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Interviste Articoli e Recensioni 2009

Guestbook Nausica  
 
Roberto Busani
"ATTILA di G.Verdi" a Casalgrande " - Marzo 2009

INTERESSANTE INIZIATIVA TEATRALE AL DE ANDRE' A CASALGRANDE

Non credo sia un caso la presenza del dott. Ugo Bedeschi alla direzione del Teatro di Casalgrande ma i compaesani possono considerarsi fortunati ad averlo nel posto giusto perché è la persona più indicata.

Proporre Attila è cosa ardita e con quello che i bilanci consentono oggi potrebbe persino sembrare un azzardo. Difficile è realizzare un amalgama equilibrata anche disponendo in modo tale da poter largheggiare pertanto non nascondo le perplessità che turbinavan in mente recandomi ad assistere a questo Attila che il Teatro di Reggio, pur avendo ben altre possibilità di bilancio, non mette in scena da cinquanta anni !!! Meritevole di plauso l’ardire del Dott. Bedeschi. Attila poggia su un tessuto orchestrale ricco di colori e densità che a tratti precorrono opere successive e sovente richiamano echi Donizzettiani e che, comunque necessitano d’una corposità orchestrale tale da non prescindere dai numeri . La prima piacevole sorpresa è venuta proprio dall’orchestra, esigua nel numero ma assai efficace e comunque, a tratti più che convincente.

L’orchestra sinfonica dei Cantieri d’Arte con la guida del M° Stefano Giaroli ha fatto più di quanto mi aspettassi trovando colori e sfumature inusitate data l’esiguità numerica; offrendo però uno spaccato di collaudata professionalità e sensibilità interpretativa, anche se non sempre si percepiva un corretto equilibrio nella densità esuberante dei timpani, con il resto del complesso, nei fortissimi dove le percussioni oscuravano totalmente il resto dell’orchestra.
Già il preludio offriva la cifra della sensibilità esecutiva insita nella bacchetta del M°Giaroli con gli archi che sostenevano il “largo”breve, ma cupo e struggente nel colore e nella densità. Anche l’invettiva resa musicalmente, accompagnando il soprano in “allor che i forti corrano” è stato un momento in cui gli archi hanno offerto significativo appoggio al canto. Le note dolenti, è proprio il caso di dirlo così, son venute dal canto.

Ho visto in sala una telecamera pertanto ritengo che della serata vi sia una testimonianza video-sonora, quindi tutto è verificabile tramite video.

Nel ruolo di Odabella non m’aspettavo una seconda Caterina Mancini ma, purtroppo per la signora Campari, non bastano un paio di note nel registro acuto, portate al limite, per fare un soprano drammatico d’agilità verdiano. Non che mancasse una vigorosa concorrenza tant’è che in tre sono riusciti a maltrattare il celeberrimo terzetto”te sol, te sol quest’anima”! Il ruolo di Odabella è estraneo alla vocalità della signora Campari che ha un centro esiguo ed un grave problematico sulla soglia dell’inconsistenza.

Un tantino più accettabile la prova del Tenore Panni, lui pure fuori ruolo e con una emissione problematica, ma capace comunque di trovare nel fraseggio momenti nei quali traspariva un’intenzionalità encomiabile. Purtroppo la realizzazione di un personaggio, se non poggia solidamente su una emissione no viziata da pastoie di impostazione e su una voce adatta al ruolo, difficilmente si compirà. Foresto deve essere il tenore lirico con capacità di legare e sfoggiare in alto nelle invettive e sostanzialmente è tenore belcantista romantico ancora assai lontano dai tenori che imperverseranno successivamente e che all’epoca definivano stentorei.

Di Ezio il Baritono, no dirò nulla; posso fare solo una considerazione dicendo che è un vero peccato che un buon materiale non sia posto al servizio d’una più guardinga e più curata emissione.

Due parole su quella volpe da palcoscenico di Franco Montorsi che nelle vesti di Papa Leone ha caratterizzato il personaggio con consumata professionalità. Gigantesco Attila, non solo nella statura fisica, ma anche nel canto, aiutato non poco dall’inconsistenza degli altri interpreti.

Non me ne voglia il Basso Giuseppe Enrico Iori al quale và riconosciuta una professionalità di primo livello. L’Attila da lui tratteggiato risponde alla pagina verdiana con vigore e raffinata sensibilità interpretativa. Iori conosce e padroneggia l’uso della mezza voce e s’apre al canto spiegato con corretto controllo del fiato, pertanto attinge a una tavolozza di colori ricca di espressività e sfumature. Fiero, accorato, battagliero, e struggente nel prendere atto del tradimento subito, in risposta ad una condotta feroce ma rispettosa del valore e perfino generosa nel rendere la vita al rivale. Questo giovane Basso di Medesano , in provincia di Parma, ha retto sotto il profilo vocale, tutta l’opera, rendendo il personaggio non solo credibile, ma completo nelle sue molteplici sfaccettature. Onore all’Attila del Basso Giuseppe Enrico Iori. A questo basso i migliori auguri per la prosecuzione di una carriera che si prospetta di primissimo livello; pertanto un vigoroso in bocca al lupo signor Iori con l’augurio che rivolgo a me stesso di aver presto l’occasione di riascoltarla.

 
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