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Interviste Articoli e Recensioni 2010

Guestbook Nausica  
  12 Luglio 2010

FORZA DEL DESTINO A BUSCOLDO

UNA TAMTA TARIELI PREZIOSA…ANZI…”PREZIOSILLA”!!!

Ci sono opere che, pur esercitando forte attrazione sul pubblico, raramente vengono rappresentate per la difficoltà di reperire un cast decente! Non ho detto adeguato! Sottolineo “decente”! La Forza del Destino è una di queste. Solamente pochi teatri dispongono di risorse tali da consentire l’ingaggio d’un cast possibilmente equilibrato e decoroso. Oggi si reperiscono più facilmente voci femminili di buon livello mentre l’universo vocale maschile è assai più rarefatto per quanto concerne le voci lirico-spinte o drammatiche.
Fuori gioco per raggiunti limiti d’età Martinucci, Giacomini e Domingo (gli ultimi due prestati al repertorio drammatico) non conosco oggi un Don Alvaro adeguato al ruolo.
Chi può intonare il recitativo “la vita è inferno all’infelice” con risonanze arcane, misteriose e quel senso di fatalità catartica da tragedia greca che sprigionava il canto di Pertile che pure non aveva bella voce e che dire di quanto Lauri Volpi ha lasciato nei solchi del disco (soltanto breve traccia purtroppo) del suo Don Alvaro scaligero del ’42! Gli ultimi grandi interpreti nel ruolo suddetto sono stati il “muscoloso” Del Monaco, l’esplosivo, pieghevole e prodigioso Corelli e l’affascinante, sinuoso Bergonzi che pure non aveva il fisico di Corelli, mancava di spessore drammatico e di squillo ma il suo Don Alvaro è da manuale di canto.
In quest’opera verdiana, intrigante ed affascinante per intreccio e difficoltà interpretative, un ruolo gravemente ed ingiustamente trascurato, soprattutto negli ultimi 30 anni, è quello di Preziosilla; ciò avviene anche per la difficoltà di individuare un mezzosoprano in grado di affrontare la parte con credibilità aderendo alle intenzioni dell’autore. E’ con vera gioia e godimento che si ascolta il mezzosoprano georgiano Tamta Tarieli interpretare così compiutamente il ruolo di Preziosilla. In lei il felice connubio tra risorse vocali, timbriche e di colore, tecnica e capacità espressive nell’interpretare, costituisce una miscela affascinante che avvince l’ascoltatore dotto e non dotto in materia perché, comunque, la percezione del valore dell’artista valica la conoscenza specifica e penetra epidermicamente anche chi per la prima volta assiste ad un’opera lirica.
La sua emissione non lascia percepire zone di passaggio, tale è la morbida fluidità del canto che trova sempre ampiezza, vigore, sensualità e brillantezza in ogni registro. La Tarieli è un’artista in grado di spaziare da ruoli sopranili spinti a ruoli squisitamente mezzospranili e se cerco una sua collocazione di riferimento, con grandi artisti del recente passato, la inserirei tra la Verrett e la Bumbry. Della Verrett mi rammenta la morbidezza, la fluidità dell’emissione e gli acuti, mentre della Bumbry mi ricorda la possente, vellutata carnalità della voce e dell’interpretazione.
Difficile trovare tanta qualità in una sola artista; spesso qualcosa manca all’appello ma la Tarieli mostra di mettere a frutto la cornucopia di risorse che natura le ha dato asservendole ad un’intelligenza e a una sensibilità artistiche sorrette da una forte personalità e volontà tali da renderla una delle rappresentanti migliori del belcanto tra i giovani emergenti. Il ruolo di Preziosilla rende problematico il reperimento dell’artista adatta perché trattasi di ruolo impervio e di per se particolarmente problematico!
Già l’attacco della canzone “correte allor” esige brillantezza ed impegnativo è l’arco armonico che grava sull’artista con ritornelli e ritmi vincolanti a tessiture che mettono alla frusta l’interprete. Pensate al salto che si trova ad affrontare alle parole “al brio”! Occorre poi che pure nelle note gravi la voce manifesti quella brillantezza che ai più è negata ma che la Tarieli palesa sia nelle agilità che nelle prime parole “al suon del tamburo”, pronunciate al limite del registro inferiore. Questa ragazza và ascoltata con attenzione perché sa offrire autentiche perle interpretative! La Tarieli occorre ascoltarla e goderla parola per parola, suono per suono! Ha attaccato la seconda strofa “è solo obliato” con leggerezza poi, salendo ha liberato nuovamente toni e colori scintillanti in “ è premio serbato” incalzando sul ritmo. La Tarieli affronta il testo in “se vieni fratello sarai caporale e tu colonnello” con una continuità quasi discorsiva ma col rigore di una sottolineatura; poi alle parole “il dio furfantello”, riprende a colorire garbatamente ma spiritosamente con agile e significativa leggerezza. Veramente rara, nella rotondità e vigorosa nell’espressione, la risposta alla domanda di Pereda “e che riserbasi allo studente?”. Le parole “miserrime vicende avrai” la Tarieli le canta con levigata indifferenza puntando sull’efficacia espressiva della frase successiva “ non mente il labbro mai” creando una spaccatura significativa di rara efficacia. Se non si è artisti d’elevata caratura queste cose non riescono! Quando poi arriva a “ma gnaffe a me” riesplode la brillantezza del suono scintillante rendendo il passo quasi petulante inducendo istintivamente a ricordare un altro personaggio verdiano, purtroppo pure lui, trascurato: Oscar del Ballo in Maschera.

Un autentico divertimento ascoltarla intonare “rataplan”. La Tarieli sa articolare con ricchezza di colori (un autentico caleidoscopio cromatico) la canzone di Preziosilla riuscendo ad essere pungente ed ironica, facendo ricorso alle più sottili risorse d’arte scenica e vocale. Per ovvia motivazione non abbiamo testimonianza fonografica della prima Preziosilla a S.Pietroburgo: la Nantier-Didier. Le cronache dell’epoca parlano di un’interprete con caratteristiche che inducono a pensare che tra la prima Preziosilla ed il personaggio scolpito dalla Tarieli le affinità ci siano con buona approssimazione.
Oggi purtroppo, anche nelle migliori occasioni, il personaggio di Preziosilla risulta non ben definito ma questo accade soltanto per i limiti palesati dalle interpreti che affrontano il ruolo. Talvolta le possibilità vocali ci sarebbero pure me a mancare sono poi la volontà di ricercare il giusto equilibrio tra le sfaccettature molteplici che il personaggio impone.
La Tarieli sviscera la partitura e la parte affrontando e rendendo compiuta l’interpretazione con un accurato esame del libretto ottenendo risultati eccellenti sotto il profilo drammaturgico e musicale. Artista rara e preziosa questa giovane georgiana che arricchisce con la sua presenza il teatro d’opera.
E’ avvenuto ieri sera, 12 c.m., a Buscoldo di Curtatone che è stata rappresentata Forza del Destino.
Si tratta di una encomiabile iniziativa di grande impegno e difficoltà sia sotto il profilo organizzativo che artistico. I melomani sanno che a Buscoldo da anni si organizza un concorso, nel teatro Verdi del paese, intitolato al tenore Ismaele Voltolini attivo e noto tra le due guerre: non è poco per una località di provincia. E’ mio personale desiderio far notare all’amministrazione comunale la non facile reperibilità del luogo, quando privi di navigatore satellitare, per l’assenza di cartelli indicatori. (se c’erano non li ho visti).

Il cast presentava squilibrii e disomogeneità nel livello artistico. Molto belli i costumi; particolarmente azzeccate luci, regia e scene. Mi ha colpito il soprano coreano Sae Kiung Rim nel ruolo di Leonora di Vargas.
Ho dovuto purtroppo prendere atto che erano tutti microfonati; vero è che la rappresentazione si è svolta all’aperto, ma è altrettanto vero, secondo il mio personale punto di vista, che il ricorso all’amplificazone rappresenta una pesante alterazione delle singole realtà vocali e di tutto il contesto. Il soprano Rim ha evidenziato buona tecnica vocale alla quale fa riscontro una fluida emissione. La Rim fraseggia efficacemente e pur avendo uno spessore vocale inequivocabilmente lirico realizza il personaggio in virtù di una palese intelligenza interpretativa che la onora quale artista. Risolvere liricamente passi drammatici grazie ad una forte e vivace espressività non è da tutti. Questo soprano coreano canta bene e l’unica osservazione che mi sento di farle è un invito alla prudenza nel momento in cui esce dal repertorio adatto alla sua voce; positiva comunque la sua prestazione.
Discorso simile, per molti aspetti, si può fare per il Padre Guardiano del basso Abramo Rosalen che ha scolpito il personaggio con proprietà d’accenti. Questo basso dispone di buon materiale vocale e manifesta un’apprezzabile linea di canto esprimendosi con ricchezza di colori. La voce sembra più adatta a ruoli di basso cantabile tenendo presente che, nel panorama verdiano, i ruoli di Zaccaria, Filippo II e Padre Guardiano sono tremendi e esigono voci capaci di morbida duttilità e dotate di grande spessore: sono caratteristiche difficili da mettere insieme.
Antonio Marani
ha reso al pubblico la figura del marchese di Calatrava con onesta professionalità.
Interessante il Melitone di Carlo Morini; spesso Melitone viene dipinto a tinte caricaturali forti quando addirittura eccessive. Morini non l’ha fatto e credo abbia colto nel segno rifuggendo le esagerazioni nelle quali sono incorsi, in passato, anche interpreti d’alto lignaggio.
Nei panni di Don Carlo di Vargas cantava il baritono Sergio Bologna: dotato di bel timbro e colore non sempre mi è sembrato a suo agio. Senza un Don Alvaro di grande efficacia quest’opera viene pesantemente mutilata e l’interprete di questo ruolo ha palesato limiti vocali e tecnici che hanno gravato sull’esito finale. L’emissione era aspra e forzati gli acuti; la voce non fluiva con morbidezza e già nella frase d’esordio “ah per sempre o mio bell’angiol” s’intuivano le difficoltà manifestate poi in crescendo.
Il resto del cast era accettabile.
Le note dolenti, è purtroppo il caso di dirlo, venivano dall’orchestra; in Forza del Destino l’interprete principale è proprio l’orchestra!
Questo insieme di professionalità di problematico amalgama rende non facile spingersi oltre le buone intenzioni e il direttore Daniele Anselmi trova difficoltà nell’ottenere ciò che la sua bacchetta domanda.
Violoncelli e contrabbassi hanno svolto il compito loro assegnato compensando le disuguaglianze espresse dagli altri archi. Analoga considerazione penso possa essere fatta in riferimento ad alcune disomogeneità manifestate dagli ottoni.
Linearità più efficace è venuta dalle percussioni. Detto quanto sopra resta il fatto che allestire Forza del Destino è una sfida che per essere accettata esige un pizzico di follia da parte di tutti. Se riuscirò a ritrovare la strada per arrivare a Buscoldo vi farò ritorno con piacere ma sto pensando di acquistare un navigatore: il problema sarà “farci la mano” visto che sento d’appartenere più all’ottocento che a questo secolo.


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