INTERESSANTE TOSCA A SORAGNA
Mercoledì 7
ottobre, nella rocca di Soragna, e' stata rappresentata TOSCA in una splendida sala Bibbliena affrescata della Rocca di Soragna
di proprietà del Principe Diofebo Meli Lupi. Nausica Opera
International ha
centrato
il bersaglio con questa Tosca complessivamente ben riuscita.
Non tutto e' andato nel migliore dei modi ma la perfezione non
e' di questo mondo. Non mancavano certo voci interessanti ma
va detto subito che sotto il profilo vocale ed interpretativo
a farla da padroni non sono stati gli interpreti principali ma
i comprimari!
Solitamente
il ruolo del sagrestano e' affidato ad un basso mentre in questa
circostanza a vestire i panni del "sacrista" era
un baritono. Daniele Piscopo possiede una bella e robusta voce
baritonale: bella per ricchezza di risorse timbriche e altrettanto
bella per colore e morbidezza. Questo giovane si segnala per
eccellenti doti interpretative attingendo ad una non consueta
ricchezza espressiva spesso assente in navigati cantanti adusi
a calcare le scene da tempo. La musicalita' del Piscopo e' un
vellutato tappeto sul quale scorre la voce di questo giovane
baritono che credo abbia poco piu' di vent'anni e tali sono le
promesse che tremo all'idea che possa smarrirsi inseguendo perigliose
sirene e consiglieri di pochi scrupoli. Tutto in lui e' canto
ed espressione.
Piscopo
e' uno dei rarissimi esempi di persona nata per cantare a differenza
dei tanti che ci provano riuscendo
piu' o meno bene e di quelli che dovrebbero fare altro! Il "suo" sagrestano
e' caratterizzato con intelligenza da cantante attore d'ottimo
rango. La voce ben timbrata scala con facilita' il pentagramma
e tratteggia un personaggio ben definito con vigorosa a rara
efficacia. Il canto scorre fluido e significativo passando da
un registro all'altro con apparente noncuranza mentre sappiamo
tutti quanto sia non facile farlo; e' una condizione vocale virtuosa
che s'acquisice dopo lungo rodaggio mentre nel Piscopo pare un
fatto naturale. Se questo giovane non fara' azzardi l'attendono
grandi soddisfazioni.
Troppo
spesso il ruolo di Spoletta viene affidato
a tenori o tenorini raccattati
un po' per strada come capita. Non cosi'
e' accaduto con questa Tosca! Nei
panni di Spoletta cantava un altro giovane che ha dimostrato
cosa significa affrontare un
ruolo di comprimariato con eccellente professionalita',serieta'
ed efficacia interpretativa. Il tenore Emiliano Tozzi potrebbe
portare il "suo" Spoletta in teatri blasonati laddove
bivaccano senza particolare merito nomi ben noti. Questo giovane
mostra di saper fare del comprimariato di lusso ricordandoci,
fatte le dovute proporzioni in relazione soprattutto alla giovane
eta', che in un passato relativamente recente vi sono stati
tenori comprimari del calibro e della statura di Giuseppe Nessi,
Piero
De Palma e Florindo Andreolli o Franco Ricciardi!!! Complimenti
Emiliano te lo dico col cuore e con i quarant'anni di teatro
che porto sulla groppa da ascoltatore: da quando nella stagione
1969/1970 andai ad ascoltare un'opere con l'intento di cercare
di comprendere quel che accadeva sul palcoscenico.
I
veri trionfatori della serata sono stati questi due giovani
e lo dico senza togliere
nulla agli interpreti principali.
Tosca era Maria
Loreta Di Micco, soprano dotato di ragguardevole
materiale vocale e di buona presenza scenica ben sostenuta da
appropriati costumi messi a disposizione da Marco Guyon. Ruoli
quali quello di Tosca, ancor piu' quello di Scarpia, si prestano
ad una doppia lettura interpretativa scenicamente che poi finisce
per riflettersi anche sulle scelte espressive nell'interpretazione
vocale. Tosca e' passionale e appassionata; e' artista sulla
scena e nella vita e alla preghiera accorata alla Vergine alterna
l'ira, la gelosia, l'emotivita' fino all'impeto assassino che
la portera' al delitto ed al suicidio.Tutto questo si compie
nella gestualita' e nelle intenzioni vocali della Di Micco. Stranamente
questo soprano ha mostrato una dizione concitata portata sovente
fino al punto da rendere difficoltosa la comprensione della parola
cantata. Voce opulenta e corposa purtroppo non unisce a tanto
ben di Dio una linea di canto all'altezza di quanto madre natura
e' stata prodiga con la Di Micco. Gli acuti ci sono: vigorosi
ma spesso al limite dell'urlo. Questo soprano offre il meglio
nel centro e nel grave.
Il baritono
Victor Garcia Sierra e' senza dubbio un "navigato" professionista
dotato da madre natura d'una robusta voce baritonale ma i panni
di Scarpia non son facili da indossare. Vi sono due letture che
si possono dare di questo ruolo pucciniano: una s'affida a sonorita'
tonitruanti, a marcate vigorose accentazioni veriste finendo
spesso nel vicoletto della concitazione mentre l'altra ricorre
a colori sfumati nell'insinuante e serpigna indole del nobile
aduso ad ogni mezzo pur di soddisfare le sue brame. Personalmente
trovo piu' consona al ruolo di Scarpia la seconda. L'interpretazione
del Sierra, complessivamente non priva d'efficacia, mi ha pero'
trasmesso una sensazione di improvvisazione raffazzonata alla
belle meglio tratteggiando un personaggio realizzato in parte
ed a fasi alterne. Piccoli ma significativi dettagli hanno offerto
la cifra delle buone intenzioni di questa bella voce baritonale
prestata a questo ostico ruolo pucciniano quali la leggerezza
di "e' vin di Spagna per rincorarvi" oppure " gia'
mi dicon venal" iniziata con eccellenti intenzioni ma proseguita
meno felicemente oppure piccoli perlacei particolari resi significativamete
in " meglio.... le darai questo biglietto" oppure ancora
nella scena ove scrive il lasciapassare per Tosca e il cavalier
che l'accompagna. Meno male che nella scena della morte ci ha
risparmiato urli belluini e gestualita' eccessiva e fuori luogo.
Uno Scarpia non privo di professionalita' di mestiere pur se
alterno nell'efficacia e sicuramente migliorabile con maggior
cura per la psicologia del personaggio senza dimenticare mai
che pur nella perfidia Scarpia e' un barone e non cessa mai d'esserlo!
Resta il Cavaradossi del tenore Paolo
Lardizzone che si segnala
per voce lirica bella e facile in un canto sponataneo e naturale.
Lardizzone cerca una linea di canto varia per accentazione espressiva
realizzabile solo in parte perche', purtroppo, l'uso della mezza
voce non significa cantare piano. Quel che caratterizza e differenzia
il cantar piano dalla mezza voce sono gli armonici che nella
mezza voce consentono non solo di valicare il golfo mistico ma
di spaziare in ogni angolo del teatro: cosa difficilmente conseguibile
dal cantar piano.
Di rilievo
per scelte espressive, negli accenti e nel fraseggio, la bella
voce di Michele Filanti che ha interpretato il ruolo
d'Angelotti caratterizzandolo con una efficacia di piu' che dignitoso
comprimariato trovando limite in una fonazione non sempre fluida
ed all'altezza delle intenzioni.
Considerando
i limiti che lo spazio disponibile e l'ambientazione imponevano
la regia di Pier
Luigi Cassano s'e' dipanata adeguandosi con elesticita' all'uopo
coronando un lavoro d'insieme con gli artisti di significativo
effetto ed e' pertanto augurabile vederlo nuovamente alla prova
in condizioni piu' favorevoli al movimento scenico
Occorre tener presente che questa Tosca e' stata rappresentata
con accompagnamento di pianoforte affidato alle sapienti mani
del Maestro Roberto Sidoli. In teatro con orchestra
e' il caso di dire che è altra musica per i cantanti. Al giovane
Lardizzone
non mancano buone intenzioni ma nei duetti con Tosca spesso calava
fastidiosamente.
Lospettacolo
e' stato registrato pertanto l'invito che faccio a tutti i
giovani cantanti che ho in sorte d'ascoltare è: riascoltate
la registrazione. Intelligente, significativa ed apprezzabile
la direzione artistica del soprano Yumi Anna Yaginuma.
Una serata, quella a Soragna, spesa bene da coloro che hanno
scelto la rocca del Principe Meli Lupi per calarsi nel verismo
pucciniano