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 Tosca - 7 Ottobre 2009 Rocca Meli Lupi Soragna

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  "TOSCA a Soragna" - 7 Ottobre 2009

INTERESSANTE TOSCA A SORAGNA

Mercoledì 7 ottobre, nella rocca di Soragna, e' stata rappresentata TOSCA in una splendida sala Bibbliena affrescata della Rocca di Soragna di proprietà del Principe Diofebo Meli Lupi. Nausica Opera International ha centrato il bersaglio con questa Tosca complessivamente ben riuscita.

Non tutto e' andato nel migliore dei modi ma la perfezione non e' di questo mondo. Non mancavano certo voci interessanti ma va detto subito che sotto il profilo vocale ed interpretativo a farla da padroni non sono stati gli interpreti principali ma i comprimari!

Solitamente il ruolo del sagrestano e' affidato ad un basso mentre in questa circostanza a vestire i panni del "sacrista" era un baritono. Daniele Piscopo possiede una bella e robusta voce baritonale: bella per ricchezza di risorse timbriche e altrettanto bella per colore e morbidezza. Questo giovane si segnala per eccellenti doti interpretative attingendo ad una non consueta ricchezza espressiva spesso assente in navigati cantanti adusi a calcare le scene da tempo. La musicalita' del Piscopo e' un vellutato tappeto sul quale scorre la voce di questo giovane baritono che credo abbia poco piu' di vent'anni e tali sono le promesse che tremo all'idea che possa smarrirsi inseguendo perigliose sirene e consiglieri di pochi scrupoli. Tutto in lui e' canto ed espressione.

Piscopo e' uno dei rarissimi esempi di persona nata per cantare a differenza dei tanti che ci provano riuscendo piu' o meno bene e di quelli che dovrebbero fare altro! Il "suo" sagrestano e' caratterizzato con intelligenza da cantante attore d'ottimo rango. La voce ben timbrata scala con facilita' il pentagramma e tratteggia un personaggio ben definito con vigorosa a rara efficacia. Il canto scorre fluido e significativo passando da un registro all'altro con apparente noncuranza mentre sappiamo tutti quanto sia non facile farlo; e' una condizione vocale virtuosa che s'acquisice dopo lungo rodaggio mentre nel Piscopo pare un fatto naturale. Se questo giovane non fara' azzardi l'attendono grandi soddisfazioni.

Troppo spesso il ruolo di Spoletta viene affidato a tenori o tenorini raccattati un po' per strada come capita. Non cosi' e' accaduto con questa Tosca! Nei panni di Spoletta cantava un altro giovane che ha dimostrato cosa significa affrontare un ruolo di comprimariato con eccellente professionalita',serieta' ed efficacia interpretativa. Il tenore Emiliano Tozzi potrebbe portare il "suo" Spoletta in teatri blasonati laddove bivaccano senza particolare merito nomi ben noti. Questo giovane mostra di saper fare del comprimariato di lusso ricordandoci, fatte le dovute proporzioni in relazione soprattutto alla giovane eta', che in un passato relativamente recente vi sono stati tenori comprimari del calibro e della statura di Giuseppe Nessi, Piero De Palma e Florindo Andreolli o Franco Ricciardi!!! Complimenti Emiliano te lo dico col cuore e con i quarant'anni di teatro che porto sulla groppa da ascoltatore: da quando nella stagione 1969/1970 andai ad ascoltare un'opere con l'intento di cercare di comprendere quel che accadeva sul palcoscenico.

I veri trionfatori della serata sono stati questi due giovani e lo dico senza togliere nulla agli interpreti principali.

Tosca era Maria Loreta Di Micco, soprano dotato di ragguardevole materiale vocale e di buona presenza scenica ben sostenuta da appropriati costumi messi a disposizione da Marco Guyon. Ruoli quali quello di Tosca, ancor piu' quello di Scarpia, si prestano ad una doppia lettura interpretativa scenicamente che poi finisce per riflettersi anche sulle scelte espressive nell'interpretazione vocale. Tosca e' passionale e appassionata; e' artista sulla scena e nella vita e alla preghiera accorata alla Vergine alterna l'ira, la gelosia, l'emotivita' fino all'impeto assassino che la portera' al delitto ed al suicidio.Tutto questo si compie nella gestualita' e nelle intenzioni vocali della Di Micco. Stranamente questo soprano ha mostrato una dizione concitata portata sovente fino al punto da rendere difficoltosa la comprensione della parola cantata. Voce opulenta e corposa purtroppo non unisce a tanto ben di Dio una linea di canto all'altezza di quanto madre natura e' stata prodiga con la Di Micco. Gli acuti ci sono: vigorosi ma spesso al limite dell'urlo. Questo soprano offre il meglio nel centro e nel grave.

Il baritono Victor Garcia Sierra e' senza dubbio un "navigato" professionista dotato da madre natura d'una robusta voce baritonale ma i panni di Scarpia non son facili da indossare. Vi sono due letture che si possono dare di questo ruolo pucciniano: una s'affida a sonorita' tonitruanti, a marcate vigorose accentazioni veriste finendo spesso nel vicoletto della concitazione mentre l'altra ricorre a colori sfumati nell'insinuante e serpigna indole del nobile aduso ad ogni mezzo pur di soddisfare le sue brame. Personalmente trovo piu' consona al ruolo di Scarpia la seconda. L'interpretazione del Sierra, complessivamente non priva d'efficacia, mi ha pero' trasmesso una sensazione di improvvisazione raffazzonata alla belle meglio tratteggiando un personaggio realizzato in parte ed a fasi alterne. Piccoli ma significativi dettagli hanno offerto la cifra delle buone intenzioni di questa bella voce baritonale prestata a questo ostico ruolo pucciniano quali la leggerezza di "e' vin di Spagna per rincorarvi" oppure " gia' mi dicon venal" iniziata con eccellenti intenzioni ma proseguita meno felicemente oppure piccoli perlacei particolari resi significativamete in " meglio.... le darai questo biglietto" oppure ancora nella scena ove scrive il lasciapassare per Tosca e il cavalier che l'accompagna. Meno male che nella scena della morte ci ha risparmiato urli belluini e gestualita' eccessiva e fuori luogo. Uno Scarpia non privo di professionalita' di mestiere pur se alterno nell'efficacia e sicuramente migliorabile con maggior cura per la psicologia del personaggio senza dimenticare mai che pur nella perfidia Scarpia e' un barone e non cessa mai d'esserlo!

Resta il Cavaradossi del tenore Paolo Lardizzone che si segnala per voce lirica bella e facile in un canto sponataneo e naturale. Lardizzone cerca una linea di canto varia per accentazione espressiva realizzabile solo in parte perche', purtroppo, l'uso della mezza voce non significa cantare piano. Quel che caratterizza e differenzia il cantar piano dalla mezza voce sono gli armonici che nella mezza voce consentono non solo di valicare il golfo mistico ma di spaziare in ogni angolo del teatro: cosa difficilmente conseguibile dal cantar piano.

Di rilievo per scelte espressive, negli accenti e nel fraseggio, la bella voce di Michele Filanti che ha interpretato il ruolo d'Angelotti caratterizzandolo con una efficacia di piu' che dignitoso comprimariato trovando limite in una fonazione non sempre fluida ed all'altezza delle intenzioni.

Considerando i limiti che lo spazio disponibile e l'ambientazione imponevano la regia di Pier Luigi Cassano s'e' dipanata adeguandosi con elesticita' all'uopo coronando un lavoro d'insieme con gli artisti di significativo effetto ed e' pertanto augurabile vederlo nuovamente alla prova in condizioni piu' favorevoli al movimento scenico

Occorre tener presente che questa Tosca e' stata rappresentata con accompagnamento di pianoforte affidato alle sapienti mani del Maestro Roberto Sidoli. In teatro con orchestra e' il caso di dire che è altra musica per i cantanti. Al giovane Lardizzone non mancano buone intenzioni ma nei duetti con Tosca spesso calava fastidiosamente.

Lospettacolo e' stato registrato pertanto l'invito che faccio a tutti i giovani cantanti che ho in sorte d'ascoltare è: riascoltate la registrazione. Intelligente, significativa ed apprezzabile la direzione artistica del soprano Yumi Anna Yaginuma.

Una serata, quella a Soragna, spesa bene da coloro che hanno scelto la rocca del Principe Meli Lupi per calarsi nel verismo pucciniano

 
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