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Andrea Cheniér Nausica Opera 2010

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Guestbook Nausica  
  13 Settembre 2010

ANGELICA al VALLI ieri sera 25/9/2010

Ieri sera al Valli è andata in scena l'opera Angelica del compositore reggiano Giovanni Bertolani non nuovo a questo genere d'esperienze. Si è trattato d'una prima assoluta e l'accoglienza del pubblico, che gremiva il nostro bel teatro, è stata sottolineata da scrosci d'applausi di palese gradimento. Sostanzialmente uno spettacolo gradito e gradevole che si è inserito autonomamente in una programmazione teatrale che da lunghi anni allontana la tradizione melodrammatica dal nostro teatro nato come teatro di tradizione in una linea consolidatasi per decenni e dimenticata da troppo tempo e non occorre ch'io faccia nomi: sappiamo benissimo perché e chi dobbiamo ringraziare!

Come sempre accade, in ogni spettacolo teatrale, non tutto è filato liscio anche se, nella sua complessità, il risultato va considerato positivamente. Chi s'aspettava un'opera lirica strutturata secondo canoni tradizionali è rimasto a becco asciutto ma l'intenzione e la volontà del compositore non andavano in quella direzione e Giovanni Bertolani ha sicuramente centrato il bersaglio prefissato offrendo tanta bella musica perché, signori miei, in questo poema sinfonico che prende a prestito la voce umana, di musica, gradevole e perfino bella, ce ne è veramente tanta. Non è presente il recitativo e la parte vocale si dipana tra ariosi ed arie che non sempre offrono ai protagonisti una connotazione marcata dei personaggi come avviene nel solco della tradizione. È un'opera strutturata in modo tale da richiedere, anzi esigere, dai cantanti una fortissima personalità interpretativa per non restare impastoiati nel vigore preponderante della musica che prevale, soprattutto se la direzione si compiace nel privilegiare le densità sonore, essenziali nel servire la pagina scritta dall'autore nelle parti sinfoniche, ma che andrebbero ricondotte ad un controllo in chiave d'accompagnamento a sostegno del canto nei momenti squisitamente lirici e questo è avvenuto con discontinuità ieri sera.

Negli ultimi tempi ho ascoltato più volte l'orchestra sinfonica Cantieri d'Arte e penso esprima un valore artistico di sicuro interesse attenuandosi nel tempo alcune incertezze d'amalgama del complesso manifestatesi con momentanee discontinuità: vedi Attila a Casalgrande e Don Pasquale sempre a Casalgrande oppure Nabucco a Scandiano dove si sono evidenziate, nella seconda circostanza, capacità espressive più compiute e misurate. Questa Angelica offre un collage di “quadri” musicali e lirici molto accattivanti e coinvolgenti e il Direttore Stefano Giaroli coglie e realizza in larga misura le richieste del compositore già dal preludio ricco d'echi wagneriani perché occorre dire che nel corso dell'opera emergono tracce dell'ampia conoscenza melodrammatica dell'autore che riportano gli ascoltatori a quanto di meglio ha segnato la tradizione dell'ottocento e del primo novecento.

Vi è un momento nel quale sulle note dell'arpa s'aspetta quasi di sentire la voce d'Otello intonare “vien Venere splende”, oppure, nello splendido finale, mentre i violini tengono l'accordo disegnando un tremolo che va spegnendosi, si rimane nell'attesa delle parole del Padre Guardiano che con distaccata solennità intona: ”salita a Dio”! Sono momenti bellissimi e ricorrenti in questa interessante composizione. Poiché le note sette sono e sette rimangono molti sono gli echi che riconducono lo spettatore a momenti già vissuti con Pescatori di Perle, Carmen, Salomè, Adriana Lecouvreur, e perfino Tosca in un crescendo fortemente connotato dalla personalità dell'autore che offre musica almeno per un'altra opera all'interno di questa Sua Angelica. Significative le coreografie del balletto “accademia” curate da Costanza Chiapponi capaci d'esprimere una vibrante vis evocativa nella scena della seduzione.

Le danze s'inseriscono nel contesto dell'opera con ragguardevole efficacia realizzando una sintesi tra gesto e suono molto equilibrata capace di suscitare emozione e coinvolgimento anche se lo spazio occupato dilata un poco l'efficacia dell'insieme ma questo accade anche con la musica e qualche sforbiciata, sia pure a costo di collidere moderatamente con l'autore, fossi stato al posto dell'ottimo Giaroli, l'avrei pretesa. Sappiamo però che toccare la “creatura” dell'autore ne scatena le ire! L'esperienza m'induce a pensare che ciò sia avvenuto più o meno in maniera manifesta o velata oppure, comunque, credo che il Maestro Giaroli, sulla punta della bacchetta, qualche pensiero nella suddetta direzione l'abbia fatto. A tratti la composizione si rivela prolissa. Disorientante la regia che s'è avvalsa dell'esperienza del noto costumista Artemio Cabassi il quale nell'occasione agiva nella veste di regista.

A caratterizzare questa regiaè stata la fissità o, a tratti, una sorprendente latitanza. S'aveva la sensazione che i movimenti, nello spazioso palcoscenico, fossero affidati più alla personale esperienza degli artisti e al loro istinto interpretativo piuttosto che ad un percorso studiato e frutto di quelle prove che spesso paiono non bastare mai. È ovvio che in tale accidiosità registica ogni artista risponde in modo diverso latitando quella guida sicura e sperimentata che appartiene all'esperienza del Cabassi.È però in tale circostanza che emerge il cantante attore e, dominatore in questo caso, si è rivelato il baritono Marzio Giossi che pur avendo una parte ridotta ha cantato con una ricchezza di colori, un fraseggio ed una vocalità d'altri tempi e ben difficilmente riscontrabile oggi. La sua aria è stata un'opera di raffinato cesello legando mirabilmente i suoni in una breve ma intensa lezione di canto. Accesa, vibrante e veramente regale l'interpretazione di Carlo affidata al basso Enrico Iori. Iori si conferma come solida realtà vocale nell'attuale panorama del teatro d'opera.

Non avevo mai ascoltato prima di ieri sera il ms Antonella De Gasperi ed è stata una gradevole sorpresa. La De Gasperi canta con garbo e buon gusto;si muove agevolmente sulla scena e l'emissione non ha vizi capitali anche se qualche perplessità la sua voce la suscita. La voce non si caratterizza particolarmente per timbro o colore e neppure per densità e spessore però esprime una essenziale eleganza e sicurezza nello sviluppo della linea del canto e questo in vero non è poco. Qualche dubbio mi coglie sulla esatta collocazione della voce. Se è veramente Ms possiede comunque facilità in alto così da indurre a pensare ad una di quelle voci che i francesi definiscono con il termine “falcon” perché spaziano dal ms/sp. A questa artista va ascritta una indubbia e marcata capacità di caratterizzare il personaggio.

Mi sarebbe piaciuto scambiare due chiacchiere con la proprietaria della suddetta voce affinché m'aiutasse a chiarire. Se prendete il Bs Montorsi vestito da vescovo e lo “liberate” in Vaticano sfido chiunque a non prenderlo per “buono”. Questo vecchio leone del palcoscenico, non me ne voglia il Montorsi ma so che ha superato la settantina, da oltre mezzo secolo onora quel comprimariato d'alto livello ormai così rarefatto da essere riconducibile a pochi artisti e il Montorsi fa parte della lista da tempo immemorabile. A Lei Montorsi l'augurio di tanta salute e di tante future soddisfazioni sul palcoscenico........ per Lei e per noi! Le caratterizzazioni di questo artista hanno sempre una caratura difficilmente riscontrabile nelle altrui interpretazioni negli stessi ruoli.

Bel colore quello della voce del soprano Anna Pirozzi non sempre a suo agio nella interpretazione del personaggio d'Angelica. Significative le intenzioni espressive di questo soprano affidate alla bella voce lirica che non sempre trovano sicurezza e realizzazione compiuta in una emissione che nel medio e nel grave talvolta manifesta una linea discontinua presumibilmente riconducibile ad una esitante tenuta nella posizione delle corde. La serata è stata registrata e un attento riascolto dovrebbe fugare ogni eventuale dubbio ed aiutare a localizzare con precisione i momenti d'incertezza. Ottime soddisfazioni si possono trarre da una voce così ricca naturalmente soprattutto se ci s'attiene al repertorio squisitamente lirico che penso sia quello ad essa più congeniale.

Non conosco l'età del tenore Comencini ma da quel poco che so su di lui, per mio difetto, penso sia sulla cinquantina e questa è un'età cruciale per qualsiasi cantante perché la voce tende naturalmente a scurirsi e ad ispessirsi inducendo talvolta il possessore ad equivocare. Molti nel corso della carriera, soprattutto se è lunga, si trovano nella condizione di modificare il repertorio ma credo sia auspicabile che questo avvenga senza cercare, dilatando il centro, un peso specifico che non appartiene alla natura della voce. Se lo si fa s'induriscono gli acuti e li si rendono problematici; la voce spesso trova sonorità gutturali e tutta la linea del canto perde la leggerezza dell'emissione e la possibilità di dare ricchezza espressiva alla parola cantata. Il Comencini è sicuramente dotato d'ottimi mezzi ma l'emissione pare oggi affidata a sonorità appesantite da un centro che condiziona tutta l'emissione limitandone l'efficacia espressiva.

Una considerazione particolarmente positiva occorre rivolgerla al coro che ha offerto una prova d'elevato contenuto artistico. Si tratta del complesso corale dei Cantori d'Arte del Maestro Giaroli che in quest'opera ha evidenziato una ottima capacità espressiva contribuendo in modo determinante al successo finale del considerevole impegno del compositore. Un'ultima annotazione va rivolta ai costumi di Artemio Cabassi non solo perfettamente adeguati ma belli e di grande efficacia visiva soprattutto riferendoci alla componente femminile del coro. La serata è stata un buon successo viste le manifestazioni di gradimento del pubblico. L'intero incasso è stato devoluto alla mensa del vescovo.


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