METAMORFOSI
GEORGIANA
Ricordo,
un anno fa, il primo incontro con il soprano georgiano Tamta
Tarieli e viva è rimasta l'impressione che allora
mi fece. Accadde a Parma durante le audizioni del Nausica
Opera International. L'ora era tarda; ne avevamo ascoltati
tanti, la stanchezza si faceva sentire e in verità,
il livello qualitativo fino a quel momento non aveva mai
superato la soglia dell'accettabilità'. Restava un
giovane soprano georgiano da ascoltare e ci accingevamo a
farlo con la consolazione che, se non altro, era l'ultimo
della giornata. Già la nota d'attacco ci diede la
scossa e la soglia dell'attenzione scattò al massimo
livello.
La commissione di Parma, all'unanimità, resto più che
favorevolmente impressionata e nei mesi a venire, la Tarieli
fu scelta per il ruolo di Abigaille nel Nabucco
rappresentato
nel castello di Varano Melegari daNausica Opera.
Questa giovane ha tutto di bello e non mi riferisco allo
aspetto fisico che se è gradevole ben venga ma all'insieme delle
componenti che formano un artista lirico che in lei trovano
armonica fusione. Nel teatro d'opera è il canto a “far
gioco”! La Caballé, negli ampi panni di Mimì o
di Violetta, se cantando non avesse saputo incantare il pubblico
ben difficilmente avrebbe reso credibili tali personaggi che
muoiono in scena consumati dalla tisi!
I
valori emotivi ed evocativi suscitati dal canto della impareggiabile
catalana si liberavano sulle platee
di tutto il mondo in modo
assolutamente credibile ed avvincente così come, dopo
lei, nessuna è più riuscita a fare. I modi
dolci, delicati ed accattivanti della Tarieli non devono
trarre in
inganno perché fanno contorno ad un carattere forte
e volitivo. Ascoltarla e vederla in scena mi ha riportato a fasti trascorsi
quando, fino a non tantissimi anni fa, erano attivi cantanti
che hanno segnato la storia del melodramma.
La Tarieli ha scelto il suo percorso e, avendone apprezzato
le doti artistiche e la ferrea volontà che le guida,
tutto lascia presagire che potrà offrire al teatro d'opera
grandi momenti. Le caratteristiche di timbro e colore della
voce della Tarieli sono avvincenti, quel che rende la Tarieli
artista pregevole e rara consiste nel fatto che canta come
un musicista e si muove ed atteggia da consumata attrice.
Tamta pone al servizio della sua bella voce una musicalità da
strumentista e doti espressive, nella mimica e nel gesto, che
fanno di lei una tigre da palcoscenico. Anche in concerto basta
chiudere gli occhi e immaginarla in abiti di scena sulle tavole
del palcoscenico per essere trascinati dalla vis evocativa
sprigionata dal suo canto.
Personalmente
preferisco prevalga il cantante sull'attore visto che ritengo
più impegnativo il canto della recitazione
anche perché trovare un valido equilibrio tra gesto
e suono e' estremamente difficile e nel caso del cantante
attore, l'ottenimento della perfezione equivarrebbe alla
quadratura
del cerchio. Ci andò assai vicino tra il 195O e la stagione
58/59 la Callas e prima di lei Margherita
Grandi, ma citando
le suddette, si accederebbe all'olimpo.
Personalmente, ho conosciuto la Tarieli come soprano e
recentemente ho avuto il privilegio di risentirla in
occasione del suo debutto
da mezzosoprano nel teatro di Ferrara, in un concerto dove
ha padroneggiato l’arte, facendo sfoggio di vibranti
accenti affidati ad una vocalità precisa e sicura, unita
ad una mimica del volto che significativamente rafforzava il
valore espressivo ed evocativo d'ogni singolo suono.
La Tarieli è stata una Dalila insinuante ed intimamente
fascinosa, il suo canto, rende compiuto il valore del dramma
che musica e autore affidano all'interprete che calca la scena;
la vocalità, rende realistiche vigorose trasparenze,
che nelle vesti di Dalila, si fanno voluttuose, morbide e fluide,
fino a sfiorare la carnalità restituendo un'impronta
interpretativa di rilevante spessore artistico. Nella esecuzione
di “O don fatale” ha evidenziato una efficace padronanza
d'accenti verdiani in virtù d'un fraseggio calibrato
sul personaggio secondo il dettato del grande bussetano.
Quest'artista
padroneggia l'alternanza tra intima malinconia e accenti
concitati e appassionati suscitando suggestioni
a tinte forti. Il suo canto ha slancio,
vigore ed ampiezza e tutto questo e' affidato ad una voce assai ricca naturalmente,
pertanto, il risultato finale e' infrequente a sentirsi. L'impervia nota di “Ah! Ti maledico” (un do acuto) lo ha emesso con
facile sicurezza mentre centro e grave avvincono per il legato ed il fraseggio
scandito e fluido al tempo stesso ed all'occorrenza. Tutto questo è possibile
solo se il “retroterra” dell'artista poggia su uno studio corretto
e costante; studio e ferrea volontà danno spesso buon i frutti ma devono
essere supportati da uguale dose di sensibilità e intelligenza, altrimenti
l'artista non emerge completamente.
Tante virtuose caratteristiche raramente albergano insieme
in una sola persona, nelle attuali condizioni vocali
mi sento d'avvicinare la Tarieli a quel genere “polivalente” d'artista
lirico magistralmente incarnato fino ad un recente passato dalla Verrett. Il
registro grave della Tarieli si sta assestando in quella rotondità che
lo può rendere omogeneo nell'emissione fluidificando la sutura che
lo unisce al centro voluttuoso e all'acuto sicuro spavaldo e sanguigno, ove
richiesto.
In questa versatile artista si manifesta la rara capacità di stare “sopra
le parti” nel senso che in Don Carlo sa essere eccellente nel personaggio
della Eboli così come non le andrebbe stretto il ruolo d'Elisabetta
di Valois.
Altra opera dove sa offrire ottima resa interpretativa è La Favorita;
l'affermazione della voce del mezzosoprano ha avuto sempre più spazio
con il rarefarsi fino praticamente a sparire, della voce del contralto; il costante
innalzamento della tessitura del soprano ha fatto il resto.
Credo che difficilmente Tamta canterà nel ruolo d'Ulrica non fosse che
per quel “silenzio” nella grande scena d'Ulrica; la voce calda e
flessibile della Tarieli trova già ora ampi spazi ed il suo attuale repertorio
e' sicuramente destinato ad ampliarsi con grande soddisfazione sua e nostra.
A presto quindi artista di terre lontane, se tu vorrai, qui nella terra di Verdi
e del belcanto, t'attende il successo.