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 Tosca - 7 Ottobre 2009 Rocca Meli Lupi Soragna

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Interviste Articoli e Recensioni 2010

Guestbook Nausica  
  Sabato 17 Aprile 2010

QUANDO IL DIRETTORE FA LA DIFFERENZA -- Traviata a Casalgrande

Il solo pensiero d’allestire La Traviata toglie il sonno a qualsiasi direttore artistico e credo che il Dott. Ugo Bedeschi, quando decise d’imbarcarsi nell’impresa, qualche difficoltà per addormentarsi la sera l’abbia avuta. I bilanci del teatro De Andrè di Casalgrande non sono quelli scaligeri e coniugare insieme ristrettezze di bilancio e qualità artistica non e’ certo facile.
La scelta del Dott. Bedeschi di offrire spazio ai giovani e’ sacrosanta anche se non e’ facile adeguare la qualità vocale alle necessità ma a collaborare con il Direttore artistico interviene il tenore Paolo Barbacini noto non soltanto come cantante di fama internazionale ma anche come affermato Direttore d’orchestra oltre che Maestro di canto. Ho già avuto modo d’ascoltare l’orchestra dei Cantieri d’Arte in Attila, Rigoletto, Don Pasquale e Traviata e ho tratto buona impressione da quest’insieme sicuramente costituito di solide realtà professionali stimolate al meglio dalla bacchetta di Paolo Barbacini.
L’amalgama orchestrale controllato ed equilibrato nella direzione ha consentito una adeguata ricchezza di colori e sfumature sapientemente dosate dal gesto preciso e misurato del Maestro Barbacini che ha portato tutto il complesso ad accompagnare sempre il canto nelle arie come nei concertati. La lettura del Maestro ha offerto, con finezza e originalità della strumentazione, una esaltante rappresentazione dell’amore nelle molteplici sfaccettature che lo spartito propone rendendo significativamente la ricchezza dell’ispirazione Verdiana. Le deformità nel corpo e/o nello spirito hanno sempre trovato largo spazio in Verdi ( vedi Rigoletto o Jago) ed i tormenti passionali di Violetta, tra peccato e redenzione, s’irradiano per tutta l’opera coinvolgendo tutti: cantanti e orchestra. L’orchestra, seppur esigua nel numero, ha offerto ottima prova dimostrando d’essere pronta a rispondere alle richieste del Maestro Barbacani.
Già le sublimi ed aeree trasparenze del preludio rendono, con un prodigio di sintesi quasi incorporea, lo spessore drammatico nel quale e’ immersa Violetta. Per poter ottenere effetti adeguati occorre un insieme orchestrale di sicura professionalità ed una bacchetta autorevole senza se e senza ma! Anche nei passi orchestrali brillanti, che richiamano la scena iniziale di Rigoletto ed anche echi del Falstaff Barbacini e l’orchestra offrono un quadro pittorico dove dialoghi ed espressività strumentale si intersecano o si fondono in modo che i personaggi, anche quelli detti minori, si caratterizzano sul sostegno orchestrale.
Sia chiaro che questo genere d’operazione non riesce a tutti coloro che s’espongono salendo su d’un podio: a Barbacini riesce abitualmente ma a tanti altri no! Perplessità prima che si alzasse il sipario ne avevo molte perché non conoscevo i cantanti ma, sebbene la perfezione non sia di questo mondo, devo dire d’aver assistito ad uno spettacolo complessivamente gradevole.
Vestiva i panni del marchese Franco Montorsi da assimilare a quel comprimariato di lusso d’una volta oggi rarefatto e riconducibile a poche figure che paiono non trovare un ricambio generazionale. Dove sono oggi gli eredi di Ricciardi, Carbonari, Trimarchi, Andreolli, De Palma e via così? A volte sospetto che Montorsi abbia stretto un patto con qualcuno che non oso nominare……comunque sia grazie per esserci caro Montorsi.
Due miniature cesellate l’Annina d’Azusa Kinashi e il dott. Grenvil del Bs reggiano, assai promettente, Massimiliano Catellani.
Non da meno il Gastone di Bernardo Pieri e Erika Fonzar che ha offerto una Flora di tutto rilievo. In tutto quanto sopra si coglie il sapiente apporto del Maestro Barbacini che ha saputo trarre il meglio da ogni artista. Tra coloro che vengono convenzionalmente definiti comprimari ho tenuto per ultimo il Dudhol del Br kim Ho Jeong , voce di notevole bellezza per timbro e colore inoltre dotata di ragguardevole spessore lirico e se questo baritono saprà risolvere i problemi che attualmente ne affliggono il registro acuto, farà parlare di sè in futuro.
In 40 anni di frequentazioni teatrali non m’era mai accaduto d’ascoltare una temeraria Violetta sfidare con apparente baldanza il primo atto di Traviata avendo cantato fino a non tanto tempo fa da mezzosoprano. L’avessi conosciuta sei mesi fa sapendone le intenzioni l’avrei certamente sconsigliata. Eppure questa ragazza, seppur tra palesi difficoltà e incertezze nelle agilità, e’ riuscita comunque ad essere convincente ed a farsi perdonare peccati tutto sommato veniali. La bella presenza scenica l’aiuta non poco e, sebbene apparisse più convinta che convincente, almeno nel primo atto, ha offerto e tratteggiato una Violetta accorata e appassionata che ha preso, nel dipanarsi della vicenda verdiana, uno spessore drammatico che trovava nel centro e nel grave densi e corposi il supporto più significativo.
Sara Rossi debuttava in Traviata a Casalgrande e Dio solo sa quel che può esserle passato per la testa all’inizio e alla fine del primo atto ma credo possa essere soddisfatta di se stessa ma stai attenta cara figliola perchè Violetta ha stroncato tante belle voce!!!! Difficile immaginare una voce più adatta al ruolo d’Alfredo di quella del tenore coreano Kim.
Il Jung. Questo giovane possiede voce morbida, calda, passionale, a tratti ha un che di carnale che può condurre, nel lirico spinto-drammatico a Don Josè, per paragone. Sabato sera questo giovane ha tratteggiato un Alfredo in larga misura affidato al fascino della sua bella voce; non ha “schivato” la cabaletta che tanti evitano ed ha risolto con buona espressività anche la scena della borsa e lo straziante finale. Per fortuna s’agita poco sulla scena; non ne ha bisogno potendo affidare alla bellezza naturale della voce l’efficacia della frase cantata.
Il percorso e’ ancora lungo ma la strada imboccata pare virtuosa e se saprà attenersi al repertorio lirico a lui congeniale avrà e darà ampie soddisfazioni. Non ho mai avuto particolare simpatia per il ruolo di Germont padre: un vero rompiscatole nella vicenda. Ho tenuto per ultimo Giorgio Germont perché il Br. Kim Hoon Young l’avevo già ascoltato lo scorso anno in Don Pasquale nel ruolo di Malatesta e avendolo allora trovato piuttosto impacciato non m’aspettavo di riscontrare in lui un così marcato miglioramento: e’ il cantante che ho trovato più significativo in questa interessante Traviata a Casalgrande.
Young ha buon impasto vocale di Br. lirico e canta con gusto e rispetto dei segni d’espressione, alleggerisce, sfuma, lega con garbo e gusto e, fortunatamente si muove poco: onore a lui e al suo maestro! Anche nell’aria un po’ melensa “Di Provenza” ha saputo misurare e dosare gli accenti con essenzialità vocale e gestuale.
Tagliare la cabaletta sarebbe stato in odor d’eresia! Questo giovane baritono ( adire il vero non riesco m,ai a dare bene l’età’ agli orientali ma presumo sia giovane nonostante un colorino nei capelli-per invecchiarlo in scena- che stava tra la cenere bruciacchiata e la cacca di piccione) mi ha fatto una ottima impressione e credo possa essere additato ad esempio ad altri.
Per tutta l’opera si e’ proposto con giusti e significativi accenti fino a “finché avrà il ciglio lacrime” a coronamento d’una prestazione in vero ragguardevole. Sono per natura un tradizionalista e mal digerisco le trasposizioni temporali ma quella posta in essere sabato sera ha segnato significativamente in modo positivo la serata.
Il Coro ha offerto una prestazione alla altezza della sua fama. Belle le scene ed i costumi e accattivante l’inserimento dei danzatori: Isidora Balberini, Maristella Tadolini, Gloria Vannoni e Francesco Arena. La regia, valida ed efficace era affidata alla solida e affidabile professionalità del Dott. Ugo Bedeschi


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