TEATRO
COMUNALE di RIO SALICETO 25 MARZO 2OIO
Concerto
lirico di beneficenza: ovvero “a caval donato non si
dovrebbe guardare in bocca”
Ieri
sera ho presenziato al concerto lirico in favore dell'AMO organizzato
dall'inossidabile Fausto Ferrari: figura
arcinota nel mondo del teatro d'opera. Il successo decretato
dal pubblico presente era scontato, non consideriamo il biglietto
che (visto il fine) si paga sempre volentieri; resta da stabilire
se quel che s'ascolta (preso atto della finalità dell'iniziativa)
lo si deve ascoltare guidati più dalla disponibilità emotiva
che dall'orecchio critico. Personalmente, credo che nel momento
in cui un cantante sale su in palcoscenico, l'esposizione
alla critica sia una logica conseguenza della scelta posta
in essere da parte di colui o colei che sceglie di calcare
quelle tavole. Ogni volta che un cantante apre bocca sa di
esporsi e ancor più ne è cosciente quando la
registrazione dello spettacolo garantisce a memoria futura
traccia della serata. Negli ultimi trenta o quaranta anni
molto è mutato nel teatro d'opera. Oggi senza l'Agenzia
non si canta più! Agenzie ed agenti ci sono sempre
stati ma negli ultimi due decenni lo spazio per il merito
e per giovani realmente promettenti si è sempre più ridotto.
La
mia impressione è che un tempo vi fosse assai maggiore
attenzione nel porre cura allo sviluppo di una carriera mentre
oggi, pur di fare cassetta, si bruciano rapidamente voci
che non riescono a superare spesso perfino uno stadio larvale.
Triste e drammatica consuetudine è ascoltare giovani
che usurano prematuramente il loro patrimonio vocale affrontando
un repertorio improponibile per le loro caratteristiche.
In larga misura, coloro che affollano le platee, possiedono
una “semplice” preparazione, o una modesta conoscenza,
che spesso riduce le opere a due o tre romanze: figuriamoci
un semplice concertato o magari una infarinatura di problematiche
inerenti la fonazione! Questo e molto altro, ha stimolato
il pressappochismo e l'abuso dell'improvvisazione da parte
di molti soprattutto perché il BELCANTO è sempre
stato appannaggio di pochi, come gli ottomila per Messner!
Quanti Messner ci sono al mondo? A nessuno è impedito
lo studio, lo spirito d'emulazione e la volontà di
migliorare; spesso, ascoltando coloro che scelgono di salire
su d'un palcoscenico mi chiedo se, dopo aver cantato, si
riascoltano la registrazione di quel che hanno fatto. Credo
che cio non avvenga molto spesso.
Non
avevo mai sentito prima di ieri sera il Br Luca
Salsi e mi sono trovato ad ascoltare un materiale
vocale in vero ragguardevole che ha suscitato l'entusiasmo
del pubblico. Come molti ha dato al pubblico quel che il
pubblico cerca: panem et circenses. L'emissione è segnata
da una discontinuità rattristante che costringe il
canto in pastoie tali da non consentire il superamento delle
pur migliori intenzioni che comunque sono rintracciabili
nella volontà del cantante. I Br verdiani del tempo
di verdi erano baritoni cantabili ed a tratti quasi tenorili
proprio per reggere con l'espressione tessiture non agevoli
a voci inchiostrose e di grande densità e spessore
così come sono successivamente diventate di moda con
il verismo. A suoni gradevoli alterna momenti meno felici
dove non sempre riesce ad essere alla pari delle intenzioni.
Salsi possiede un materiale vocale ideale per il repertorio
squisitamente lirico; un materiale perfettamente aderente
alle pagine verdiane che ieri sera ha mostrato di prediligere
ed amare però e' un repertorio che impone l'obbligo
d'un vigoroso dominio del canto legato, dell'uso appropriato
degli accenti d'espressione, del piano e del pianissimo che
fanno affidamento su una padronanza assoluta dell'uso dei
fiati e della mezza voce altrimenti mancano gli armonici
della maschera se ci si limita a cantar piano.
Rimando l’appassionato che leggerà queste righe al Renato
Bruson di qualche anno fa oppure al Br Marzio Giossi inascoltato
vessillifero del belcanto da almeno venti anni ma riconosciuto tale soltanto
da coloro che di canto hanno contezza.
Assai graziosa nel bell'abito da sera il MS Cristina
Melis che ha suscitato in me qualche perplessità riguardo
la corda d'appartenenza perché nel grave perde rotondità e spessore
ma a far da contro altare e cio vi è una buona facilità negli acuti
e un centro non esaltante seppur rassicurante nel senso che non espone l'ascoltatore
a traumi inattesi. La Melis porta un cognome importante che sostanzialmente onora
nelle intenzioni e nella loro realizzazione e alcune fugaci incertezze non compromettono
una responsabile prestazione che si segnala anche per l'originalità delle
arie proposte.
Il soprano Daria Masiero, mi sovviene
di dire veneta dal cognome, ha offerto una buona prestazione; padroneggia con
sicurezza il suo canto con omogeneità nei registri offrendo una emissione
controllata ed efficace negli accenti d'espressione. Ascoltarla è stato
piacevole anche se, non vorrei incorresse, nell'equivoco che talvolta può generare,
un centro caratterizzato da un colore tendenzialmente scuretto: cioè quello
di virare verso un repertorio un tantino troppo pesante. Credo che la Masiero sia
un bel soprano lirico ed a quel repertorio mi sentirei di raccomandare le sue
attenzioni.
Fino a tempi relativamente vicini il possesso d'una voce teatrale era conditio
sine qua non per affrontare lo studio del canto e, subito dopo, veniva la sicurezza
dell'intonazione! Da parecchio tempo, con quel che m'accade d'ascoltare non è più così!
Spesso accade che l'intonazione sia una variabile ondivaga e questo non solo
nell'indifferenza del pubblico, al quale basta un urlo al punto giusto spacciato
per acuto, per pascersi nelle sue convinzioni, e quando questo succede mentre
s'ascolta un ottimo materiale eccellente in natura ma affidato al puro istinto
magari nella convinzione di colui che canta di far cose gradevoli all'orecchio
che si può mai fare?
Credo che l'unica saggia decisione sia quella di tollerare silenziosamente. Diversa
cosa è se ti trovi a scrivere ma anche in questo caso ritengo il silenzio la
scelta migliore visto che occorrerebbe l'immunità' parlamentare per dire
liberamente di quel che talvolta accade d'ascoltare!
Caro Fausto Ferrari ma dove è finito Daniel Giulianini che
tanto favorevolmente m'impressionò quando l'ascoltai; sei una roccia nell'ambiente
del canto lirico ma vorrei pregarti d'imprimere tempi più vivaci alle
tue presentazioni che (da tanto tempo ormai) hanno un che di biblico e vorrei
pregarti
di
rinunciare all'elogio ad ogni costo perché tu sai benissimo distinguere
tra un suono bello ed uno brutto. Nessuno ti chiede di stigmatizzare quel che
risulta sotto il minimo sindacale ma almeno risparmia le blandizie quando assolutamente
fuori luogo.