Ieri
sera, nel Teatro di Casalgrande è andata
in scena una interessante per non usare il termine pregevole,
esecuzione dell’opera donizettiana Don Pasquale.
Mala tempora currunt pertanto
non è facile oggi andare
a teatro serenamente attendendosi d'ascoltare una esecuzione
equilibrata e di buon livello artistico.
Sorge spontanea una esortazione
ai cittadini di Casalgrande appassionati del genere e non:
tenetevi stretto quell’Ugo
Bedeschi che avete masso alla direzione del vostro bel teatro.
In tempi dì ristrettezze di bilancio e difficoltà del
genere, che, affliggono la buona volontà di fare arte,
mettere in scena un'opera capace dì. esprimere un buon
livello artistico, nella sua complessità, quale s'è rivelata
il Don Pasquale di ieri sera non evidenzia soltanto passione
ma capacità operative sul “campo” in verità più che
notevoli: Rarel dirigeva gloria reggiana che tutti conosciamo
come cantante, e che io pure ho ascoltato per la prima volta
nel ruolo di direttore d'orchestra, avendolo in passato apprezzato
come tenore: il M° Paolo Barbacini Manfredi.
L’esperienza maturata in una carriera quarantennale sui
palcoscenici di tutto il mondo gli ha messo l'oro nella bacchetta.
Con autorevolezza ha condotto l'orchestra Sinfonica dei Cantieri
d'Arte nei meandri della melodia del grande bergamasco con meticolosa
cura e attenzione all’equilibrio della coerenza dei tempi
vigilando sugli abbandoni sentimentali a tratti dominanti in
Donizetti.
Chi dirige si prende sempre una
bella gatta dai pelare, perchè nell'opera
lirica è il direttore il principale artefice e responsabile
all'esecuzione!
Con
Barbacani l’orchestra
ha trovato abbandoni, colori, morbida, se non f1essuosa capacità d’illanguidirsi
sconfinando talvolta in emotiva commozione come nel duetto
amoroso di Ernesto e Norina o nella scena dello
schiaffo e immediatamente dopo.
Don Pasquale è divertente, sebbene lo si considera un
personaggio buffo, ma non facile tenerlo fuori dal rischio di
renderlo una macchietta e anche in questo la collaborazione tra
Barbacini e Gezim Myshkketa, l’interprete nel ruolo principale,
si è rivelata vincente.
Se Rossini dipinge , nelle sue
opere, con frequenza, un mondo così, come vorremmo, che fosse sempre per tutti (leggero
e divertente), Donizetti ce lo propone assai più vicino
alla realtà con un cromatismo emozionale assai impegnativa
da rendere musicalmente e vocalmente e l’esperienza di
Barbacini come cantante prima e Direttore poi, ha consentito
al validissimo e giovane interprete albanese di restituire una
pregevole interpretazione di Don Pasquale.
La voce di Myshketa è confacente al ruolo; non torrenziale
nel volume è gradevole nell’impasto per morbidezza
e colore.
Il suo Don Pasquale dimostra
che dall'Albania non è venuto
soltanto Saimir Pirgu a rinvigorire la presenza sulle scene italiane
di validi artisti perché Gezim Myshkketa promette tanto
con i suoi 26 anni e un bagaglio tecnico di prim'ordine.
Il suo è un Don Pasquale umano e fragile nelle emozioni
sapientemente rese con vocalità attenta e ben modulata.
Myshketa canta come un musicista e recita come un accorto attore
e ciò è raro. Siamo in presenza di un cantante
attore di ragguardevole fattura; controlla l’intonazione
senza incertezze anche nei momenti dove la concitazione imporrebbe
a volte prendere il sopravvento.
La mimica è ottima e sempre adeguata all’azione
scenica.
Sostanzialmente siamo di fronte
a un’esemplare di razza
canora forse in estinzione: il cantante attore!. Un vero piacere
ascoltarlo.
Notevole la Norina di Diana Mian che hai ottime capacità interpretative
ed un materiale vocale che non si discute anche se il belcantismo
lirico la costringe a piegare la voce ad un repertorio nel quale
sa districarsi pregevolmente ma traspare la tendenza verso ruoli
che richiedono una vocalità più corposa quale è appunto
la sua.
Detto questo ce ne fossero) di Norine così. È briosa, all’occorrenza spumeggiante e canta con
garbo e nella scena dello schiaffo ha recitato come poche volte
m'è capitato di vedere anche da blasonatissime interpreti.
Bacchetta, regia e sensibilità interpretativa del soprano
unita al valore tecnico vocale, hanno reso una Norina, incisiva
e convincente.
Un
poco più discontinuo l'Ernesto del tenore Domenico
Menini. La sua è una vocalità che richiama quella
di Benvenuto Finelli o, venendo a tempi più recenti
riporta a quella del bolognese Matteuzzi: cantanti che sfogano
con apparente
facilità in alto facendo poi sentire spesso la gola. Non è facile
mantenere rotondità e ampiezza nel
grave e nel medio mentre gli acuti salgono, svettano, ma tendono
un poco a “stringere” sbiancando nel colore. Alcune vocali poi, cantando con questa tecnica, possono rivelarsi
veramente ostiche. Le cose migliori le ho sentite
da “com’è gentil”'
in poi. e nel duetto d’amore con il soprano. Le vocali
i e u sono tremende per tutti e occorre tanta cura nel plasmarle
al canto. Ogni cantante dovrebbe, riascoltarsi nella registrazione
dopo aver cantato. Complessivamente l’Ernesto del tenore
Menini, è godibile ed efficace anche se non rientra nella
vocalità a me più gradita.
Il Malatesta, del baritono Kim
Young è stato quanto di
meglio poteva offrire la buona volontà di un giovane coreano
che ha fatto sfoggio di una dizione notevole, ma credo non potesse
andare oltre le ottime intenzioni. Qualche dubbio mi ha spinto
a pensare che sia realmente un baritono perchè accede
al medio e acuto con notevole facilità, sbiancando assai
il colore della voce mentre il registro grave è praticamente
assente. Sulla
scena si muove scolasticamente la sua interpretazione aveva
molto, il sapore del saggio di
fine anno. Vanno però premiati
l'impegno e la volontà mostrati all’occasione. Veramente
prezioso l'apporto del Coro, sia vocale che scenico. All’apertura
del sipario si è svelata una scena ambientata negli
anni cinquanta, e questo per un tradizionalista quale io sono,
ha
destato in mè qualche perplessità, però scemata
e fugata rapidamente nel corso, dell'opera.
Autentico colpo di teatro l'apparizione sulla scena d'una fiammante
motocicletta MV d'epoca restaurata a regola d’arte e notevolissimo
Menini in tuta da meccanico e carta stradale che ha intonato “cercherò lontana
terra”con grande efficacia. Insomma Signori.. Una gran
bella serata!
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