FORZA
DEL DESTINO A BUSCOLDO
UNA TAMTA TARIELI PREZIOSA…ANZI…”PREZIOSILLA”!!!
Ci sono
opere che, pur esercitando forte attrazione sul pubblico,
raramente
vengono rappresentate per la difficoltà di
reperire un cast decente! Non ho detto adeguato! Sottolineo “decente”!
La Forza del Destino è una di queste. Solamente pochi
teatri dispongono di risorse tali da consentire l’ingaggio
d’un cast possibilmente equilibrato e decoroso. Oggi
si reperiscono più facilmente voci femminili di buon
livello mentre l’universo vocale maschile è assai
più rarefatto per quanto concerne le voci lirico-spinte
o drammatiche.
Fuori gioco per raggiunti limiti d’età Martinucci,
Giacomini e Domingo (gli ultimi due prestati al repertorio
drammatico) non conosco oggi un Don Alvaro adeguato al ruolo.
Chi può intonare il recitativo “la vita è inferno
all’infelice” con risonanze arcane, misteriose
e quel senso di fatalità catartica da tragedia greca
che sprigionava il canto di Pertile che pure non aveva bella
voce e che dire di quanto Lauri Volpi ha lasciato nei solchi
del disco (soltanto breve traccia purtroppo) del suo Don
Alvaro scaligero del ’42! Gli ultimi grandi interpreti
nel ruolo suddetto sono stati il “muscoloso” Del
Monaco, l’esplosivo, pieghevole e prodigioso Corelli e l’affascinante, sinuoso Bergonzi che pure non aveva
il fisico di Corelli, mancava di spessore drammatico e di
squillo ma il suo Don Alvaro è da manuale di canto.
In quest’opera verdiana, intrigante ed affascinante
per intreccio e difficoltà interpretative, un ruolo
gravemente ed ingiustamente trascurato, soprattutto negli
ultimi 30 anni, è quello di Preziosilla; ciò avviene
anche per la difficoltà di individuare un mezzosoprano
in grado di affrontare la parte con credibilità aderendo
alle intenzioni dell’autore. E’ con vera gioia
e godimento che si ascolta il mezzosoprano georgiano Tamta
Tarieli interpretare così compiutamente il ruolo di
Preziosilla. In lei il felice connubio tra risorse vocali,
timbriche e di colore, tecnica e capacità espressive
nell’interpretare, costituisce una miscela affascinante
che avvince l’ascoltatore dotto e non dotto in materia
perché, comunque, la percezione del valore dell’artista
valica la conoscenza specifica e penetra epidermicamente
anche chi per la prima volta assiste ad un’opera lirica.
La
sua emissione non lascia percepire zone di passaggio, tale è la morbida fluidità del canto che trova
sempre ampiezza, vigore, sensualità e brillantezza
in ogni registro. La Tarieli è un’artista in
grado di spaziare da ruoli sopranili spinti a ruoli squisitamente
mezzospranili e se cerco una sua collocazione di riferimento,
con grandi artisti del recente passato, la inserirei tra
la Verrett e la Bumbry. Della Verrett mi rammenta la morbidezza,
la fluidità dell’emissione e gli acuti, mentre
della Bumbry mi ricorda la possente, vellutata carnalità della
voce e dell’interpretazione.
Difficile trovare tanta qualità in una sola artista;
spesso qualcosa manca all’appello ma la Tarieli mostra
di mettere a frutto la cornucopia di risorse che natura le
ha dato asservendole ad un’intelligenza e a una sensibilità artistiche
sorrette da una forte personalità e volontà tali
da renderla una delle rappresentanti migliori del belcanto
tra i giovani emergenti. Il ruolo di Preziosilla rende problematico
il reperimento dell’artista adatta perché trattasi
di ruolo impervio e di per se particolarmente problematico!
Già l’attacco della canzone “correte allor” esige
brillantezza ed impegnativo è l’arco armonico
che grava sull’artista con ritornelli e ritmi vincolanti
a tessiture che mettono alla frusta l’interprete. Pensate
al salto che si trova ad affrontare alle parole “al
brio”! Occorre poi che pure nelle note gravi la voce
manifesti quella brillantezza che ai più è negata
ma che la Tarieli palesa sia nelle agilità che nelle
prime parole “al suon del tamburo”, pronunciate
al limite del registro inferiore. Questa ragazza và ascoltata
con attenzione perché sa offrire autentiche perle
interpretative! La Tarieli occorre ascoltarla e goderla parola
per parola, suono per suono! Ha attaccato la seconda strofa “è solo
obliato” con leggerezza poi, salendo ha liberato nuovamente
toni e colori scintillanti in “ è premio serbato” incalzando
sul ritmo. La Tarieli affronta il testo in “se vieni
fratello sarai caporale e tu colonnello” con una continuità quasi
discorsiva ma col rigore di una sottolineatura; poi alle
parole “il dio furfantello”, riprende a colorire
garbatamente ma spiritosamente con agile e significativa
leggerezza. Veramente rara, nella rotondità e vigorosa
nell’espressione, la risposta alla domanda di Pereda “e
che riserbasi allo studente?”. Le parole “miserrime
vicende avrai” la Tarieli le canta con levigata indifferenza
puntando sull’efficacia espressiva della frase successiva “ non
mente il labbro mai” creando una spaccatura significativa
di rara efficacia. Se non si è artisti d’elevata
caratura queste cose non riescono! Quando poi arriva a “ma
gnaffe a me” riesplode la brillantezza del suono scintillante
rendendo il passo quasi petulante inducendo istintivamente
a ricordare un altro personaggio verdiano, purtroppo pure
lui, trascurato: Oscar del Ballo in Maschera.
Un autentico divertimento ascoltarla intonare “rataplan”.
La Tarieli sa articolare con ricchezza di colori (un autentico
caleidoscopio cromatico) la canzone di Preziosilla riuscendo
ad essere pungente ed ironica, facendo ricorso alle più sottili
risorse d’arte scenica e vocale. Per ovvia motivazione
non abbiamo testimonianza fonografica della prima Preziosilla
a S.Pietroburgo: la Nantier-Didier. Le cronache dell’epoca
parlano di un’interprete con caratteristiche che inducono
a pensare che tra la prima Preziosilla ed il personaggio
scolpito dalla Tarieli le affinità ci siano con buona
approssimazione.
Oggi purtroppo, anche nelle migliori occasioni, il personaggio
di Preziosilla risulta non ben definito ma questo accade
soltanto per i limiti palesati dalle interpreti che affrontano
il ruolo. Talvolta le possibilità vocali ci sarebbero
pure me a mancare sono poi la volontà di ricercare
il giusto equilibrio tra le sfaccettature molteplici che
il personaggio impone.
La Tarieli sviscera la partitura e
la parte affrontando e rendendo compiuta l’interpretazione
con un accurato esame del libretto ottenendo risultati eccellenti
sotto il profilo drammaturgico e musicale. Artista rara e
preziosa questa giovane georgiana che arricchisce con la
sua presenza il teatro d’opera.
E’ avvenuto ieri sera, 12 c.m., a Buscoldo
di Curtatone che è stata rappresentata Forza
del Destino.
Si tratta
di una encomiabile iniziativa di grande impegno e difficoltà sia
sotto il profilo organizzativo che artistico. I melomani
sanno che a Buscoldo da anni si organizza un concorso, nel
teatro Verdi del paese, intitolato al tenore Ismaele
Voltolini attivo e noto tra le due guerre: non è poco per una
località di provincia. E’ mio personale desiderio
far notare all’amministrazione comunale la non facile
reperibilità del luogo, quando privi di navigatore
satellitare, per l’assenza di cartelli indicatori.
(se c’erano non li ho visti).
Il cast presentava squilibrii
e disomogeneità nel livello artistico. Molto belli
i costumi; particolarmente azzeccate luci, regia e scene.
Mi ha colpito il soprano coreano Sae Kiung Rim nel ruolo
di Leonora di Vargas.
Ho dovuto purtroppo prendere atto che
erano tutti microfonati; vero è che la rappresentazione
si è svolta all’aperto, ma è altrettanto
vero, secondo il mio personale punto di vista, che il ricorso
all’amplificazone rappresenta una pesante alterazione
delle singole realtà vocali e di tutto il contesto.
Il soprano Rim ha evidenziato buona tecnica vocale alla quale
fa riscontro una fluida emissione. La Rim fraseggia efficacemente
e pur avendo uno spessore vocale inequivocabilmente lirico
realizza il personaggio in virtù di una palese intelligenza
interpretativa che la onora quale artista. Risolvere liricamente
passi drammatici grazie ad una forte e vivace espressività non è da
tutti. Questo soprano coreano canta bene e l’unica
osservazione che mi sento di farle è un invito alla
prudenza nel momento in cui esce dal repertorio adatto alla
sua voce; positiva comunque la sua prestazione.
Discorso
simile, per molti aspetti, si può fare per il Padre
Guardiano del basso Abramo Rosalen che ha scolpito il personaggio
con proprietà d’accenti. Questo basso dispone
di buon materiale vocale e manifesta un’apprezzabile
linea di canto esprimendosi con ricchezza di colori. La voce
sembra più adatta a ruoli di basso cantabile tenendo
presente che, nel panorama verdiano, i ruoli di Zaccaria,
Filippo II e Padre Guardiano sono tremendi e esigono voci
capaci di morbida duttilità e dotate di grande spessore:
sono caratteristiche difficili da mettere insieme.
Antonio
Marani ha reso al pubblico la figura del marchese di Calatrava
con onesta professionalità.
Interessante il Melitone
di Carlo Morini; spesso Melitone viene dipinto a tinte caricaturali
forti quando addirittura eccessive. Morini non l’ha
fatto e credo abbia colto nel segno rifuggendo le esagerazioni
nelle quali sono incorsi, in passato, anche interpreti d’alto
lignaggio.
Nei panni di Don Carlo di Vargas cantava il baritono
Sergio Bologna: dotato di bel timbro e colore non sempre
mi è sembrato a suo agio. Senza un Don Alvaro di grande
efficacia quest’opera viene pesantemente mutilata e
l’interprete di questo ruolo ha palesato limiti vocali
e tecnici che hanno gravato sull’esito finale. L’emissione
era aspra e forzati gli acuti; la voce non fluiva con morbidezza
e già nella frase d’esordio “ah per sempre
o mio bell’angiol” s’intuivano le difficoltà manifestate
poi in crescendo.
Il resto del cast era accettabile.
Le note
dolenti, è purtroppo il caso di dirlo, venivano dall’orchestra;
in Forza del Destino l’interprete principale è proprio
l’orchestra!
Questo insieme di professionalità di
problematico amalgama rende non facile spingersi oltre le
buone intenzioni e il direttore Daniele Anselmi trova difficoltà nell’ottenere
ciò che la sua bacchetta domanda.
Violoncelli e contrabbassi
hanno svolto il compito loro assegnato compensando le disuguaglianze
espresse dagli altri archi. Analoga considerazione penso
possa essere fatta in riferimento ad alcune disomogeneità manifestate
dagli ottoni.
Linearità più efficace è venuta
dalle percussioni. Detto quanto sopra resta il fatto che
allestire Forza del Destino è una sfida che per essere
accettata esige un pizzico di follia da parte di tutti. Se
riuscirò a ritrovare la strada per arrivare a Buscoldo
vi farò ritorno con piacere ma sto pensando di acquistare
un navigatore: il problema sarà “farci la mano” visto
che sento d’appartenere più all’ottocento
che a questo secolo.