INTERESSANTE
INIZIATIVA TEATRALE AL DE ANDRE' A CASALGRANDE
Non
credo sia un caso la presenza del dott. Ugo Bedeschi alla direzione
del Teatro di Casalgrande ma i compaesani possono considerarsi
fortunati ad averlo nel posto giusto perché è la
persona più indicata.
Proporre Attila è cosa ardita e con quello che i bilanci
consentono oggi potrebbe persino sembrare un azzardo. Difficile è realizzare
un amalgama equilibrata anche disponendo in modo tale da poter
largheggiare pertanto non nascondo le perplessità che
turbinavan in mente recandomi ad assistere a questo Attila che
il Teatro di Reggio, pur avendo ben altre possibilità di
bilancio, non mette in scena da cinquanta anni !!! Meritevole
di plauso l’ardire del Dott. Bedeschi. Attila poggia su
un tessuto orchestrale ricco di colori e densità che a
tratti precorrono opere successive e sovente richiamano echi
Donizzettiani e che, comunque necessitano d’una corposità orchestrale
tale da non prescindere dai numeri . La prima piacevole sorpresa è venuta
proprio dall’orchestra, esigua nel numero ma assai efficace
e comunque, a tratti più che convincente.
L’orchestra sinfonica dei Cantieri
d’Arte con la
guida del M° Stefano Giaroli ha fatto più di quanto
mi aspettassi trovando colori e sfumature inusitate data l’esiguità numerica;
offrendo però uno spaccato di collaudata professionalità e
sensibilità interpretativa, anche se non sempre si percepiva
un corretto equilibrio nella densità esuberante dei timpani,
con il resto del complesso, nei fortissimi dove le percussioni
oscuravano totalmente il resto dell’orchestra.
Già il preludio offriva la cifra della sensibilità esecutiva
insita nella bacchetta del M°Giaroli con gli archi che sostenevano il “largo”breve,
ma cupo e struggente nel colore e nella densità. Anche l’invettiva
resa musicalmente, accompagnando il soprano in “allor che i forti corrano” è stato
un momento in cui gli archi hanno offerto significativo appoggio al canto.
Le note dolenti, è proprio il caso di dirlo così, son venute
dal canto.
Ho
visto in sala una telecamera pertanto ritengo che della serata
vi sia una testimonianza video-sonora, quindi tutto è verificabile tramite
video. Nel
ruolo di Odabella non m’aspettavo una seconda Caterina
Mancini ma, purtroppo per la signora Campari, non bastano un paio di note nel registro
acuto, portate al limite, per fare un soprano drammatico d’agilità verdiano.
Non che mancasse una vigorosa concorrenza tant’è che in tre sono
riusciti a maltrattare il celeberrimo terzetto”te sol, te sol quest’anima”!
Il ruolo di Odabella è estraneo alla vocalità della signora Campari
che ha un centro esiguo ed un grave problematico sulla soglia dell’inconsistenza.
Un
tantino più accettabile la prova del Tenore Panni, lui
pure fuori ruolo e con una emissione problematica, ma capace
comunque di trovare nel fraseggio
momenti nei quali traspariva un’intenzionalità encomiabile.
Purtroppo la realizzazione di un personaggio, se non poggia solidamente
su una emissione
no viziata da pastoie di impostazione e su una voce adatta al ruolo,
difficilmente si compirà. Foresto deve essere il tenore lirico
con capacità di
legare e sfoggiare in alto nelle invettive e sostanzialmente è tenore
belcantista romantico ancora assai lontano dai tenori che imperverseranno
successivamente e che all’epoca definivano stentorei.
Di Ezio il Baritono, no dirò nulla; posso fare solo una considerazione
dicendo che è un vero peccato che un buon materiale non sia posto al
servizio d’una più guardinga e più curata emissione. Due
parole su quella volpe da palcoscenico di Franco Montorsi che nelle
vesti di Papa Leone ha caratterizzato il personaggio con consumata
professionalità.
Gigantesco Attila, non solo nella statura fisica, ma anche nel canto, aiutato
non poco dall’inconsistenza degli altri interpreti.
Non
me ne voglia il Basso Giuseppe Enrico Iori al quale và riconosciuta una professionalità di
primo livello. L’Attila da lui tratteggiato risponde alla pagina verdiana
con vigore e raffinata sensibilità interpretativa. Iori conosce e padroneggia
l’uso della mezza voce e s’apre al canto spiegato con corretto
controllo del fiato, pertanto attinge a una tavolozza di colori ricca di espressività e
sfumature. Fiero, accorato, battagliero, e struggente nel prendere atto del
tradimento subito, in risposta ad una condotta feroce ma rispettosa del valore
e perfino generosa nel rendere la vita al rivale. Questo giovane Basso di Medesano
, in provincia di Parma, ha retto sotto il profilo vocale, tutta l’opera,
rendendo il personaggio non solo credibile, ma completo nelle sue molteplici
sfaccettature. Onore all’Attila del Basso Giuseppe
Enrico Iori. A questo
basso i migliori auguri per la prosecuzione di una carriera che si prospetta
di primissimo livello; pertanto un vigoroso in bocca al lupo signor Iori con
l’augurio che rivolgo a me stesso di aver presto l’occasione di
riascoltarla.
|