lieto in core” l'ha
eseguita da manuale come pochi sapevano fare: non parlo
d'oggi! Marzio Giossi: un esempio non facile da imitare
ma comunque da seguire!