Ho trovato di recente in edicola una edizione
dell’opera
belliniana Norma che ha destato subito il mio interesse perché amo
moltissimo quest’opera oltre il fatto che la data della
registrazione coglie nel pieno della maturità artistica
tutti gli interpreti. Questa Norma è stata registrata
il 25 Maggio 1971 a Torino e dirige il grande Georges
Pretre:
uomo del carattere non facile ma bacchetta non discutibile..
Nei rispettivi ruoli cantano la Caballé, la Cossotto,
l’allora di lei marito Ivo Vinco e il tenore napoletano
Robleto Marolla che ha lasciato nei melomani reggiani un bel
ricordo e ritrovarlo in questa datata ma interessante edizione
mi ha sollecitato un non poco. Il ruolo di Norma è impervio
e non renderlo un azzardo richiede doti non comuni vocali e interpretative,
Nel 1971 lo spettro della vocalità calassiana aleggiava
su Norma rendendo il ruolo della druidica sacerdotessa una palude
perigliosa entro la quale era facile perdersi. A dirigere però cera
Pretre pertanto già la sinfonia , pur gravida di sentore
del dramma che l’opera racchiude ed esprime, non ne è sopraffatta
volendo distinguere il ruolo della orchestra come autorevole
supporto alle voci degli interpreti a disposizione, che erano
quanto di meglio poteva capitare all’inizio del decennio
1971.
Le tinte forti e le sonorità intense stemperano nel morbido
fluire dei tempi senza clangori dei fiati; dopo le prime venti
battute d’impostazione marziale il disegno melodico s’ammorbidisce
su tinte vagamente mozartiane giocate sulla saltellante leggerezza
dei violini e l’impronta di Pretre è già posta
fin da quest’inizio su tutto il dipanarsi dell’opera.
Anche l’ingresso d’Oroveso è segnato da accenti
di sacro fervore inneggianti al riscatto del popolo che nei sacerdoti
crede e il piglio eroico, pur vivendo vibrante nel rigo, non
s’abbandona a eccessi metallici e ridondanti sonorità fragorose,
senza mai tralasciare una sottile e preesistente vena di fatalità incombente,
che regna incontrastata su tutto il percorso del dramma Belliniana.
Quel che vale e che Pretre ottiene dall’orchestra e se
ne ha preciso riscontro nella linea interpretativa dei cantanti:
tutti indistintamente!La
scelta interpretativa della Caballé offre
un’impronta al personaggio che la distingue dalla linea
precedente adottata dalla Callas, che era tutta tensione, intrisa
di tinte fortissime, suoni inchiostrosi e densi, dramma sanguigno
e sanguinoso, talvolta ossessivo nella scansione delle frasi,
dove il dolore per il tradimento non abbandona il vigore che
presagisce la tragedia finale. La Caballè sa
essere più donna
e madre e meno sacerdotessa senza rinunciare alla nobiltà sacerdotale
che il ruolo impone ma esprimendo tanta dolorosa soavità nella
veste di donna tradita e madre offesa. Naturalmente la Caballè s’avvale
d’una voce assai più ricca di morbidezza e maliosi
colori e la sua Norma è una autentica e impareggiabile
lezione di canto. Oroveso è qui affidato al basso Ivo
Vinco ma in Norma il ruolo del basso appare compresso tra gli
altri perché tutti, sostanzialmente: patiscono il dominio
del soprano, Dignitoso e accettabile nella sua professionalità, Vinco offre
una presentazione in linea con le sue possibilità ottimamente
sorretto da pretre, dall’orchestra e dal coro. La Cossotto è una
delle voci storiche della seconda metà degli anni cinquanta
del secolo scorso e in accoppiata con la Caballè è una
carta vincente in ogni momento.
La Cossotto sa essere appassionata, virginale e accoratamente
dolente i duetti con la Caballè suscitano ammirazione
e rimpianto perché difficile è oggi sentir cantar
così. Notevolissimo è pollione del tenore napoletano Robleto Merolla che
pone la sua personale impronta distintiva già all’inizio della cavatina. Va ricordato che
la parte di Pollione fu scritta per Domenico Donzelli che le
cronache dell’epoca ci presentano come tenore baritonale
di grande vigore nell’accento e nell’ampiezza del
fraseggio e occorre rammentare che nel 1971 Corelli aveva
ancora in repertorio il ruolo di pollione che canterà per l’ultima
volta al Teatro Regio di Parma nel Dicembre del 1972.
L’accoppiata Callas Corelli resterà per sempre nella
storia del melodramma. Merolla colpisce per forza espressiva
sia nel dialogo con Flavio che nel canto spianato. Sa essere
profondamente incisivo e moderno: basta ascoltarlo nella risposta
alla domanda di Flavio- altra ameresti tu? – “parla
sommesso” e già si ha la percezione della cifra
espressiva che manifesta questo tenore nei recitativi e negli
ariosi. In “norma così fa scempio” Merolla
compie una arditezza armonica ed espressiva curando con risalto
la vis minacciosa insita nelle parole. Il canto di Merolla s’abbandona
poi largo e spavaldo in “ me protegge e me difende” ove
traspare la tracotanza del romano invasore. Anche nei duetti
con norma il valore espressivo si manifesta sempre a livelli
oggi impensabili. “Ah t’appaghi il mio terrore”, “Norma
dei tuoi rimproveri” e poi fino alla scena ed aria finale.
Scultoreo nel fraseggio, vibrante e appassionato, dolente nel
finale fino alla eroicità dell’epilogo, Merolla
offre una scelta interpretativa nel ruolo del proconsole romano
come pochi hanno saputo fare. Posso rammentare un Bergonzi cinquantenne
all’apice della interminabile e gloriosa carriere o meno
noto ma validissimo Mirto Picchi e questo Robleto Marolla, che
oggi si dedica all’insegnamento, tra i più significativi
interpreti nel ruolo di Pollione nel corso della seconda metà degli
anni cinquanta. Non ho mai ascoltato in questo ruolo il piacentino Flaviano Labo ma
credo di poter aggiungere anche il suo nome. Detto quanto sopra
sono ben felice d’aver ceduto alla tentazione
d’acquistare questa edizione di Norma sebbene già ne
possedessi un’altra con il tenore Merolla datata
1975 registrata a S. Francisco con la Deutekom, la Troyanos
e Clifford Gtant.
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