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 Tosca - 7 Ottobre 2009 Rocca Meli Lupi Soragna

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Interviste Articoli e Recensioni 2010

Guestbook Nausica  
  26 Marzo 2010

TEATRO COMUNALE di RIO SALICETO 25 MARZO 2OIO

Concerto lirico di beneficenza: ovvero “a caval donato non si dovrebbe guardare in bocca”

Ieri sera ho presenziato al concerto lirico in favore dell'AMO organizzato dall'inossidabile Fausto Ferrari: figura arcinota nel mondo del teatro d'opera. Il successo decretato dal pubblico presente era scontato, non consideriamo il biglietto che (visto il fine) si paga sempre volentieri; resta da stabilire se quel che s'ascolta (preso atto della finalità dell'iniziativa) lo si deve ascoltare guidati più dalla disponibilità emotiva che dall'orecchio critico. Personalmente, credo che nel momento in cui un cantante sale su in palcoscenico, l'esposizione alla critica sia una logica conseguenza della scelta posta in essere da parte di colui o colei che sceglie di calcare quelle tavole. Ogni volta che un cantante apre bocca sa di esporsi e ancor più ne è cosciente quando la registrazione dello spettacolo garantisce a memoria futura traccia della serata. Negli ultimi trenta o quaranta anni molto è mutato nel teatro d'opera. Oggi senza l'Agenzia non si canta più! Agenzie ed agenti ci sono sempre stati ma negli ultimi due decenni lo spazio per il merito e per giovani realmente promettenti si è sempre più ridotto.

La mia impressione è che un tempo vi fosse assai maggiore attenzione nel porre cura allo sviluppo di una carriera mentre oggi, pur di fare cassetta, si bruciano rapidamente voci che non riescono a superare spesso perfino uno stadio larvale. Triste e drammatica consuetudine è ascoltare giovani che usurano prematuramente il loro patrimonio vocale affrontando un repertorio improponibile per le loro caratteristiche. In larga misura, coloro che affollano le platee, possiedono una “semplice” preparazione, o una modesta conoscenza, che spesso riduce le opere a due o tre romanze: figuriamoci un semplice concertato o magari una infarinatura di problematiche inerenti la fonazione! Questo e molto altro, ha stimolato il pressappochismo e l'abuso dell'improvvisazione da parte di molti soprattutto perché il BELCANTO è sempre stato appannaggio di pochi, come gli ottomila per Messner! Quanti Messner ci sono al mondo? A nessuno è impedito lo studio, lo spirito d'emulazione e la volontà di migliorare; spesso, ascoltando coloro che scelgono di salire su d'un palcoscenico mi chiedo se, dopo aver cantato, si riascoltano la registrazione di quel che hanno fatto. Credo che cio non avvenga molto spesso.

Non avevo mai sentito prima di ieri sera il Br Luca Salsi e mi sono trovato ad ascoltare un materiale vocale in vero ragguardevole che ha suscitato l'entusiasmo del pubblico. Come molti ha dato al pubblico quel che il pubblico cerca: panem et circenses. L'emissione è segnata da una discontinuità rattristante che costringe il canto in pastoie tali da non consentire il superamento delle pur migliori intenzioni che comunque sono rintracciabili nella volontà del cantante. I Br verdiani del tempo di verdi erano baritoni cantabili ed a tratti quasi tenorili proprio per reggere con l'espressione tessiture non agevoli a voci inchiostrose e di grande densità e spessore così come sono successivamente diventate di moda con il verismo. A suoni gradevoli alterna momenti meno felici dove non sempre riesce ad essere alla pari delle intenzioni. Salsi possiede un materiale vocale ideale per il repertorio squisitamente lirico; un materiale perfettamente aderente alle pagine verdiane che ieri sera ha mostrato di prediligere ed amare però e' un repertorio che impone l'obbligo d'un vigoroso dominio del canto legato, dell'uso appropriato degli accenti d'espressione, del piano e del pianissimo che fanno affidamento su una padronanza assoluta dell'uso dei fiati e della mezza voce altrimenti mancano gli armonici della maschera se ci si limita a cantar piano.
Rimando l’appassionato che leggerà queste righe al Renato Bruson di qualche anno fa oppure al Br Marzio Giossi inascoltato vessillifero del belcanto da almeno venti anni ma riconosciuto tale soltanto da coloro che di canto hanno contezza.
Assai graziosa nel bell'abito da sera il MS Cristina Melis che ha suscitato in me qualche perplessità riguardo la corda d'appartenenza perché nel grave perde rotondità e spessore ma a far da contro altare e cio vi è una buona facilità negli acuti e un centro non esaltante seppur rassicurante nel senso che non espone l'ascoltatore a traumi inattesi. La Melis porta un cognome importante che sostanzialmente onora nelle intenzioni e nella loro realizzazione e alcune fugaci incertezze non compromettono una responsabile prestazione che si segnala anche per l'originalità delle arie proposte.
Il soprano Daria Masiero, mi sovviene di dire veneta dal cognome, ha offerto una buona prestazione; padroneggia con sicurezza il suo canto con omogeneità nei registri offrendo una emissione controllata ed efficace negli accenti d'espressione. Ascoltarla è stato piacevole anche se, non vorrei incorresse, nell'equivoco che talvolta può generare, un centro caratterizzato da un colore tendenzialmente scuretto: cioè quello di virare verso un repertorio un tantino troppo pesante. Credo che la Masiero sia un bel soprano lirico ed a quel repertorio mi sentirei di raccomandare le sue attenzioni.
Fino a tempi relativamente vicini il possesso d'una voce teatrale era conditio sine qua non per affrontare lo studio del canto e, subito dopo, veniva la sicurezza dell'intonazione! Da parecchio tempo, con quel che m'accade d'ascoltare non è più così! Spesso accade che l'intonazione sia una variabile ondivaga e questo non solo nell'indifferenza del pubblico, al quale basta un urlo al punto giusto spacciato per acuto, per pascersi nelle sue convinzioni, e quando questo succede mentre s'ascolta un ottimo materiale eccellente in natura ma affidato al puro istinto magari nella convinzione di colui che canta di far cose gradevoli all'orecchio che si può mai fare?
Credo che l'unica saggia decisione sia quella di tollerare silenziosamente. Diversa cosa è se ti trovi a scrivere ma anche in questo caso ritengo il silenzio la scelta migliore visto che occorrerebbe l'immunità' parlamentare per dire liberamente di quel che talvolta accade d'ascoltare!
Caro Fausto Ferrari ma dove è finito Daniel Giulianini che tanto favorevolmente m'impressionò quando l'ascoltai; sei una roccia nell'ambiente del canto lirico ma vorrei pregarti d'imprimere tempi più vivaci alle tue presentazioni che (da tanto tempo ormai) hanno un che di biblico e vorrei pregarti di rinunciare all'elogio ad ogni costo perché tu sai benissimo distinguere tra un suono bello ed uno brutto. Nessuno ti chiede di stigmatizzare quel che risulta sotto il minimo sindacale ma almeno risparmia le blandizie quando assolutamente fuori luogo.


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Tosca - 7 Ottobre 2009 Rocca Meli Lupi Soragna

 
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