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Interviste Articoli e Recensioni 2009

Guestbook Nausica  
 
Roberto Busani "NORMA una perla in edicola" - Aprile 2009

Ho trovato di recente in edicola una edizione dell’opera belliniana Norma che ha destato subito il mio interesse perché amo moltissimo quest’opera oltre il fatto che la data della registrazione coglie nel pieno della maturità artistica tutti gli interpreti. Questa Norma è stata registrata il 25 Maggio 1971 a Torino e dirige il grande Georges Pretre: uomo del carattere non facile ma bacchetta non discutibile.. Nei rispettivi ruoli cantano la Caballé, la Cossotto, l’allora di lei marito Ivo Vinco e il tenore napoletano Robleto Marolla che ha lasciato nei melomani reggiani un bel ricordo e ritrovarlo in questa datata ma interessante edizione mi ha sollecitato un non poco. Il ruolo di Norma è impervio e non renderlo un azzardo richiede doti non comuni vocali e interpretative, Nel 1971 lo spettro della vocalità calassiana aleggiava su Norma rendendo il ruolo della druidica sacerdotessa una palude perigliosa entro la quale era facile perdersi. A dirigere però cera Pretre pertanto già la sinfonia , pur gravida di sentore del dramma che l’opera racchiude ed esprime, non ne è sopraffatta volendo distinguere il ruolo della orchestra come autorevole supporto alle voci degli interpreti a disposizione, che erano quanto di meglio poteva capitare all’inizio del decennio 1971.
Le tinte forti e le sonorità intense stemperano nel morbido fluire dei tempi senza clangori dei fiati; dopo le prime venti battute d’impostazione marziale il disegno melodico s’ammorbidisce su tinte vagamente mozartiane giocate sulla saltellante leggerezza dei violini e l’impronta di Pretre è già posta fin da quest’inizio su tutto il dipanarsi dell’opera. Anche l’ingresso d’Oroveso è segnato da accenti di sacro fervore inneggianti al riscatto del popolo che nei sacerdoti crede e il piglio eroico, pur vivendo vibrante nel rigo, non s’abbandona a eccessi metallici e ridondanti sonorità fragorose, senza mai tralasciare una sottile e preesistente vena di fatalità incombente, che regna incontrastata su tutto il percorso del dramma Belliniana. Quel che vale e che Pretre ottiene dall’orchestra e se ne ha preciso riscontro nella linea interpretativa dei cantanti: tutti indistintamente!
La scelta interpretativa della Caballé offre un’impronta al personaggio che la distingue dalla linea precedente adottata dalla Callas, che era tutta tensione, intrisa di tinte fortissime, suoni inchiostrosi e densi, dramma sanguigno e sanguinoso, talvolta ossessivo nella scansione delle frasi, dove il dolore per il tradimento non abbandona il vigore che presagisce la tragedia finale. La Caballè sa essere più donna e madre e meno sacerdotessa senza rinunciare alla nobiltà sacerdotale che il ruolo impone ma esprimendo tanta dolorosa soavità nella veste di donna tradita e madre offesa. Naturalmente la Caballè s’avvale d’una voce assai più ricca di morbidezza e maliosi colori e la sua Norma è una autentica e impareggiabile lezione di canto. Oroveso è qui affidato al basso Ivo Vinco ma in Norma il ruolo del basso appare compresso tra gli altri perché tutti, sostanzialmente: patiscono il dominio del soprano, Dignitoso e accettabile nella sua professionalità, Vinco offre una presentazione in linea con le sue possibilità ottimamente sorretto da pretre, dall’orchestra e dal coro. La Cossotto è una delle voci storiche della seconda metà degli anni cinquanta del secolo scorso e in accoppiata con la Caballè è una carta vincente in ogni momento.
La Cossotto sa essere appassionata, virginale e accoratamente dolente i duetti con la Caballè suscitano ammirazione e rimpianto perché difficile è oggi sentir cantar così. Notevolissimo è pollione del tenore napoletano Robleto Merolla che pone la sua personale impronta distintiva già all’inizio della cavatina. Va ricordato che la parte di Pollione fu scritta per Domenico Donzelli che le cronache dell’epoca ci presentano come tenore baritonale di grande vigore nell’accento e nell’ampiezza del fraseggio e occorre rammentare che nel 1971 Corelli aveva ancora in repertorio il ruolo di pollione che canterà per l’ultima volta al Teatro Regio di Parma nel Dicembre del 1972.
L’accoppiata Callas Corelli resterà per sempre nella storia del melodramma. Merolla colpisce per forza espressiva sia nel dialogo con Flavio che nel canto spianato. Sa essere profondamente incisivo e moderno: basta ascoltarlo nella risposta alla domanda di Flavio- altra ameresti tu? – “parla sommesso” e già si ha la percezione della cifra espressiva che manifesta questo tenore nei recitativi e negli ariosi. In “norma così fa scempio” Merolla compie una arditezza armonica ed espressiva curando con risalto la vis minacciosa insita nelle parole. Il canto di Merolla s’abbandona poi largo e spavaldo in “ me protegge e me difende” ove traspare la tracotanza del romano invasore. Anche nei duetti con norma il valore espressivo si manifesta sempre a livelli oggi impensabili. “Ah t’appaghi il mio terrore”, “Norma dei tuoi rimproveri” e poi fino alla scena ed aria finale. Scultoreo nel fraseggio, vibrante e appassionato, dolente nel finale fino alla eroicità dell’epilogo, Merolla offre una scelta interpretativa nel ruolo del proconsole romano come pochi hanno saputo fare. Posso rammentare un Bergonzi cinquantenne all’apice della interminabile e gloriosa carriere o meno noto ma validissimo Mirto Picchi e questo Robleto Marolla, che oggi si dedica all’insegnamento, tra i più significativi interpreti nel ruolo di Pollione nel corso della seconda metà degli anni cinquanta. Non ho mai ascoltato in questo ruolo il piacentino Flaviano Labo ma credo di poter aggiungere anche il suo nome. Detto quanto sopra sono ben felice d’aver ceduto alla tentazione d’acquistare questa edizione di Norma sebbene già ne possedessi un’altra con il tenore Merolla datata 1975 registrata a S. Francisco con la Deutekom, la Troyanos e Clifford Gtant.

 
 
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