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Interviste Articoli e Recensioni 2009

Guestbook Nausica  
  "DON PASQUALE" a Casalgrande " - Sabato 4 Aprile 2009
di Roberto Busani

Ieri sera, nel Teatro di Casalgrande è andata in scena una interessante per non usare il termine pregevole, esecuzione dell’opera donizettiana Don Pasquale.

Mala tempora currunt pertanto non è facile oggi andare a teatro serenamente attendendosi d'ascoltare una esecuzione equilibrata e di buon livello artistico.

Sorge spontanea una esortazione ai cittadini di Casalgrande appassionati del genere e non: tenetevi stretto quell’Ugo Bedeschi che avete masso alla direzione del vostro bel teatro.

In tempi dì ristrettezze di bilancio e difficoltà del genere, che, affliggono la buona volontà di fare arte, mettere in scena un'opera capace dì. esprimere un buon livello artistico, nella sua complessità, quale s'è rivelata il Don Pasquale di ieri sera non evidenzia soltanto passione ma capacità operative sul “campo” in verità più che notevoli: Rarel dirigeva gloria reggiana che tutti conosciamo come cantante, e che io pure ho ascoltato per la prima volta nel ruolo di direttore d'orchestra, avendolo in passato apprezzato come tenore: il M° Paolo Barbacini Manfredi.

L’esperienza maturata in una carriera quarantennale sui palcoscenici di tutto il mondo gli ha messo l'oro nella bacchetta. Con autorevolezza ha condotto l'orchestra Sinfonica dei Cantieri d'Arte nei meandri della melodia del grande bergamasco con meticolosa cura e attenzione all’equilibrio della coerenza dei tempi vigilando sugli abbandoni sentimentali a tratti dominanti in Donizetti.

Chi dirige si prende sempre una bella gatta dai pelare, perchè nell'opera lirica è il direttore il principale artefice e responsabile all'esecuzione!

Con Barbacani l’orchestra ha trovato abbandoni, colori, morbida, se non f1essuosa capacità d’illanguidirsi sconfinando talvolta in emotiva commozione come nel duetto amoroso di Ernesto e Norina o nella scena dello schiaffo e immediatamente dopo.

Don Pasquale è divertente, sebbene lo si considera un personaggio buffo, ma non facile tenerlo fuori dal rischio di renderlo una macchietta e anche in questo la collaborazione tra Barbacini e Gezim Myshkketa, l’interprete nel ruolo principale, si è rivelata vincente.

Se Rossini dipinge , nelle sue opere, con frequenza, un mondo così, come vorremmo, che fosse sempre per tutti (leggero e divertente), Donizetti ce lo propone assai più vicino alla realtà con un cromatismo emozionale assai impegnativa da rendere musicalmente e vocalmente e l’esperienza di Barbacini come cantante prima e Direttore poi, ha consentito al validissimo e giovane interprete albanese di restituire una pregevole interpretazione di Don Pasquale.

La voce di Myshketa è confacente al ruolo; non torrenziale nel volume è gradevole nell’impasto per morbidezza e colore.

Il suo Don Pasquale dimostra che dall'Albania non è venuto soltanto Saimir Pirgu a rinvigorire la presenza sulle scene italiane di validi artisti perché Gezim Myshkketa promette tanto con i suoi 26 anni e un bagaglio tecnico di prim'ordine.
Il suo è un Don Pasquale umano e fragile nelle emozioni sapientemente rese con vocalità attenta e ben modulata. Myshketa canta come un musicista e recita come un accorto attore e ciò è raro. Siamo in presenza di un cantante attore di ragguardevole fattura; controlla l’intonazione senza incertezze anche nei momenti dove la concitazione imporrebbe a volte prendere il sopravvento. La mimica è ottima e sempre adeguata all’azione scenica.

Sostanzialmente siamo di fronte a un’esemplare di razza canora forse in estinzione: il cantante attore!. Un vero piacere ascoltarlo. Notevole la Norina di Diana Mian che hai ottime capacità interpretative ed un materiale vocale che non si discute anche se il belcantismo lirico la costringe a piegare la voce ad un repertorio nel quale sa districarsi pregevolmente ma traspare la tendenza verso ruoli che richiedono una vocalità più corposa quale è appunto la sua. Detto questo ce ne fossero) di Norine così. È briosa, all’occorrenza spumeggiante e canta con garbo e nella scena dello schiaffo ha recitato come poche volte m'è capitato di vedere anche da blasonatissime interpreti. Bacchetta, regia e sensibilità interpretativa del soprano unita al valore tecnico vocale, hanno reso una Norina, incisiva e convincente.

Un poco più discontinuo l'Ernesto del tenore Domenico Menini. La sua è una vocalità che richiama quella di Benvenuto Finelli o, venendo a tempi più recenti riporta a quella del bolognese Matteuzzi: cantanti che sfogano con apparente facilità in alto facendo poi sentire spesso la gola. Non è facile mantenere rotondità e ampiezza nel grave e nel medio mentre gli acuti salgono, svettano, ma tendono un poco a “stringere” sbiancando nel colore. Alcune vocali poi, cantando con questa tecnica, possono rivelarsi veramente ostiche.

Le cose migliori le ho sentite da “com’è gentil”' in poi. e nel duetto d’amore con il soprano. Le vocali i e u sono tremende per tutti e occorre tanta cura nel plasmarle al canto. Ogni cantante dovrebbe, riascoltarsi nella registrazione dopo aver cantato. Complessivamente l’Ernesto del tenore Menini, è godibile ed efficace anche se non rientra nella vocalità a me più gradita.

Il Malatesta, del baritono Kim Young è stato quanto di meglio poteva offrire la buona volontà di un giovane coreano che ha fatto sfoggio di una dizione notevole, ma credo non potesse andare oltre le ottime intenzioni. Qualche dubbio mi ha spinto a pensare che sia realmente un baritono perchè accede al medio e acuto con notevole facilità, sbiancando assai il colore della voce mentre il registro grave è praticamente assente. Sulla scena si muove scolasticamente la sua interpretazione aveva molto, il sapore del saggio di fine anno. Vanno però premiati l'impegno e la volontà mostrati all’occasione.

Veramente prezioso l'apporto del Coro, sia vocale che scenico. All’apertura del sipario si è svelata una scena ambientata negli anni cinquanta, e questo per un tradizionalista quale io sono, ha destato in mè qualche perplessità, però scemata e fugata rapidamente nel corso, dell'opera. Autentico colpo di teatro l'apparizione sulla scena d'una fiammante motocicletta MV d'epoca restaurata a regola d’arte e notevolissimo Menini in tuta da meccanico e carta stradale che ha intonato “cercherò lontana terra”con grande efficacia. Insomma Signori.. Una gran bella serata!

 
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